Nuovi sviluppi nel processo per l’omicidio di Omar Trotta, il ristoratore di 31 anni ucciso a Vieste il 27 luglio di otto anni fa. Durante l’udienza, il cardiologo citato come testimone dalla difesa di Angelo Bonsanto – sanseverese imputato insieme al viestano Gianluigi Troiano – ha dichiarato che il certificato medico presentato per sostenere l’alibi dell’imputato è un falso.
Il documento avrebbe dovuto attestare la presenza di Bonsanto all’ospedale di San Severo la mattina dell’omicidio, ma il medico ha smentito categoricamente la sua autenticità:
“Quel certificato non è mio, e la sigla in calce non è la mia. È un falso.”
Il professionista, oggi direttore del Dipartimento di Cardiologia e Utic degli ospedali di San Severo e Cerignola, ha inoltre precisato che il timbro riportato sul documento riporta una qualifica – “Direttore di Dipartimento” – che egli ha assunto solo nel 2020, anni dopo l’omicidio. Ha poi spiegato che il timbro in questione è conservato nel suo ufficio, accessibile a personale sanitario, inservienti, pazienti e familiari.
Il medico ha infine osservato che la refertazione delle visite cardiologiche segue uno schema preciso – con dati clinici, diagnosi e terapia – elementi del tutto assenti nel certificato contestato.
A chiarire ulteriormente la falsità del documento è stato il pm della DDA, Ettore Cardinali, che ha prodotto documenti autentici con gli stessi numeri di prenotazione e impegnativa presenti nel certificato, riferiti però a prestazioni erogate ad altri pazienti.
“È impossibile che un codice venga duplicato”, ha spiegato il pm. “Il sistema CUP genera numeri univoci e progressivi”.
La richiesta di audire un militare del Ros per approfondire le verifiche sui documenti è stata respinta dalla Corte.
Nel corso della stessa udienza sono stati ascoltati anche i consulenti balistici della difesa, i quali hanno confermato che nell’agguato venne utilizzata una sola arma, una pistola semiautomatica calibro 9×21, modificata artigianalmente per sparare cartucce da 38 Special.
“Il diametro dei proiettili delle due armi è identico”, hanno spiegato gli esperti, “per questo è stato possibile assemblare i proiettili in modo ‘casalingo’.”
I consulenti hanno illustrato le prove di laboratorio effettuate, dimostrando che le cartucce artigianali funzionavano perfettamente su una pistola semiautomatica Beretta.
A conferma di questa ipotesi, sul corpo della vittima sono stati rilevati tre tatuaggi da colpo ravvicinato, segni di bruciatura dovuti a polvere incombusta, tipici di munizioni caricate in modo irregolare.
Le analisi delle cosiddette “impronte di classe”, i segni lasciati sul bossolo dall’arma che lo esplode, hanno portato gli esperti a una conclusione univoca: “Siamo certi che sia stata utilizzata una 9×21.” Il processo proseguirà il 28 novembre, con l’ascolto degli ultimi testimoni della difesa.
A giudizio davanti alla Corte d’Assise di Foggia ci sono Gianluigi Troiano, collaboratore di giustizia ed ex braccio destro del boss Marco Raduano, accusato di aver svolto il ruolo di “basista”, e Angelo Bonsanto, ritenuto il presunto esecutore materiale dell’omicidio, in concorso con un complice non ancora identificato.
Troiano ha ammesso le proprie responsabilità, descrivendosi come “basista” e “infiltrato” nella pianificazione dell’agguato, mentre Bonsanto continua a proclamarsi innocente: “Mi accusano di qualcosa che non esiste. Non so perché vogliano incastrarmi”, ha dichiarato in aula, negando di conoscere Troiano e di frequentare Vieste.
Secondo l’accusa, Marco Raduano sarebbe stato il mandante dell’omicidio, mentre Troiano avrebbe fornito supporto logistico. A sparare sarebbe stato Bonsanto, affiancato da un complice vicino alla batteria del boss foggiano Rocco Moretti.
Coinvolti anche i collaboratori di giustizia Della Malva e Quitadamo, che avrebbero fornito appoggio nelle fasi precedenti e successive all’esecuzione.
L’omicidio Trotta si inserisce nella lunga faida mafiosa di Vieste, iniziata nel 2015 per il controllo del traffico di droga e costata la vita, in pochi anni, a numerosi giovani. Il 2017 è ricordato come l’anno “stragista”, con un’escalation di omicidi e regolamenti di conti.



