Il racconto, ambientato tra vigne, masserie e tratturi, ricostruisce con precisione un mondo contadino sospeso tra tradizione e cambiamento.
Il testo, arricchito da versi tratti da “Storie dal Gargano” di Joseph Tusiani, non si limita a un omaggio linguistico o etnografico: il dialetto diventa culla sonora e memoria collettiva, un vero e proprio controcanto poetico che scandisce la narrazione come una ninna nanna antica e universale.
Il racconto si apre e si chiude nel segno della ninna nanna, ma il motivo del canto è più che musicale: è un filo simbolico che lega le generazioni, dal mondo arcaico dei campi al mistero della nascita.
Elemento distintivo del testo è l’inserimento di versi tratti da “Storie dal Gargano” di Joseph Tusiani. Non un semplice omaggio, ma un dispositivo narrativo che funge da colonna sonora poetica e da raccordo generazionale. L’uso del dialetto — tra intermezzo poetico e registro emotivo — conferisce autenticità e spessore, trasformando il racconto in un piccolo affresco della civiltà contadina del dopoguerra.La ninna nanna che apre e chiude il racconto diventa il simbolo della trasmissione culturale e affettiva.
La voce narrante, discreta e partecipe, segue la protagonista Ninetta lungo un percorso di crescita personale e sentimentale. Il suo amore per Giuvà, pastore appartenente a un mondo solo in apparenza lontano dal suo, si intreccia con temi centrali della narrativa di Lucia Guida: appartenenza, destino femminile, rapporto con la terra.
Lo stile del racconto è lirico e realistico insieme. L’autrice costruisce immagini dense — «un pezzo di roccia in parte ricoperta da incrostazioni di quarzo», «l’aria festante di fine estate che si diffondeva lenta nella masseria» — e intreccia descrizioni e dialoghi con naturalezza. La lingua, intrisa di sfumature dialettali e termini locali, non chiude ma apre la narrazione, restituendole autenticità, musicalità, ritmo.
Con “Ninna nanna”, Lucia Guida conferma la sua capacità di rappresentare un Sud intimo e autentico, in cui le culture si incontrano e si miscidano, acquistando nuova voce.
Il Tratturo Magno, più che scenario, si fa metafora di viaggio, transumanza e identità. Il testo assume così una dimensione universale, superando i confini del tempo e del luogo in cui è ambientato.
Il racconto “Ninna Nanna” ha conquistato il secondo posto al Premio Letterario Tratturo Magno 2025, sezione Prosa.
Significative le motivazioni della Giuria: «Quale migliore contaminazione di un matrimonio misto tra la cultura contadina di una ragazza pugliese e quella di un giovane pastore? Questi due ragazzi fanno del loro sentimento una famiglia che porta in sé entrambe le culture. Ognuno ha assimilato l’altro, per dare vita a una dimensione nuova, in cui amore, lingua e civiltà si sono ibridati. Lei per amore si fa pastora e insieme percorrono quelle grandi vie di scambio e di comunicazione che sono i tratturi. L’autrice, con un linguaggio che esprime mirabilmente questa realtà, ci propone un vero e toccante esempio di contaminazione culturale».


Nel suo commento al Premio sul suo profilo Fb, Lucia Guida ha rivelato la cura e la profondità del lavoro preparatorio di “Ninna Nanna”: documentazione storica, studio delle fonti poetiche di Tusiani, riflessione sul Tratturo Magno come luogo fisico e simbolico.
La scrittrice ha dedicato il racconto alla madre scomparsa e ai figli lontani: una dedica che getta nuova luce sul testo, trasformando la ninna nanna in gesto d’amore intergenerazionale, personale e universale insieme.

Lucia Guida, nata a S. Severo (FG), ma di origini sammarchesi, abita e lavora a Pescara come docente di inglese. Ha partecipato con racconti brevi alla realizzazione di antologie di autori vari per diverse case editrici. Ha dato alle stampe come autrice “Succo di melagrana, Storie e racconti di vita quotidiana al femminile” (Nulla Die, 2012), “La casa dal pergolato di glicine” (Nulla Die, 2013) e “Romanzo Popolare” (Amarganta, 2016), risultati tutti vincitori di premi in prestigiosi concorsi nazionali e internazionali.
teresa maria rauzino



