Tutti i riflettori sono sulla giunta che sta per essere nominata: dopo primi provvedimenti, dopo le nomine del capo di Gabinetto (Davide Pellegrino) e del capo dell’Avvocatura (Rossana Lanza) e l’accelerazione sulla Sanità partendo dalle liste d’attesa, oggi si entra nel vivo per disegnare la squadra designata da Antonio Decaro.
«Siamo in attesa di una convocazione dal presidente»: Mino Di Lernia, segretario regionale di Sinistra italiana, esprime il sentire comune di tutti i leader dei partiti del campo largo, pronti a confrontarsi con il governatore, nel pieno rispetto della sua autonomia. Ecco, la parola chiave è «autonomia», ovvero il pieno rispetto delle prerogative di Decaro nello scegliere chi lo accompagnerà nel percorso. Alla Gazzetta ha anticipato la battuta che farà «le cose per bene», facendo intendere che terrà conto di territori, equilibrio di genere e rose proposte dai partiti (Avs indicherà almeno tre donne per un possibile assessorato esterno).
Se si immagina che i due posti extra consiglio andranno a Michele Emiliano, governatore uscente che potrebbe andare allo Sviluppo Economico, e la delega rosa (alla Cultura?) per Avs, ci sarà da individuare otto «interni» dai 29 eletti nel consiglio regionale.
Nel Pd vengono considerati punti fermi Donato Pentassuglia (Sanità), al pari di Raffaele Piemontese, tra le donne ci potrebbe essere la conferma di Debora Ciliento (ha fatto bene ai Trasporti ma ha competenza anche per il Welfare). In quota dem Salento (dopo il Pd provinciale protesta per l’esclusione di Sergio Blasi e annuncia di sostenere il suo ricorso) c’è la sfida tra Stefano Minerva e Loredana Capone, per una rappresentanza insieme politica e di territorio.
Il partito del Nazareno ha altre risorse: Francesco Paolicelli, rieletto con un dato plebiscitario nel Barese, molto attento al mondo agricolo, e Toni Matarrelli, che – dopo esser stato parlamentare, sindaco e presidente della provincia – ritorna in Consiglio e potrebbe mettere la sua esperienza a disposizione (per guidare i lavori dalla posizione che fu della Capone?)
La lista Decaro presidente ha due punte di diamante: Grazia Starace, già assessore alla Cultura di Vieste (al Turismo?), e Silvia Miglietta, già assessore progressista con Carlo Salvemini sindaco di Lecce. La delega all’Istruzione nel passato quinquennio è stata del leccese Sebastiano Leo, animatore della lista «Per la Puglia», insieme al collega barese Saverio Tammacco: sono i due nomi della civica per la giunta e la scelta, probabilmente passerà da un’ riequilibrio delle nomine che terrà conto delle province presenti (e dei numeri ) nell’esecutivo.
Capitolo M5S: i grillini vorrebbero la delega all’Ambiente, pesantissima in una regione che deve affrontare la vertenza Ava. I pentastellati sono però divisi al proprio interno: i due senatori – Rosa Barone e Cristian Casili – ambiscono all’incarico, mentre da Taranto arriva la candidatura di Annagrazia Angolano. L’ultima parola, però, spetterà a Decaro, che dovrà trovare una sintesi anche sui contenuti di una coalizione con sensibilità variegate (soprattutto sui temi dell’industria, dell’urbanistica e dell’adozione dei termovalorizzatori).
La variabile Avs. Decaro anche da sindaco ha sempre dato spazio ai vendoliani (Ines Pierucci ottenne l’assessorato alla Cultura), anche se non avevano eletti nel Consiglio. E’ la stessa situazione che si ripeterà nel mandato regionale, ma l’impegno del Pd a livello nazionale è volto al consolidamento dell’alleanza del campo progressista, anche col pieno coinvolgimento degli alleati nella giunta pugliese. Secondo alcune indiscrezioni Decaro avrebbe concordato con Nicola Fratoianni e Angelo Bonella di raccogliere una indicazione femminile da una rosa di nomi (dalla
Pierucci ad Anna Grazia Maraschio). Questa ipotesi di lavoro è figlia dell’orientamento di Avs, volto a valorizzare le personalità che si sono spese nell’ultima complessa campagna elettorale. Decaro, infine, ha parlato nelle scorse settimane di una giunta da fare «in poche ore». Non è il caso di guardare l’orologio, ma il leader dem ha voglia di recuperare in fretta il gap legato alla burocrazia elettorale, che lo ha tenuto ai box – pur vincitore nelle urne – per 45 giorni. Una enormità per i problemi della Puglia e dei pugliesi che coltivano grandi attese su questo nuovo corso.
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