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VICO DEL GARGANO CELEBRA I 350 ANNI DELLA SUA CHIESA MADRE

Un nuovo volume di Nicola Parisi ne racconta la storia e la dedicazione del 1675.

Il 10 novembre 2025 ricorrono i 350 anni dalla dedicazione della Chiesa Madre di Vico del Gargano alla Beata Vergine Maria Assunta, avvenuta nel 1675.

Per l’occasione, domenica 9 novembre alle ore 18.30, nella stessa chiesa, dopo la Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo mons. Franco Moscone, sarà conferito il mandato parrocchiale ai collaboratori — segno di corresponsabilità ecclesiale.

Seguirà una conversazione storico-teologica sul significato della dedicazione e sulle vicende della Chiesa Madre, a cura di Nicola Parisi e don Matteo Totaro.

Il volume di Parisi

L’anniversario è accompagnato dalla pubblicazione del volume

“La Chiesa madre di Vico del Gargano – 350 anni di dedicazione e storia” (edito da Press), curato da Nicola Parisi, socio della Società di Storia Patria per la Puglia – Sezione Gargano.

L’opera costituisce un contributo rigoroso di storia economica e sociale del Gargano, con particolare attenzione al caso di Vico del Gargano nel XVII secolo.

Parisi adotta un approccio microstorico basato su un’accurata lettura delle fonti archivistiche, in primo luogo le visite pastorali dell’arcivescovo di Siponto Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII.

Fulcro della ricerca è la Platea del Capitolo della Chiesa Madre, redatta nel 1676 dal notaio Domenico Marrera su impulso dell’Orsini: un documento di straordinaria ricchezza informativa, in gran parte inedito, che Parisi analizza con competenza filologica e sensibilità storica.

Le visite pastorali di Vincenzo Maria Orsini (1675–1679)

Nominato arcivescovo di Siponto nel 1675, Vincenzo Maria Orsini, ventiseienne domenicano, si distinse per l’impegno pastorale e riformatore.

La sua attenzione al territorio lo portò a visitare personalmente anche i centri più remoti della diocesi, tra cui Vico del Gargano.

Prima visita (8–23 novembre 1675)

Orsini arrivò a Vico l’8 novembre 1675, rimanendovi fino al 23.

Durante il soggiorno officiò numerose celebrazioni liturgiche: tra queste la consacrazione della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta e degli altari di San Valentino e Santa Lucia.

Ispezionò confessionali, sacrestia, coro e campanile, ricevette relazioni sulle sepolture e, rilevando le precarie condizioni igieniche del cimitero tra la Chiesa Madre e quella di Sant’Antonio, ne dispose il trasferimento.

Incontrò i priori delle confraternite del SS. Corpo di Cristo e della SS. Concezione, tenne udienze pubbliche, confessò e amministrò la Cresima, redigendo verbali puntuali di ogni attività.

Visite successive

Il 7 gennaio 1676 benedisse il nuovo cimitero; tra il 24 e il 26 febbraio 1677 pose la prima pietra della chiesa di Santa Maria del Suffragio (detta del Purgatorio) e consacrò la chiesa del Convento dei Cappuccini.

Seconda visita (agosto–ottobre 1678)

Stabilitosi presso i Cappuccini, Orsini riconsacrò l’altare maggiore della parrocchiale (10 ottobre), consacrò le chiese di San Nicola (19 settembre) e San Giuseppe (2 ottobre), e proseguì le attività catechistiche e sacramentali, distribuendo gli atti del Sinodo diocesano del 1678.

Terza visita (1679)

Essendo impedito, delegò il canonico Manfredo Cesarano e padre Antonio Palumbo.

Le visite pastorali di Orsini testimoniano un impegno personale nella diffusione delle riforme tridentine e una visione pastorale capillare, che integrava spiritualità, disciplina ecclesiastica e cura del territorio.

La documentazione prodotta costituisce una fonte di prim’ordine per la storia religiosa e sociale del Gargano seicentesco.

Territorio, economia e società nel XVII secolo

Nel saggio “Del Gargano. Territorio, economia e società nel XVII secolo”, Parisi approfondisce le dinamiche del paesaggio agrario, della toponomastica e della mobilità sociale, con uno sguardo attento alla Platea Marrera del 1676.

Da essa emerge la trasformazione del paesaggio agrario vichese: il passaggio da un’economia pastorale e cerealicola a una basata su agrumeti, oliveti e viticoltura.

Il documento registra 363 appezzamenti vitati, 56 agrumeti e 36 oliveti, oltre a numerosi seminativi e castagneti.

L’autore dedica ampio spazio alla toponomastica rurale, censendo 123 toponimi suddivisi per categorie semantiche (geotoponimi, fitotoponimi, idronimi, ecc.), che riflettono la stratificazione culturale del territorio e offrono spunti per ulteriori indagini archeologiche e ambientali.

L’economia vichese appare pienamente integrata nei circuiti commerciali mediterranei grazie al porto-dogana di San Menaio, con scambi documentati verso Venezia e Trieste e la presenza di famiglie mercantili, come i dello Conte, attive nell’export di vino e agrumi.

Tra le fonti letterarie, Parisi richiama anche l’Elegia de Vico Garganico di Carlo Pinto, che celebra il rinomato “vino moscato di Calena”.

Un tessuto sociale dinamico

Vico del Gargano nel Seicento si presenta come un centro vivace, attrattivo per notai, medici, artigiani e mercanti provenienti da diverse aree del Regno e dall’altra sponda adriatica.

La mobilità matrimoniale e professionale concorre alla formazione di un tessuto sociale dinamico e stratificato, nel quale emergono anche figure femminili di rilievo e “schiave convertite” integrate nella comunità cristiana — segno della complessità culturale dell’epoca.

La Platea Marrera: un censimento ante litteram

La Platea rappresenta una sorta di censimento socio-economico ante litteram, con

268 unità urbane registrate (case, botteghe, magazzini, cappelle, sepolture), oltre 230 cespiti in enfiteusi, 137 censi redimibili e 112 ettari di seminativi.

Il documento testimonia la centralità del Capitolo della Chiesa Madre come attore economico e creditizio, e rivela un’equilibrata presenza femminile tra i debitori (53 donne, spesso imprenditrici autonome).

L’uso standardizzato delle formule notarili e la ricorrenza di testimoni come Pietro della Bella e Giuseppe Raghuso attestano un ordinamento giuridico formalizzato e moderno.

In conclusione, ill volume di Nicola Parisi si impone come un modello virtuoso di storia locale fondata su fonti primarie.

Attraverso la Platea Marrera e le visite pastorali di Orsini, l’autore ricostruisce le trasformazioni del territorio, dell’economia e della società di Vico del Gargano nel Seicento, intrecciando storia religiosa, economica e culturale.

Un lavoro che si colloca a pieno titolo nel solco della microstoria italiana e della storia del paesaggio (da Sereni in poi), offrendo un contributo prezioso agli studi sul Mezzogiorno.

teresa maria rauzino