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CRISI NERA A CASA SOLLIEVO, IL TAVOLO SI SPACCA: SINDACATI VERSO LO SCIOPERO DOPO IL MURO DEL CDA

La direzione difende il contratto privato, la Regione teme ricadute sull’assistenza: “Troppa incertezza, serve un’intesa”

Si è chiuso senza spiragli l’incontro convocato in Prefettura a Foggia sulla crisi di Casa Sollievo della Sofferenza. Un confronto definito “difficile” dai partecipanti, che ha certificato la distanza ancora profonda tra le richieste dei sindacati e la linea del management. Al centro della vertenza resta il passaggio dal contratto pubblico a quello della sanità privata, ipotesi respinta con decisione dai rappresentanti dei lavoratori. All’uscita dal tavolo, lo scenario dello sciopero appare sempre più concreto.

Tra le posizioni più dure quella di Donato Menichella, segretario nazionale Anmir, che ha accusato la Fondazione di puntare alla rottura invece che a una vera mediazione. «È Casa Sollievo che vuole la rottura – ha detto – perché noi siamo pronti a discutere di molte cose, ma serve la revoca della disdetta del contratto. Non possiamo accettare che il nostro rapporto di lavoro sia regolato da un contratto pensato per le case di cura private. Questo è un ospedale e deve avere un contratto ospedaliero: il nostro o quello pubblico, per noi va bene».

Menichella ha ricordato come altre strutture religiose, dal Miulli all’ospedale di Tricase, applichino un contratto pubblico, a dimostrazione – ha sostenuto – della fondatezza delle rivendicazioni sindacali. Dal confronto con la direzione generale, però, non sarebbero emerse novità.

«Nulla – ha replicato il direttore generale Gino Gumirato – continuano a dire che hanno ragione loro. È emersa ancora una contrapposizione. Probabilmente serviranno ulteriori approfondimenti, ma ad oggi le organizzazioni sindacali restano sulle loro posizioni e noi non abbiamo trovato argomenti per cambiare le idee messe in campo in queste settimane». Sulle voci di una possibile vendita della struttura, Gumirato ha tagliato corto, parlando di «una sciocchezza inventata», ed escludendo qualsiasi operazione societaria o cessione.

Per la Regione Puglia era presente l’assessore alla Sanità Raffaele Piemontese, che ha ribadito il ruolo strategico di Casa Sollievo per il sistema sanitario regionale. «È stata una riunione molto difficile – ha spiegato – e per questo siamo voluti essere presenti ai massimi livelli. Casa Sollievo è un ospedale fondamentale, un hub. Garantire a medici, infermieri e operatori sanitari condizioni di lavoro serene è una nostra priorità».

Piemontese ha richiamato anche la complessità istituzionale della Fondazione, «privata di diritto canonico e di proprietà di uno Stato estero», ricordando il sostegno economico già assicurato dalla Regione: «Negli ultimi due anni abbiamo destinato agli enti ecclesiastici 40 milioni di euro, di cui 15 milioni a Casa Sollievo, 15 milioni l’anno in più rispetto al passato. Riteniamo indispensabile evitare il blocco dell’ospedale».

Sui timori dei lavoratori l’assessore è stato netto: «Per i lavoratori non è accettabile vedersi decurtate le retribuzioni». Ha inoltre ricordato la situazione debitoria della struttura e le difficoltà di liquidità che aggravano il quadro.

Quanto a un possibile ingresso della Regione nella governance, Piemontese ha chiarito che «oggi non è previsto dalle regole», ribadendo però l’impegno già assunto: «Abbiamo destinato a Casa Sollievo risorse che avremmo potuto impiegare altrove e vogliamo continuare a lavorare in questa direzione».

L’incontro in Prefettura si è chiuso senza accordi, ma con una tensione ormai palpabile. La vertenza sembra avviata verso la mobilitazione generale, mentre la Regione insiste sulla necessità di trovare un’intesa per scongiurare il blocco di un presidio sanitario considerato irrinunciabile.