Il presidente della Provincia accoglie i ragazzi scioperanti nelle stanze di Palazzo Dogana.
L’incontro è nato da una manifestazione, da quelle voci fresche e tese che riempiono le piazze quando la scuola chiede attenzione. Ieri gli studenti sono arrivati sotto Palazzo Dogana con cartelli e dubbi, con la preoccupazione per un presente che traballa e la speranza che qualcuno li ascolti davvero. È stato in quel momento che il presidente della Provincia, Giuseppe Nobiletti, ha scelto di non restare chiuso dentro.
Il presidente li ha invitati a salire, ad attraversare quelle stanze dove ogni giorno si prendono decisioni che incidono sulla loro vita scolastica. Ha spiegato di averlo fatto prima da padre che da amministratore, spinto dal bisogno di guardare negli occhi chi vive sulla propria pelle le conseguenze di ritardi, carenze strutturali e problemi che si trascinano da anni.
Dentro si è parlato di tutto: cantieri aperti e cantieri bloccati, interventi in corso e altri ancora sulla carta, risorse che arrivano lentamente, burocrazie che non seguono mai il tempo della scuola, ritardi storici che continuano a pesare su una provincia in affanno.
Nobiletti ha illustrato agli studenti quali interventi sono già finanziati, quali sono in fase di progettazione e quali richiedono ancora bracci di ferro con Regione e Ministeri. Ha riconosciuto che, troppo spesso, la politica è l’ostacolo principale, un muro contro cui finiscono per infrangersi le esigenze reali dei territori.
Il presidente ha ribadito che l’edilizia scolastica resta una delle priorità più urgenti e che ogni passo in avanti, anche se lento, rappresenta un investimento per la comunità del futuro.
L’ascolto è stato reciproco. Mentre i ragazzi esponevano problemi e aspettative, Nobiletti ha dichiarato di aver compreso ancora una volta quanto sia grande la responsabilità che ricade sulle istituzioni. Al momento dei saluti ha lasciato ai giovani un impegno semplice, ma netto: le porte della Provincia resteranno aperte.
Un messaggio diretto, che chiude la giornata e apre uno spiraglio: perché senza gli studenti, senza il loro sguardo sul domani, questa terra non può immaginare alcun futuro.
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