Menu Chiudi

REGIONE/ ENTRO DOMANI I CONSIGLIERI: POPOLARI E AVS RESTANO FUORI, CONFERMATI I SEGGI DI PD E FDI.

Dai primi calcoli nessuna sorpresa sui nomi: 14 seggi al Pd, 11 per FdI.

L’assegnazione dei primi 23 seggi suddivisi con il sistema proporzionale coincide con quella effettuata da Eligendo all’indomani dalle elezioni di novembre. E dunque, a meno di sorprese, il nuovo Consiglio regionale sarà composto esattamente come appare dal sistema informatico del ministero dell’Interno. Ieri l’Ufficio elettorale centrale ha lavorato per due mezze giornate, la prima per consentire la proclamazione del presidente Antonio Decaro e la seconda per effettuare la prima parte dei calcoli previsti dalla legge elettorale pugliese: entro stasera, al massimo domani mattina, il collegio presieduto dalla dottoressa Giovanna De Scisciolo dovrebbe chiudere il verbale che porterà (lunedì-martedì) alla formale proclamazione anche dei consiglieri.

Alla riunione hanno assistito solo pochi rappresentanti delle liste. C’erano il delegato di Luigi Lobuono (avvocato Vincenzo Guerra), del Pd (avvocato Pierluigi Balducci), Avs (Gerardo De Letteriis) e di Antonio Decaro (professor Giuseppe Morgese). La suddivisione dei primi 23 seggi ne assegna sette al Pd, tre a «Decaro presidente», due a Per e M5s, cinque a FdI, due ciascuno a Lega e Forza Italia. Restano ora da assegnare gli altri 27 seggi secondo il sistema maggioritario, partendo dal vincolo del premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale regionale: visto che Decaro ha superato il 40% e deve quindi ottenere 29 seggi, il centrosinistra otterrà altri 15 seggi mentre gli ultimi 12 andranno all’opposizione…

Ecco perché non sembra – come pure era stato ipotizzato – che dai calcoli dell’Ufficio elettorale possa uscire un risultato diverso rispetto a quello di Eligendo, salvo appunto che i magistrati non applichino in modo diverso la regola sugli scorrimenti. Si tratta del meccanismo per la suddivisione tra le province dei seggi che spettano a ciascun partito, da assegnare (dice la legge) «se­guendo la graduatoria decrescente dei voti residuati espressi in percentuale del re­lativo quoziente elettorale circoscrizionale (…) iniziando dalla prima circoscrizione alla quale non è stato ancora attribuito il seggio».

Il corto circuito (che cinque anni fa portò il Tar a sconfessare la Corte d’appello e il Consiglio di Stato a sconfessare il Tar) nasce in fase di interpretazione: il Consiglio di Stato nel 2021 ha detto che per stabilire da quale provincia si parte bisogna consi­derare tutti i seggi attribuiti nella parte proporzionale a ciascun partito, per cui se tutte le province hanno ot­tenuto almeno un seggio allora l’assegnazione rico­mincia dall’inizio della graduatoria provinciale.

Il calcolo fatto ieri im­pone che verranno confer­mati (come diceva Eligen­do) 14 seggi al Pd, 7 a «Decaro presidente» 4 cia­scuno a Per e M5s, e – per l’opposizione -11 seggi a Fdi, 5 a Fi e 4 alla Lega (il 21° seggio è sottratto alla Lega ed è quello destinato a Lobuono). Una diversa interpretazione del­la norma sugli scorrimenti farebbe cam­biare la suddivisione dei seggi tra le province che farebbe quindi cambiare anche i nomi degli eletti: la sensazione è che però la Corte d’appello confermerà quanto già emerso da Eli­gendo, rinviando eventuali valutazioni differenti alla giustizia amministrativa.

Va in questo senso anche il mancato accoglimento (di cui dovrà dare conto eventualmente il verbale) di quanto rappresentato nelle otto memorie depositate da parte di al­trettanti candidati, a partire da quelle che pretendevano di manomettere i criteri di calcolo previsti dalla legge sulla soglia di sbarramento: ne consegue che Avs e Po­polari per Decaro sono ufficialmente fuori • dal Consiglio regionale, seppur per poche migliaia di voti. Su questo punto, però, la giustizia amministrativa è finora stata chiarissima ed ha anche escluso che nella legge pugliese possa esserci un sospetto di incostituzionalità.

Una volta terminati i calcoli, la Corte d’appello dovrà convocare i consiglieri ri­sultati vincitori per la proclamazione. La data che conta è comunque quella del verbale. È possibile che la cerimonia for­male slitti ai primi giorni della prossima settimana.

gazzettamezzogiorno