Rossella Falcone è stata eletta nella lista Pd per il collegio di Foggia, con più di 10mila voti, supportata dall’assessore uscente Raffaele Piemontese. Questo risultato l’ha sorpresa?
«Devo realizzare ancora questo risultato, non me lo aspettavo. Continuo a dire che mi sono abbassata di 10 cm quando ho letto 9mila e ho continuato a farlo per il peso della responsabilità e della stima delle persone».
Era la sua prima candidatura in Consiglio regionale?
«Sì e, tra le altre cose, la candidatura è arrivata in ritardo perché io ho deciso di farlo verso metà settembre».
Com’è stata la sua campagna elettorale?
«Molto intensa e impegnativa. La provincia di Foggia è molto estesa, quindi riuscire a muoversi in tutto il territorio in meno di due mesi non è stato semplice, è stato anche un po’ faticoso».
Quali saranno le battaglie che porterà in via Gentile?
«Io ho fatto una campagna elettorale senza fare promesse perché penso di non essere in grado di farlo. Non sapevo neanche se sarei stata eletta e oggi non so ancora di cosa mi occuperò. Ho voluto prima di tutto raccontare il mio impegno a chi poteva decidere di sostenermi, quello che avevo già fatto per il territorio. L’unica certezza è che sono una persona che si sa impegnare e che comunque sa portare risultati per la sua terra».
E in campagna elettorale cosa le hanno chiesto i cittadini?
«Alla luce della campagna che ho fatto posso dire di aver certamente raccolto tematiche e istanze che mi sono state sottoposte dalle persone che ho incontrato. Si tratta di temi noti come la crisi idrica, l’agricoltura e la questione della sanità che accomunano un po’ tutto il territorio regionale. Visto che sono stata eletta dai cittadini che mi hanno dato stima e fiducia, non potrò che battermi per le tematiche che ritengo essere rilevanti. Dipenderà comunque molto da quello che mi verrà detto di fare, quelle che saranno le deleghe e le competenze che il presidente deciderà di farmi affrontare, fermo restando che, così come dico sempre, chi decide di mettersi a disposizione della politica e quindi viene eletto, deve lavorare per la comunità».
Lei è una delle 12 donne elette ovvero circa un quarto dell’intera assise. Cosa ne pensa?
«Sono contenta perché non sono sola. Io credo molto nel lavoro di squadra femminile. Il fatto che ci siano altre donne, molte delle quali ho avuto modo diretta-mente e indirettamente di conoscere, con le quali lavorare, non può che rendermi felice in quanto donna. Non nego che non sia semplice, le donne sono sempre poche. Io sono fortunata perché ho deciso di spendermi per la politica perché ho una famiglia che mi aiuta. Sono una mamma, quindi la gestione familiare non è semplice. Poter fare la scelta di fare politica per una donna non è facile. Per tutti i motivi che conosciamo, purtroppo, oggi la donna è ancora nella necessità di gestire molti piani insieme. Questo è un limite perché credo che le donne abbiano un valore aggiunto da dare proprio per la capacità di fare altro, oltre che lavorare».
A chi dedica questa vittoria?
«Alle mie figlie che sono state le mie prime sostenitrici e che, insieme a mio marito, mi hanno permesso di fare questa importante scelta. Se non avessi avuto il loro appoggio, non lo avrei mai fatto».
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