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REGIONE/ DECARO PRONTO A PRESENTARE LA GIUNTA. MA ORA EMILIANO RISCHIA DI RIMANERE FUORI

Il neo governatore resta in silenzio, il suo predecessore torna in bilico. E dopo l’ufficializzazione degli eletti arrivano i ricorsi.

È un clima «talmente nebuloso che si dice tutto e il contrario di tutto». Le persone vicine all’ex governatore Michele Emiliano raccontano così le ore che precedono l’ufficializzazione della squadra di assessori che affiancherà il presidente della Regione Antonio Decaro. Ore talmente febbrili da mandare in tilt i partiti. E nel caos generale finisce, appunto, anche Emiliano. Per tutta la giornata di ieri è circolata la voce di un possibile ripensamento rispetto alla volontà di nominarlo assessore esterno.

Notizia vera? «Non ci sono né smentite e né conferme perché la verità è che Decaro si è trincerato nel silenzio». Tradotto: deciderà da solo e per questo non trapelano conferme e smentite alle voci che si rincorrono frenetiche. Anche gli assessori prescelti con ogni probabilità lo sapranno un attimo prima di leggere il decreto di nomina. Emiliano, rinunciando alla candidatura al Consiglio regionale, come da accordi tra la segretaria nazionale del Pd Elly Schein e lo stesso Decaro, è (era?) destinato ad occupare una delle due caselle esterne sulle 10 disponibili della giunta. Cosa apparsa sino a due giorni fa scontata al punto che si è consolidata l’ipotesi che, sino al 2027 quando sarà candidato al Parlamento, possa occuparsi di grandi crisi industriali, vista la sua centralità sul tema dell’ex Ilva.

Il dubbio che si sarebbe insinuato nelle ultime ore è che sia complesso spiegare ai cittadini perché è stato posto un veto sulla candidatura al Consiglio regionale ma non sulla nomina in giunta. D’altro canto venire nuovamente meno ad un patto, sarebbe una rottura insanabile nel rapporto tra Emiliano e Decaro. L’ex governatore è chiuso nel più stretto silenzio come il suo successore: ciò che si sa è che attende perché, dice qualcuno a lui vicino, «i patti erano quelli». 

Intanto, la squadra sembrerebbe aver preso forma. Rimarrebbero solo limature. Ora che l’ufficio centrale elettorale della Corte d’Appello di Bari ha ufficialmente inviato i verbali a Prefetture e Consiglio regionale, proclamando gli eletti, la clessidra inizia a scorrere. La giunta potrebbe essere ufficializzata domani, 11 gennaio, o lunedì 12. Il Pd dovrebbe ottenere la rappresentanza maggiore con 5 assessorati e la presidenza del Consiglio.

In pole ci sono, come è noto, Raffaele Piemontese, Donato Pentassuglia, Francesco Paolicelli, Debora Ciliento che dovrebbe rimanere l’unica donna dem. Elisabetta Vaccarella, campionessa di preferenze tra le elette, non dovrebbe avere incarichi assessorili unicamente per equilibri territoriali.

Decaro presidente, Movimento 5 Stelle e Per la Puglia dovrebbero ottenere un assessorato ciascuno. Rispettivamente si fanno i nomi di Silvia Miglietta o Grazia Starace, delle pentastellate Rosa Barone o Annagrazia Angolano (Cristian Casili è meno probabile per un equilibrio di genere) e in quota Per la Puglia Sebastiano Leo o Saverio Tammacco. Al M5S andrebbe la vicepresidenza, mentre al Pd la presidenza del Consiglio (incarico delicatissimo e per questo molto dibattuto).

Pedina jolly il dem Stefano Minerva: il suo saper essere collante tra i consiglieri potrebbe portarlo se non in giunta, alla presidenza del gruppo Pd o del Consiglio.

Per quest’ultima postazione concorre anche Toni Matarrelli. Intanto i non eletti meditano ricorsi. Lo valuterà Lucia Parchitelli, prima dei non eletti del Pd e lo stesso farà il Pd di Lecce, intenzionato a difendere Sergio Blasi, anche lui escluso dalla lista dei convocati nel primo Consiglio regionale che dovrebbe tenersi il 27 o il 28 gennaio.

corrieremezzogiorno