Cari amici di Facebook, leggere è facile, scrivere e capire molto meno. A volte sarebbe meglio tacere e comportarsi come fanno tutti: si eviterebbero incomprensioni e inimicizie che nascono per un semplice scritto. È capitato anche a me, solo perché ho voluto raccontare la storia dell’Atletico Vieste, sparito dai radar della F.I.G.C. e presto dimenticato dai tifosi viestani, che conoscono poco o nulla di ciò che è realmente accaduto.
Perché nessuno dimentichi, ripercorriamo questa vicenda “diabolica”, dove davvero il diavolo sembra averci messo lo zampino. L’Atletico Vieste, società fondata nel 1968 e attiva dal 1969, ha sempre alternato momenti difficili ad altri esaltanti.
Nel 1975, appena approdato in Prima Categoria, retrocesse la stagione successiva: nessuno voleva quel giocattolo così costoso. Fu Michele Muscettola a risanarlo e a riportarlo in alto, conquistando nel 1980 il ritorno in Prima Categoria, dove rimase fino al 1988, anno di una retrocessione dolorosa che fece cadere tutti nello sconforto. Chi avrebbe voluto farsi carico di quel fardello?
Michele Notarangelo, grande tessitore, riuscì a ricostruire il futuro della società affidandola a un gruppo modello guidato dal presidente Carmine Gianniello. Questa volta i giocatori locali erano molti, bravi e motivati, tanto che i risultati non tardarono ad arrivare: dalla Seconda Categoria, in soli quattro anni, il Vieste approdò in Eccellenza Pugliese.
Poi, ancora una volta, il destino riportò la squadra indietro, fino alla Seconda Categoria. Furono anni difficili, in cui si temette persino il fallimento, ma l’Atletico Vieste venne sempre salvato e proiettato avanti nel tempo. Fino a quando arrivò lui: Lorenzo Spina Diana. Con il suo gruppo restituì a Vieste il calcio spettacolo che la città meritava.
Furono tanti, tantissimi gli anni in Eccellenza: ogni domenica una festa, tifosi in delirio per una squadra che offriva calcio “champagne” e un patron, Lorenzo Spina Diana, osannato a furor di popolo. Troppo bello per durare? Forse sì.
Arrivò il giorno della resa dei conti. Tre dirigenti dell’Atletico capirono che le risorse economiche erano ormai esaurite e, prima che scoppiasse la bomba, chiesero al presidente Spina di cedere la società. La proposta fu però rifiutata, e i tre dirigenti viestani — Prencipe, Tantimonaco e D’Aprile — decisero di andarsene e costruire un nuovo progetto a Peschici. In poco tempo si unirono a loro i ragazzi della Juniores e altri giocatori convinti della bontà del progetto.
Intanto l’Atletico crollava stagione dopo stagione, ritrovandosi in Prima Categoria non per retrocessione, ma per una precisa volontà del presidente Spina, che decise l’iscrizione al campionato inferiore per mancanza di fondi.
In quella stagione ci fu il derby Atletico Peschici – Atletico Vieste. Da un lato i viestani ignari del loro destino, dall’altro un Peschici che aveva già le idee chiare. Durante l’estate tutto si concretizzò: le parti erano soddisfatte di aver raggiunto il loro obiettivo.
Si parlò di fusione tra Atletico Vieste e Atletico Peschici, e il primo ad annunciarla ufficialmente fu proprio Lorenzo Spina Diana: “L’Atletico Gargano è la nostra nuova squadra”, dichiarò, “torneremo grandi.”
Ma in questi giorni emerge la verità: non c’è mai stata alcuna fusione, né unione, solo un compromesso non scritto e poi nemmeno mantenuto, visto che Spina Diana si è tirato indietro. E allora: come spiegare la scelta di non iscrivere l’Atletico Vieste al campionato?
A voi la riflessione. Io ho già scritto fin troppo su questa vicenda oscura, in cui chi si è prestato a fare da “Caronte”, traghettando le anime a Peschici, sapeva bene di poterlo fare grazie al consenso di Lorenzo Spina Diana. Un consenso che difficilmente potrà spiegare questa assurda decisione.
michele mascia



