Nel Barese su 54 verifiche solo 2 le strutture in regola: la guerra santa della Gdf. Sono molte le attività svolte di fatto senza autorizzazioni oppure i locali trasformati in stanze. E le partite Iva mai aperte.
Oltre 8 milioni di euro sottratti al fisco. È il conto salato dell’evasione nel settore dell’accoglienza turistica che emerge dai controlli della Guardia di finanza nella sola provincia di Bari nel 2025. Un sistema diffuso e tutt’altro che episodico: su 54 verifiche, appena due strutture sono risultate in regola. Tutto il resto è un catalogo di violazioni che coinvolge affitti brevi, B&B, affittacamere e perfino alberghi.
I numeri parlano chiaro: 22 persone fisiche evasori totali titolari di immobili destinati agli affitti brevi, 25 tra proprietari e gestori di strutture extralberghiere, 7 strutture ricettive riconducibili ad altre tipologie tra cui 2 alberghi che da soli hanno evaso oltre 2 milioni di euro. Il bilancio definitivo arriverà nel 2026, ma i dati fomiti dal comandante provinciale della Gdf, generale di Brigata Pasquale Russo, restituiscono già oggi la fotografia di un sommerso importante.
Un sommerso che nel 2024 ha reso possibile il recupero di 5.200.000 euro, di redditi o ricavi, sottratti a tassazione di cui 1.200.000 euro «hanno formato oggetto di ravvedimento operoso controllo durante», spiega il generale. Ciò significa che, durante i controlli, i contribuenti hanno scelto di regolarizzare la posizione nei confronti del fisco con il pagamento delle imposte non versate per un totale di circa 400mila euro. Sempre nel 2024, la Gdf ha mosso contestazioni anche in materia di Iva, dovuta e relativa, per oltre 600mila euro. In totale nel 2024, sono stati eseguiti 60 controlli di cui 26 nei confronti di persone fisiche proprietari o gestori di immobili adibiti ad affitti brevi, 29 nel comparto extralberghiero e 5 tra alberghi residenza e altre tiptologie affini.
L’evasione non riguarda, quindi, solo le imposte sui redditi, ma anche Iva, Imu e Tari, spesso aggirate grazie a difformità catastali e a una dichiarazione degli immobili ben lontana dalla realtà. E questa è solo la punta dell’iceberg.
«Accanto alle violazioni fiscali – spiega il generale Russo – emergono infatti una lunga serie di irregolarità: omesse comunicazioni delle presenze degli ospiti alla Polizia, mancata richiesta del Codice identificativo nazionale (Cin), assenza della Scia al Suap, mancata registrazione al Dms regionale, attività svolte di fatto senza autorizzazioni, locali trasformati in strutture ricettive senza corrispondenza con le planimetrie catastali e partite Iva mai aperte nonostante attività chiaramente imprenditoriali».
Non mancano casi eclatanti, come quello di una villa con dependance abusive realizzate nel giardino, da cui discendono ulteriori violazioni: pagamento ridotto di Imu e Tari e, in presenza di televisori nelle stanze, mancato versamento del canone Rai speciale, obbligatorio per tutte le strutture ricettive.
Secondo la Guardia di finanza, l’alibi dell’ignoranza regge poco. «Nella maggior parte dei casi – sottolinea il generale Russo – è emersa una piena consapevolezza della condotta evasiva». Una scelta che altera il mercato: chi non paga le tasse può praticare tariffe più basse, alimentando una concorrenza sleale a danno degli operatori onesti.
In alcuni casi l’evasione è legata a difficoltà economiche. È il caso di un albergo di Bari che, pur fatturando regolarmente ai clienti, non ha presentato la dichiarazione dei redditi per cinque anni, accumulando 2 milioni di euro di ricavi non dichiarati. Scenario simile a Monopoli, dove un’altra struttura ha evaso 813mila euro.
I controlli, però, sono sempre più mirati. «Da un anno – spiega Russo – abbiamo affinato il dispositivo di contrasto: quando interveniamo, andiamo a colpo sicuro».
Decisivo l’incrocio delle banche dati: annunci sui social presenti anche nei cosiddetti gruppi chiusi, sulle piattaforme come Booking e Airbnb, presenze comunicate ad Alloggiati Web, versamenti dell’imposta di soggiorno, transazioni elettroniche, iscrizione al Dms regionale. Una rete di alert che rende quasi automatico individuare le situazioni a rischio, rivelatesi fondate nel 100% dei casi, che a monte partono dalla verifica della congruità della dichiarazione dei redditi.
«Proprio grazie a questo modo di procedere, facciamo in modo di fare fruttare al massimo le risorse di cui disponiamo. E va sottolineato l’impegno degli uomini e delle donne del Nucleo operativo metropolitano di Bari, ma anche del comando di Monopoli, della tenenza Bitonto e di quella di Putignano che hanno intercettato i casi maggiormente significativi».
Un lavoro capillare che coinvolge tutti i reparti della Guardia di finanza della provincia di Bari e che non conosce più stagionalità.
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