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MIGLIORA LA CAPIENZA DELLA DIGA DI OCCHITO: 47 MILIONI DI METRI CUBI, MA SIAMO LONTANI DALLA SOGLIA DI SICUREZZA

Un segnale di ripresa c’è, ma il livello resta ancora ben distante dalla soglia di sicurezza. L’invaso della diga di Occhito, tra Puglia e Molise, registra oggi circa 47 milioni di metri cubi d’acqua, con un incremento di 16 milioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Lo attestano i dati dell’Osservatorio del Consorzio per la Bonifica della Capitanata, che gestisce il più grande invaso d’Europa in terra battuta, fondamentale per i rifornimenti civili, agricoli e industriali.

Il volume attuale rappresenta poco più del 12% della capacità complessiva della diga, stimata in circa 333 milioni di metri cubi. Un miglioramento netto rispetto ai 31,5 milioni di metri cubi registrati nello stesso periodo del 2025 e un andamento in linea con quello degli altri invasi che alimentano la regione. Tuttavia, il confronto con le medie storiche impone prudenza: mancano ancora decine di milioni di metri cubi per raggiungere quella “quota di sicurezza” indispensabile a programmare senza affanni la stagione irrigua primaverile ed estiva.

«Un segnale positivo c’è, ma sarebbe un errore fatale considerarlo un “fuori pericolo”», avverte Confagricoltura Puglia, che fotografa una situazione in chiaroscuro all’inizio del nuovo anno. Se da un lato i livelli idrici segnano una timida ripresa dopo il periodo nero 2024-2025, dall’altro i volumi disponibili restano drammaticamente insufficienti a garantire serenità al comparto agricolo pugliese.

«Uscire dalla logica dell’emergenza non è uno slogan, ma un imperativo di sopravvivenza economica», sottolinea Antonello Bruno, presidente di Confagricoltura Puglia. «Il lieve recupero idrico non deve diventare un alibi per l’inerzia. Il cambiamento climatico, con l’alternanza sempre più frequente di siccità prolungate e piogge torrenziali, sta desertificando i nostri territori. L’agricoltura è il settore più esposto: pur utilizzando l’acqua in modo responsabile e restituendola all’ambiente attraverso il ciclo biologico, gli agricoltori continuano a pagare il prezzo più alto, con costi di approvvigionamento ormai insostenibili».

Sul fronte delle prospettive, per il 2026 resta centrale la necessità di accelerare la realizzazione della condotta dal Liscione, infrastruttura strategica già in parte finanziata dal Governo nazionale, considerata decisiva per rafforzare la sicurezza idrica del territorio.