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LA GUERRA TRA I CLAN DELLA MAFIA GARGANICA: BONSANTO CONDANNATO ALL’ERGASTOLO PER L’OMICIDIO DI OMAR TROTTA A VIESTE

Ergastolo per Angelo Bonsanto, con pena accessoria di 12 mesi di iso­lamento diurno; condanna a 20 anni per Gianluigi Troiano, che comincia così a raccogliere i frutti del pentimento. E’ la sentenza pronunciata ieri sera dalla corte d’assise di Foggia dopo oltre 3 ore di camera di consiglio, al termine del processo iniziato a febbraio 2023. I 2 imputati sono stati riconosciuti colpe­voli di concorso nell’omicidio aggra­vato da premeditazione, motivi abietti e dalla mafìosità di Omar Trotta, viestano di 31 anni, ucciso il primo po­meriggio del 27 luglio 2017 nel suo ri­storante “L’Antica Bruschettà” sotto gli occhi di moglie, figlia di 7 mesi; e del tentato omicidio del manfredoniano Tommaso Tomaiuolo, amico della vit­tima, che rimase ferito. Bonsanto, 36 anni di Lesina, è ritenuto uno dei 2 sicari che fecero irruzione e spararono con pistole; si dice innocente. Troiano, 32 anni, viestano, si accertò della pre­senza della vittima nel locale e con un sms diede il via liberà al commando; ha confessato.

L’agguato è collegato alla rivalità tra i clan viestani Raduano e Perna/Iannoli; e s’inquadra nella più ampia guerra di mafia garganica tra i Lombardi/Ricucci/La Torre, ex clan Romito, alleati di

 golis, soci dei Perna/Iannoli. Nella ricostruzione accusatoria basata sul rac­conto di pentiti, Bonsanto contiguo al clan Moretti della “Società foggiana” fu prestato dalla mafia dauna agli alleati garganici.

Sul secondo killer ci sono sospetti mai concretizzati in incrimi­nazioni, su un foggiano del clan Moretti. Accolte dalla corte quindi le ri­chieste del pm della Dda Ettore Car­dinali; il 5 dicembre chiese il carcere a vita per Bonsanto accusato da 6 pentiti; e 20 anni per Troiano. Richieste di condanna ribadite dalle parti civili: Co­mune di Vieste, Regione Puglia, vedova Trotta, Federazione antiracket. L’avv. Luigi Marinelli sollecitava l’assoluzio­ne di Bonsanto; l’avv. Giovanni Signo­rile chiedeva il minimo della pena per Troiano. Entrambi gli imputati non so­no mai stati arrestati per questa vi­cenda, ma sono detenuti per altro.

Per la morte di Trotta già condannati in via definitiva nel processo abbreviato “Omnia nostra” altri 3 pentiti. Inflitti 20 anni a Marco Raduano, ex boss vie­stano, quale mandante che diede l’or­dine di uccidere Trotta per vendetta, ritenendolo coinvolto nell’omicidio del cognato Gianpiero Vescera ammazzato a Vieste a settembre 2016. Condannati rispettivamente a 11 anni, e 12 anni e 4 mesi il viestano Danilo Pietro Della Malva e il mattinatese Antonio Quitadamo a 12 anni e 4 mesi: prima e dopo l’agguato diedero supporto ai 2 killer “forestieri”. Nove i pentiti interrogati in quasi 3 anni di udienze, a fronte di complessivi 60 testimoni. A chiamare in causa Bonsanto i viestani Marco Raduano, Danilo Pietro Della Malva, Orazio Coda, il coimputato Troiano; i fra­telli mattinatesi Antonio e Andrea Quitadamo.

Secondo l’accusa, Bonsanto e il complice arrivarono a Vieste il giorno prima del delitto, ospitati da Raduano in una campagna messa a disposizione da Della Malva. Troiano su ordine di Raduano portò una foto di Trotta per mostrarla ai killer. Antonio Quitadamo consegnò la propria pistola calibro 38 a Bonsanto per l’omicidio. La sera del 26 luglio 2027 i sicari percorsero il tragitto che il giorno dopo li avrebbe portati nel ristorante della vittima. Alle 14 del 27 luglio Troiano entrò nel ri­storante, si accertò che l’amico Trotta fosse presente, uscì, mandò un sms ai 2 killer che arrivarono con caschi e su scooterone; entrarono e spararono con 2 pistole nonostante la presenza di una donna e una bimba, dileguandosi poi con l’aiuto di Della Malva e Quitadamo.

Troiano pentitosi nell’autunno 2024 a processo in corso, chiese scusa ai fa­miliari di Trotta; e confermò il proprio ruolo e di Bonsanto già attribuito loro da altri pentiti. Bonsanto nega d’essere contiguo al clan Moretti; aveva chiesto inutilmente il confronto con i pentiti. Quando i giudici tra 90 giorni depo­siteranno le motivazioni della senten­za, si vedrà se e quanto abbia pesato nella decisione l’alibi fallito. La difesa produsse un certificato medico relativo a una visita cardiologica di Bonsanto all’ospedale di S.Severo alle 10.30 del giorno del delitto, il che pareva smen­tire i pentiti sulla presenza dell’impu­tato a Vieste sin dal giorno prima dell’agguato. Ma il cardiologo ha esclu­so che la firma sul referto fosse sua.

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