Quando Anastasia Ivana Capraro lasciò Peschici, più di quindici anni fa, lo fece come tanti giovani del Sud: una valigia leggera, l’idea di trascorrere una stagione di lavoro in Alto Adige e poi tornare a casa. Non immaginava che quelle montagne, così lontane dal mare della sua infanzia, avrebbero cambiato per sempre la sua vita.
All’epoca il vino era per lei un mondo appena intravisto. Studi classici alle spalle, una quasi laurea in lingue a Bologna, nessun progetto definito. Ma in Alto Adige – terra dove ogni valle è un vigneto e ogni vigneto una storia – si rese conto subito che non bastava conoscere il vino: bisognava capirlo.
Cominciò così: un passo alla volta, una cantina dopo l’altra. Bussava alle porte dei produttori, ascoltava gli enologi, osservava i loro gesti lenti e precisi. Imparava. Ogni visita diventava una lezione; ogni assaggio un’illuminazione. E lì che nacque la sua passione.
Non era un caso. In fondo, il richiamo del gusto e della cucina l’aveva sempre accompagnata: madre e padre, entrambi cuochi, le avevano insegnato che la tavola è un atto d’amore e di ospitalità. Il vino era solo l’ultimo tassello.
Col tempo, Ivana non si limitò più a studiare: iniziò a brillare. Prima all’Einhorn dell’Hotel Stafler, poi al Castel Fine Dining di Tirolo, guidato dal noto chef bistellato Gerhard Wieser, simbolo di rigorosa eleganza e creatività. Entrare nella sua squadra era un sogno segreto che custodiva da anni. Lo realizzò, con passione e disciplina.
E fu così che, un giorno di novembre, a Parma, Ivana si ritrovò su un palco, sotto le luci della Michelin, chiamata per ricevere il Michelin Award 2026: prima sommelier d’Italia.
Un applauso lungo, un’emozione difficile da contenere.
Dietro quel momento c’erano viaggi, sacrifici, la sua famiglia lontana, scelte difficili. Ma anche un territorio che l’aveva accolta e fatta crescere. “L’Alto Adige fa sistema”, racconta. “In così poca terra trovi una ricchezza infinita di terroir, di vitigni, di storie. È un piccolo universo che lavora unito.”
Oggi, in sala, Ivana muove i calici come se dirigesse una coreografia invisibile. Sa leggere nei desiderata del commensale, anticiparne il gusto, accompagnarlo nel viaggio sensoriale che un vino può creare. Ci vuole professionalità, certo. Ma anche empatia: la capacità di capire chi hai di fronte.
E quando le chiedono quali siano i suoi vini preferiti, sorride: «Amo quelli che hanno un’anima. Quelli in cui senti la mano, il cuore e la verità di chi li fa». Poi aggiunge, divertita: «E con una bella pizza? Un riesling, senza alcun dubbio».
Così è Ivana Capraro: asprigna e dolce allo stesso tempo, rigorosa e luminosa, figlia del mare e regina delle montagne. Una giovane donna che ha trasformato una stagione di lavoro in un destino. E quel destino, ora, brilla come una stella Michelin.
teresa maria rauzino



