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PUGLIA/ LA CONVIVENZA DEI «DUE PAPI» L’ERA (SENZA FINE) DECARO-EMILIANO. ORA UNO È GOVERNATORE E L’ALTRO SARÀ ASSESSORE. TANTE LITI, MA IL TANDEM DURA DA 20 ANNI

In Puglia si apre la stagione dei «due Papi». Perché il neo governatore Antonio Decaro, almeno per un po’, dovrà convivere con il suo predecessore Michele Emilia­no, che verrà nominato asses­sore allo Sviluppo economico, per occuparsi delle crisi azien­dali (Dva su tutte) che già tanti grattacapi gli avevano creato nei suoi io anni alla guida del­la Regione.

 Insieme per forza, nonostante le tante scaramuc­ce. Una cambiale politica che andava pagata. Perché Decaro, per candidarsi, durante la tele­novela estiva del Campo largo aveva posto come condizione che l’ingombrante precedes- sore rinunciasse a correre per le preferenze da consigliere regionale semplice.

E’ nata così la suggestione del «governatore emerito», tanto che, con un’iperbole, c’è chi azzarda il paragone con «la convivenza» tra Francesco e Benedetto XVI. Ma Bari non è certo il Vaticano e questo sarà un contratto rigorosamente «a tempo determinato». Infat­ti Emiliano (alias «Michelone») rimarrà assessore per po­co più di un anno, visto che nel maggio 2027 si voterà per le Politiche e in cambio del suo passo indietro sarà candi­dato alla Camera. Una soluzio­ne «win win» per il Pd, visto che Decaro ha incassato politi­camente ciò che chiedeva e l’ex toga Emiliano, grazie a questo «ponte», ha evitato di dover rientrare in magistratu­ra.

Ma come si è arrivati a que­sta pace, nonostante le borda­te della scorsa estate? L’inge­gnere e la toga sono due profi­li caratteriali e politici diversi: come il giorno e la notte. Ri­formista il primo e trasformi­sta il secondo, tanto che nella sua ultima maggioranza aveva infilato dem, grillini e pure post fascisti. Decaro è uno alla De Bruyne, mezzala moderna e affidabile. Emiliano è invece un 10 sudamericano, alla Papu Gomez: genio e sregolatezza. «Michele» pensa di poter ri­solvere tutto con l’istinto, «Antonio» pesa tutto (anche troppo) prima di muovere le cose. Entrambi eccedono (nel difetto opposto) ed è per questo che a turno si scazzano e si ritrovano.

Perché in fondo, e questo tanti politici pugliesi lo avevano sottovalutato, i due sono molto amici. E poco im­porta se tra luglio e settembre scorsi se le erano date (politicamente eh) di santa ragione. Con Francesco Boccia da Bisceglie, capogruppo del Pd al Senato, costretto a fare da me­diatore nella veste di «cugino saggio».

Del resto, Decaro non si è mai dimenticato che la sua ra­pida ascesa iniziò nel 2004, quando l’allora sindaco di Bari Emiliano chiamò nella sua giunta l’allora sconosciuto in­gegnere dell’Anas. Una lunga cavalcata, in tandem. Prima 10 anni da sindaco il primo, poi altrettanti il secondo. Idem per la guida della Regione, con Decaro che ha appena ini­ziato, dopo essere «rimpatria­to» da Bruxelles, dove nel 2024 era volato dopo aver in­cassato oltre mezzo milione di preferenze.

Un’era politica, che ha visto «Michele & Anto­nio» artefici di una strategia, seppure applicata con metodi e stili diversi, per centrare un obiettivo comune: disarticola­re il centrodestra, portando dalla propria parte molti (ex) avversari. E alla fine, combat­tendo un osso durissimo co­me l’attuale commissario Ue Raffaele Fitto, ci sono riusciti.

Lo dicono i numeri, in crescita progressiva: Emiliano è stato eletto due volte con circa il 47%, per arrivare infine al 64% di Decaro, che più compagni della corrente riformista vor­rebbero contendesse la lea­dership del Pd a Elly Schlein.

corrieredellasera