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ISCHITELLA/ QUANDO LA CULTURA SI FERMA VINCENZO LUCIANI LASCIA IL PREMIO PIETRO GIANNONE

Dopo ventidue anni il poeta di Ischitella si congeda dal riconoscimento da lui ideato La fatica del volontariato intellettuale e la fragilità di progetti affidati a una sola persona

Ci sono iniziative culturali che non nascono per decreto, né per strategia, né per convenienza. Nascono per ostinazione, per passione, per amore di un luogo. Il «Premio Ischitella–Pietro Giannone» è stato una di queste. E proprio per questo la decisione di Vincenzo Luciani di non proseguirne più l’organizzazione, dopo ventidue anni, non è soltanto una notizia: è un segnale. Un segnale che interroga il rapporto tra cultura e territori, tra volontariato intellettuale e istituzioni, tra energia individuale e sostenibilità collettiva. Perché il Premio non è stato un evento occasionale, ma un lavoro continuo, faticoso, spesso silenzioso. Un lavoro che ha trasformato un piccolo paese del Gargano in un punto di riferimento nazionale per la poesia, dimostrando che anche dalle periferie può nascere qualità, confronto, autorevolezza.

Un impegno solitario

Luciani ha fatto tutto questo quasi da solo, con la collaborazione di una giuria qualificata, di sponsor locali, di amministrazioni via via disponibili, ma soprattutto mettendoci tempo, competenze, credibilità personale. Dalla lettura delle raccolte poetiche alla pubblicazione dei volumi, dall’organizzazione degli eventi alla cura degli ospiti, ogni edizione ha richiesto un impegno che, col passare degli anni, è diventato sempre più pesante. E nell’ultima, come lui stesso racconta, le difficoltà si sono sommate, fino a rendere evidente ciò che spesso si preferisce non vedere: la fragilità di un sistema che si regge su una sola persona. La scelta di fermarsi, motivata innanzitutto dall’età, non ha nulla di rinunciatario. Al contrario, è una scelta di responsabilità. Responsabilità verso se stessi, verso la famiglia che da anni condivide il peso di un’informazione indipendente e autofinanziata, verso il valore stesso del lavoro culturale, che non può essere dato per scontato né consumato fino allo sfinimento di chi lo produce.

Domande aperte alla cultura

Colpisce, in questa vicenda, la dignità del congedo. Nessuna polemica, nessuna recriminazione, nessuna richiesta di riconoscimento tardivo. Solo gratitudine: per l’Amministrazione comunale, per i collaboratori, per i poeti di tutta Italia che hanno dato senso al Premio. E insieme, una consapevolezza amara ma lucida: l’amore per il proprio paese non può diventare una condanna a reggere da soli ciò che dovrebbe essere patrimonio condiviso. La fine del «Premio Ischitella–Pietro Giannone» non è dunque solo la conclusione di un’esperienza. È una domanda aperta. Che cosa accade alla cultura quando chi la sostiene non ha più forze? Chi raccoglie il testimone? E soprattutto: siamo ancora capaci di riconoscere, prima che sia troppo tardi, il valore di chi lavora nelle periferie, lontano dai riflettori, per costruire senso, memoria e comunità? A queste domande il Premio ha risposto per ventidue anni con la poesia. Ora resta il suo esempio. E la responsabilità di non disperderlo.

teresa maria rauzino

l’edicola