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RODIANI ILLUSTRI DA NON DIMENTICARE: TEODORO MORETTI

Teodoro Moretti (Rodi Garganico 1922 – 2003), per la sua città fu molto di più di un sindaco.

«Fu un padre, un parroco laico, riusciva ad essere, per il suo Paese, sia Peppone, che don Camillo. Non c’era paesano di cui non conoscesse vita, morte e miracoli, e i suoi cittadini si rivolgevano a lui per tutte le necessità, anche soltanto per chiedergli un consiglio». Lo ricordò così, a tredici anni dalla scomparsa,  lo storico collaboratore Geppe Inserra, giornalista e dirigente della provincia, quando l’amministrazione comunale di Rodi garganico, con il sindaco Nicola Pinto, il 31 gennaio 2016, titolò a Moretti una strada e un’opera d’arte, un altorilievo dello scultore Ermanno Ariostino, posto nella casa comunale. Ci fu una tavola rotonda a cui parteciparono i maggiori esponenti della sinistra pugliese, moderati da Inserra.

Moretti era stato già commemorato in un Convegno, il 13 ottobre 2005, a due anni dalla sua morte, a Palazzo Dogana, la sede della presidenza della Provincia di Foggia. In quell’occasione intervenne, tra gli altri, Giampiero Protano, figlio di Michele Protano, esponente socialdemocratico e socialista che, prima di Moretti, aveva guidato dal 1981 al 1990 il consesso provinciale.

Moretti stabilì il record del maggior numero di consiliature a Palazzo Dogana, nel collegio di Rodi Garganico-Vieste-Peschici, militando  nelle file del PSI. Fu presidente della Provincia di Foggia dal 1991 al 1994, fu anche vicepresidente di Franz Kuntze e di Gabriele Consiglio.

Come presidente della Provincia, legò il suo nome all’istituzione del Parco Nazionale del Gargano, di cui fu fautore fin dal primo convegno che nel 1981, a Manfredonia, pose le basi del lungo processo che avrebbe portato alla costituzione dell’area protetta.

Profondamente radicato alla sua città, che guidò per molti anni come sindaco, Moretti fu apprezzato per la capacità di servizio nei confronti dei cittadini, soprattutto quelli più bisognosi. Seppe interpretare, con abnegazione, la sua funzione politica ed amministrativa, restando sempre fedele agli ideali socialisti.

Moretti si era formato politicamente negli anni ’40. Dopo la Liberazione, aprì a Rodi una sezione del Partito d’Azione, intraprendendo con un nutrito gruppo di giovani, artigiani e piccoli commercianti autorevoli e rispettati, da lui capitanato, un percorso politico che lo porterà a confluire nel partito socialista italiano di Pietro Nenni. «Il gruppo entrato nel Partito era forte e rappresentativo. Certo c’era chi veniva alla sezione solo per passare le serate insieme, ma alcuni, Teodoro in testa, facevano discorsi impegnativi sugli ideali di libertà e sull’uguaglianza” – ricordò Vincenzo Colaianni, che seguì Moretti nella sua militanza – L’impegno in politica non era nella tradizione familiare, ma Teodoro lasciò subito intravedere quella forza che lo sosterrà nei futuri difficili passaggi.

Era convintissimo, instancabile, convincente con discorsi che duravano anche ore. Nel frattempo, il giovane Moretti studiava scienze coloniali all’Istituto di Oltremare di Napoli, perché voleva diventare diplomatico in Africa orientale. Terminati gli studi, conoscitore di lingua araba, il suo desiderio non si realizzerà. Egli svolgerà la carriera di insegnante di lingua francese. Nell’immediato dopoguerra, a Rodi i primi sindaci repubblicani furono Alessandro Barinci, Ruggiero Ruggiero e Attilio Ruggiero. Moretti si candidò per la prima volta e fu eletto sindaco nel 1952. Uscirà di scena nel 1999. Decenni di predominio elettorale personale e del PSI».

Vogliamo qui ricordare un evento, sconosciuto ai più, che segnò l’esordio  di Teodoro Moretti come sindaco di Rodi. Nel 1953, con l’accusa di apologia di reato fu sospeso per tre mesi dal Prefetto di Foggia. In un pubblico comizio aveva bollato come «una reazione del capitalismo locale per arrestare la marcia del Socialismo», l’arresto di alcuni rodiani, già arrestati in precedenza per lesioni gravi e violazione di domicilio, sobillando così gli ascoltatori contro l’ordine costituito. Egli non solo non si era adoperato con le forze dell’ordine, come era nei suoi doveri di Ufficiale di Governo, per placare i facinorosi, ma con l’ardore che caratterizzava il suo impegno, «li aveva esortati a non temere il carcere, perché questo “purificava” il socialismo».

Ma la sospensione di tre mesi durò tre anni. Cosa accadde? I particolari del caso sono descritti sulla “Gazzetta Ufficiale della  Repubblica italiana” n. 166,  del 23-7-1953, a pag. 2663.

Il Ministro Scelba, il 7 luglio 1953,  colpito dall’insubordinazione di Moretti, aveva posto il caso all’attenzione del presidente della Repubblica Luigi Einaudi:

«Il sig. Teodoro Moretti, nominato sindaco del comune di Rodi Garganico (Foggia), in seguito alle elezioni del maggio 1952, ha svolto recentemente aperta opera di sobillazione contro l’ordine costituito dello Stato, divulgando, altresì, fra la popolazione, notizie false e tendenziose, che hanno creato localmente uno stato di viva tensione, pregiudizievole per l’ordine pubblico. Egli, infatti, in occasione di un comizio tenuto il 21 maggio 1953 per conto del suo partito, dopo avere esaltato il comportamento di alcuni elementi del posto – arrestati per gravi reati contratti – definendo l’arresto stesso « una reazione del capitalismo locale ” incitava coloro che non erano stati inclusi nell’elenco, compilato dall’Ufficio di collocamento, dei lavoratori addetti ad un cantiere scuola, a farsi giustizia da sé accusando lo stesso Ufficio di partigianeria nella scelta degli operai che venivano avviati al lavoro.

L’esplosione del risentimento, inevitabilmente determinatosi nei confronti del collocatore comunale, in conseguenza delle suddette accuse, fu impedita solo dal tempestivo ed energico intervento della forza pubblica, la quale troncò — senza, peraltro, ottenere alcuna collaborazione da parte del sindaco — un tentativo di corteo non autorizzato, inscenato da coloro che avevano partecipato al comizio. Poiché, tuttavia, la situazione non accennava a normalizzarsi, si rese necessario tenere chiuso, il giorno successivo, l’Ufficio del lavoro e rinforzare opportunamente la locale Stazione del carabinieri, sia per proteggere il collocatore stesso, sia per prevenire possibili disordini. Il Prefetto di Foggia, considerato che il predetto amministratore — il quale nel settembre s. a. aveva già dato prova della sua intemperanza, minacciando, in un pubblico comizio, i contribuenti che avrebbero proposto ricorso contro gli accertamenti relativi alla Imposta di famiglia — ha creato localmente, con la sua condotta palesemente in contrasto con i doveri inerenti alla carica, una atmosfera di viva tensione, ponendo le premesse di possibili gravi turbative pubbliche — lo ha sospeso dalla carica stessa, proponendone, altresì, la rimozione, ai sensi dell’art. 149 del testo unico 1915 della legge comunale e provinciale. Ritenuto che, nel caso in esame, ricorrano gli estremi di cui alla citata disposizione di legge, è stato predisposto l’unito schema di decreto di rimozione del predetto sindaco dalla carica. Col decreto stesso — che mi onoro sottoporre alla firma della S.V.Il.ma — viene, inoltre, fissato in tre anni il periodo della di lui ineleggibilità, ai sensi del comma del citato art. 149. Roma, addi 7 luglio 1953 Il Ministro Scelba».

Il 9 luglio 1953, il presidente Einaudi  accolse la proposta di Scelba e decretò la rimozione dalla carica del Sindaco del comune di Rodi Garganico (Foggia):

«Il Presidente della Repubblica

Considerato che il sig. Teodoro Moretti, sindaco di Rodi Garganico (Foggia), con assoluta incomprensione dei doveri inerenti alla carica ricoperta, ha svolto, mediante divulgazione di notizie false e tendenziose, opera di sobillazione contro l’ordine costituito dello Stato, creando localmente uno stato di viva apprensione gravemente pregiudizievole per l’ordine pubblico; Ritenuto che ricorrono gli estremi di cui all’art. 149 del testo unico 1915 della legge comunale e provinciale per ordinarne la rimozione dalla carica;Visti il testo unico della legge comunale e provinciale, approvato con regio decreto 4 febbraio 1915, numero 148, ed il testo unico 5 aprile 1951, n. 203; Sulla proposta del Ministro per l’interno, la cui relazione è allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante; Decreta: Il sig. Teodoro Moretti, sindaco del comune di Rodi Garganico, è rimosso dalla carica e non potrà essere rieletto se non dopo tre anni dalla data del presente decreto. Il Ministro proponente è incaricato dell’esecuzione del presente decreto. Dato a Roma, addì 9 luglio 1953 EINAUDI (3547)».

Un episodio rilevante. Particolari che non hanno tuttavia scalfito l’appeal di Teodoro Moretti presso gli elettori rodiani, che dopo l’interdittiva, per diversi decenni, gli hanno garantito una granitica fedeltà… Mezzo secolo di mandati amministrativi durante i quali, in più casi e per cause diverse, furono attuate alternanze nella carica di sindaco. A volte in rispetto di accordi tra eletti della stessa lista, a volte in seguito alle elezioni di Moretti ad altre cariche (alla Provincia e al Direttivo del Parco).

Interrogativi vari, in un servizio dedicato a Teodoro Moretti nel marzo 2006, dopo la commemorazione dei socialisti di Foggia a Palazzo Dogana, furono posti dal “Gargano nuovo”.

Quali furono i reali termini del consenso elettorale di Moretti? Fu una guida affidabile soprattutto per i più bisognosi, ai quali non fece mancare il sostegno, provvedendo anche con il proprio stipendio e la sua “morigerata” pensione? Oppure usò il metodo dell’elargizione di sussidi e favori individuali per legare intere famiglie di concittadini, come sostenevano gli avversari, per i quali, anziché promuovere lo sviluppo e la crescita del suo paese,  Moretti varò una serie interminabile di provvedimenti circoscritti  (occupazionali, previdenziali e edilizi) al di fuori di ogni organica pianificazione?

Per “Il Gargano nuovo”, un bilancio comunque positivo. Rodi garganico ebbe la sede periferica di servizi amministrativi, prima di diversi altri paesi anche più popolosi, istituì una scuola tecnica superiore, un Conservatorio di musica, servizi sanitari di base (in parte oggi soppressi con la riorganizzazione territoriale). «Il tallone d’Achille – concludeva il mensile  garganico – è il declino o mancato decollo del settore turistico. La lottizzazione spinta ha prodotto interi quartieri oggi cattedrale nel deserto; non sviluppo e non flusso di reddito duraturo. Solo per fare un esempio, l’incubo degli automobilisti, il senso unico nel centro abitato, in tanti anni non è stato rimosso».

Scelte a volte campanilistiche. Scelte di cui Rodi paga ancora oggi le conseguenze. In termini di impoverimento e spopolamento, i numeri dicono che, proprio durante il “regno” di Teodoro Moretti, la popolazione residente si ridusse di un terzo rispetto ai 5.500 abitanti del 1951. Un fenomeno, del resto, generalizzato nel Gargano e che si è accentuato dal Duemila.

«Deluso della mancata fiducia dei cittadini alle elezioni del 1999, con il partito lacerato e qualche compagno schierato contro, Moretti si ritirò con profondo rammarico a vita privata – conclude “Il Gargano nuovo” – Il secolo che abbiamo ormai alle spalle si è portato dietro gli ultimi uomini politici idealisti ormai sofferenti nei nuovi schemi. Quello appena nato processa il vecchio e, intanto, annuncia instabilità internazionale, sacrifici e precarietà sociale».

Considerazioni profondamente attuali, che ci fanno interrogare sull’operato di politici che si sono impegnati, come Teodoro Moretti, per lo sviluppo economico-sociale e per la promozione culturale del Gargano.

Teresa Maria Rauzino