La novità che salta agli occhi è certamente quella della carta d’identità: dopo i settant’anni non sarà più necessario rinnovarla. Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica amministrazione, ha voluto caratterizzare così il suo nuovo decreto semplificazioni. E l’obiettivo è proprio quello: «Rendere più semplice la vita ai cittadini», ha detto il ministro annunciando anche importanti novità per le farmacie.
Non c’è bisogno di spiegare l’ovvio della nostra burocrazia quotidiana. È vero che attualmente per rinnovare i documenti non c’è più bisogno di imbarcarsi in file chilo- metriche perché è possibile usufruire delle prenotazioni online per evitare quelle file. Ma capita spesso che i computer per fissare gli appuntamenti con la pubblica amministrazione siano intasati di richieste e soprattutto molte persone over 70 preferiscono non utilizzare i computer e altri non li possiedono. Ecco perché il provvedimento di Zangrillo mira a favorire chi vive nel Paese che è al secondo posto per longevità, subito dopo il Giappone. Oggi un italiano su cinque ha più di settant’anni.
Il ministro Paolo Zangrillo nel suo decreto ha rafforzato il ruolo delle farmacie rendendole un importante presidio sanitario. A cominciare dai vaccini. Fino ad oggi potevano somministrare soltanto i vaccini di emergenza approvati durante il Covid 19 e soltanto a chi aveva compiuto almeno diciotto anni. Da adesso in poi i farmacisti saranno autorizzati a somministrare tutti i vaccini previsti dal piano nazionale a chi ha compiuto almeno dodici anni.
Non solo farmaci: grazie al decreto semplificazioni le farmacie potranno dispensare anche dispositivi medici necessari al trattamento dei pazienti. Di più: sarà possibile erogare anche servizi di telemedicina.
«Con il decreto semplificazioni — ha spiegato il ministro — il farmacista potrà effettuare test diagnostici decentrati a supporto di medici e pediatri, necessari per garantire l’appropriatezza prescrittiva e contrastare l’antibiotico resistenza». Poteri che l’Unione nazionale Ambulatori e poliambulatori presieduta da Mariastella Giorlandino è pronta a contrastare «perché l’intento non è la tutela della salute visto che questi screening non hanno valore di atto medico, necessitano di ulteriori esami di verifica e aumentano la spesa pubblica».
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