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“GUARDIAMOCI INDIETRO PRIMA DI PUNTARE IL DITO, GUARDIAMOCI INDIETRO”: LA LETTERA A SQ DI UN LAVORATORE DI CASA SOLLIEVO DELLA SOFFERENZA.

“Ci siamo dimenticati della fortuna di avere uno stipendio fisso e regolare — senza alcuna mensilità mancante, compresa quella del mese in corso con la relativa tredicesima”.

Dopo aver letto e ascoltato i numerosi commenti relativi alla situazione che si è venuta a creare, a seguito delle recriminazioni e delle accuse rivolte all’amministrazione di Casa Sollievo, mi permetto di fare alcune considerazioni.

Premetto che quanto segue proviene da chi ha molto da recriminare nei confronti dell’amministrazione e che ha combattuto — e combatte tuttora, fino all’esaurimento — una battaglia quotidiana contro le “ingiustizie” che ripetutamente riscontra. Ritengo tuttavia che la violenza verbale e l’enfasi maleducata da stadio utilizzate per esprimere il proprio risentimento dovrebbero essere ridimensionate, e che sarebbe opportuno riflettere con maggiore calma su alcuni aspetti che, a mio modesto parere, non vengono presi in sufficiente considerazione. Sono il primo a riconoscere che le precedenti amministrazioni abbiano commesso numerosi errori gestionali, che hanno contribuito ad affossare il nostro ospedale e a condurlo all’attuale situazione critica. Tuttavia, si dimentica che, volenti o nolenti, coloro che hanno ereditato questa realtà devono affrontarla e compiere scelte volte a ridimensionare le perdite e a riportare l’ente a “respirare” senza affanno.

Si perde di vista, soprattutto, il fatto che anche noi dipendenti facciamo parte integrante di questa amministrazione e che gli errori sono stati commessi anche da parte nostra.

Tra le diverse esternazioni di questi giorni si è sentito — con commenti a dir poco ingiuriosi, che sicuramente non rendono migliori né chi li pronuncia né chi li riceve — parlare esclusivamente di diritti, definendo l’amministrazione privilegiata, ottusa, ammanicata, faccia di bronzo, ladra, venduta, causa di fallimento, chiusura o svendita, incurante dell’ammalato, e chi più ne ha più ne metta.

È molto facile parlare delle colpe degli altri e della difesa dei nostri diritti; è molto meno facile parlare delle nostre colpe e dei nostri doveri.

Ci siamo forse dimenticati di quando, in passato, ci siamo attivati — con conoscenze e metodi non sempre limpidi (secondo qualcuno addirittura “a percentuale”!) — per l’assunzione di parenti o conoscenti, e l’amministrazione ha soddisfatto le nostre aspettative? In quell’occasione, l’amministrazione non era forse ottusa e ammanicata?

Ci siamo dimenticati del materiale “necessario”, e spesso del tutto inutile, che abbiamo fatto acquistare per favorire qualche “amico”? In quel caso l’amministrazione era venduta?

Ci siamo dimenticati di quanto tempo abbiamo perso a sparlare di questo o quel raccomandato, o dei nostri “diritti” non riconosciuti, davanti a un caffè al bar, nei corridoi o comodamente seduti in qualche stanza, tralasciando il piccolo particolare che, dall’orario di timbratura, l’amministrazione ci stava comunque regolarmente pagando lo stipendio? In quel caso era l’amministrazione a non tutelare i nostri diritti e a essere incurante dell’ammalato?

Ci siamo dimenticati dei benefit ricevuti (straordinari, ore aggiuntive, accordi sindacali, ecc.) e di quante volte se ne è approfittato, svolgendo durante l’orario “extra” attività che avrebbero dovuto essere svolte nell’orario ordinario, per arrotondare le “misere” entrate stipendiali?

Ci siamo dimenticati di quante volte abbiamo incrociato le braccia perché “l’ospedale non mi paga abbastanza per quello che faccio”? In quel caso l’amministrazione non era forse faccia di bronzo, perché continuava comunque a elargire uno stipendio per fare l’offeso e non lavorare?

Ci siamo dimenticati di quante volte abbiamo chiesto, in quanto “dipendenti”, di ottenere prestazioni sanitarie saltando la lista d’attesa e, in qualche occasione, senza pagare un euro? In questo caso è l’amministrazione a causare un danno?

Ci siamo dimenticati delle copie fotostatiche di interi libri di testo per i nostri figli, o del materiale di cancelleria o sanitario utilizzato per scopi personali, il tutto a carico dell’amministrazione? In quel caso l’amministrazione era privilegiata e ladra?

Ci siamo dimenticati della fortuna di avere uno stipendio fisso e regolare — senza alcuna mensilità mancante, compresa quella del mese in corso con la relativa tredicesima — che, pur con un importo “miserevole”, ci ha permesso di sostenere le nostre famiglie e realizzare obiettivi importanti (studio dei figli, acquisto di una casa, e altro)?

Ci siamo dimenticati delle immagini dei lavoratori che si sono svegliati una mattina trovando la propria azienda chiusa, costretti a presidiare e a reclamare stipendi non pagati da mesi?

Si è davvero seri quando si prospetta la minaccia di centinaia di decreti ingiuntivi? Non bastano forse quelli già emessi dai fornitori o quelli relativi alle cause di risarcimento danni per condotte superficiali e poco professionali di parte del nostro personale sanitario? Anche in questo caso la colpa è unicamente dell’amministrazione?

Ipotizzando che l’ospedale sia “obbligato” a pagare, ci si rende conto che questa sarebbe davvero la causa del fallimento e della definitiva chiusura?

Si è davvero seri quando si prospetta il fallimento e la chiusura di una struttura nata dal sogno e dalla lungimiranza di un santo, che non l’avrebbe mai realizzata se non ne avesse “visto” la finalità e il futuro destino? Di questo, molto spesso, ci si dimentica o ci si riempie la bocca con presunzione e arroganza.

Si è realmente informati sulla gestione dell’attuale amministrazione? Un’amministrazione che certamente ha sbagliato nella comunicazione — soprattutto in questo caso — ma che ha cercato di ripianare le perdite in tutti i modi possibili e che, in due anni, ha realizzato quasi 20 milioni di euro di investimenti attingendo a fondi PNRR, finanziamenti e a una rimessa regionale rimasta invariata (e non certo grazie ai presunti finanziamenti di cui si vantano alcuni governanti regionali, che probabilmente vivono ancora nel mondo delle favole). È davvero questa un’amministrazione che intende chiudere o svendere l’ospedale?

Invece di “abbaiare” e lanciare insulti privi di senso, ogni tanto farebbe bene fare silenzio, informarsi e fare un esame di coscienza, guardandosi indietro e rendendosi conto che l’amministrazione siamo noi, e che se esistono delle colpe dobbiamo assumercele tutti indistintamente.

Ripeto: personalmente avrei molte recriminazioni nei confronti dell’amministrazione, ma l’esperienza mi insegna che questi non sono i modi per portare avanti una battaglia. I video che qualcuno ha avuto la fretta di registrare e pubblicare in rete non rendono merito a nessuno; al contrario, dimostrano mancanza di rispetto e scarsa oculatezza.

Sono perfettamente cosciente dello sconcerto che susciterà la lettura di queste righe, ma sono altrettanto consapevole che potranno far riflettere chi si sentirà coinvolto. Gli eventuali commenti, certamente pesanti, li lascio al divertimento dei “leoni da tastiera” e agli amanti dei social: posso assicurare che non mi scalfiranno in alcun modo.

Ci sono cose ben più serie a cui pensare. Lasciate che lo dica chi, prendendo in prestito una famosa citazione cinematografica, ha visto cose che voi umani non potete neanche immaginare.

Auguro a tutti un sereno Natale e un proficuo Anno Nuovo.”

Firmato: Massa Luigi, San Giovanni Rotondo.

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