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TROIA DEDICA LA BIBLIOTECA CIVICA A FRANCO MARASCA: LA CULTURA COME RADICE E FUTURO

Troia riscopre uno dei suoi luoghi simbolo e, nel farlo, rende omaggio a una delle figure che più hanno creduto nella cultura come strumento di riscatto e crescita collettiva. Oggi, 10 gennaio 2026, la Biblioteca civica riapre ufficialmente i battenti e viene dedicata a Franco Marasca, editore, intellettuale e instancabile promotore culturale, fondatore della rivista “Il Rosone” e dell’omonima casa editrice.

A dare voce all’emozione di questa giornata è stata la figlia Marida Marasca, che in un lungo e intenso messaggio pubblicato sui social ha voluto condividere il significato profondo di questa riapertura:

«Una biblioteca è il cuore pulsante di un paese che vuole crescere, è l’unico luogo davvero democratico dove la conoscenza è di tutti e per tutti». Parole che restituiscono il senso di uno spazio non solo fisico, ma civile, capace di offrire ai giovani strumenti per costruire il proprio futuro senza essere costretti ad andare via.

Un’idea che Franco Marasca conosceva bene. Nato e cresciuto in un territorio segnato dall’emigrazione, fu costretto giovanissimo a trasferirsi a Milano con la famiglia. Proprio lì, nel 1978, nacquero “Il Rosone” e le “Edizioni del Rosone”, esperienze editoriali che avrebbero segnato in modo duraturo il panorama culturale della Capitanata. Ma il richiamo delle radici, come ricorda la figlia, era troppo forte: il ritorno a Troia non fu una rinuncia, bensì una scelta consapevole, fondata sulla convinzione che la cultura potesse rendere il territorio un luogo in cui restare, non da cui fuggire.

Quel legame profondo con i libri e con i luoghi del sapere portò Marasca a collocare la sua casa editrice a pochi passi dalla Biblioteca Provinciale di Foggia, oggi Biblioteca Regionale “La Magna Capitana”, in un dialogo costante con le istituzioni della conoscenza. Un progetto portato avanti con tenacia anche dopo la sua scomparsa grazie alla moglie Falina, alla figlia Marida e allo staff editoriale, che hanno trasformato un’eredità ideale in un percorso vivo e operante.

A dieci anni dalla morte di Franco Marasca, Geppe Inserra ne tracciava un ritratto lucido e affettuoso sulle pagine della rivista “Diomede”. Ne emergeva la figura di un “imprenditore di cultura” capace di credere, con ostinazione quasi visionaria, che la crescita culturale non fosse un ornamento, ma un elemento strutturale dello sviluppo civile ed economico di una comunità. Produrre libri e riviste in una terra con bassi indici di lettura era – scriveva Inserra – un atto di coraggio, continuare a farlo una forma di perseveranza rara.

A distanza di anni, quell’eredità non solo resiste, ma continua a germogliare: le pubblicazioni, le amicizie, i rapporti umani e le iniziative culturali nate intorno al suo nome dimostrano che il solco tracciato non è rimasto vuoto. Lo ricordavano anche le parole di Vito Procaccini: non basta custodire le carte, occorre raccogliere il testimone e portarlo avanti.

La dedicazione della Biblioteca civica di Troia a Franco Marasca va letta proprio in questa direzione. Non un gesto commemorativo fine a se stesso, ma un invito alla comunità: abitare, custodire e vivere la biblioteca come spazio di incontro, studio e futuro condiviso. Il modo più autentico per onorare chi ha amato questo paese al punto da scegliere di restarvi, e di crederci, fino in fondo.

teresa maria rauzino