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CI HA LASCIATO ANTONIO TROIA IL “MITICO” PRIMO PRESIDENTE DELL’ ATLETICO VIESTE​

Aveva 90 anni. I funerali, domani 14 gennaio, alle ore 10,30 nella chiesa del S.S. Sacramento

Antonio Troia e Michele Muscettola

Muscettola fu il primo storico cassiere dell’Atletico Vieste (ma dal 1975 al 1981 fu presidente, anche se c’è chi sostiene che in fondo presidente lo sia sempre stato) e Troia il secondo, ma prima presidente….

Cose viestane: Leonardo Vescera presentò l’iscrizione al campionato, ma prima d’iniziarlo si dimise proprio per incompatibilità di vedute con alcuni consiglieri tra questi vi era proprio Muscettola. “Così per acclamazione, fu lui che si propose – ebbe a dire  Muscettola anni dopo – eleggemmo Tonino”.

Se Michele Muscettola somiglia all’antica moneta del fascio, Antonio Troia detto Tonino Irrose, potrebb’essere un buono… del tesoro (quelli, però, che non si svalutano). Michele sarebbe potuto diventare podestà in un comune medievale, o mecenate in una signoria (è nato a Monte Sant’angelo, ma poteva nascere benissimo a Predappio) il secondo, avrebbe fatto il condottiero, al soldo di se stesso.

Comunque mai avrei immaginato un giorno di scrivere qualcosa su di loro. Vada per Tonino: è stato il mio secondo datore di lavoro. Dopo Sandro Troiano a Pugnochiuso nel 1967, nell’estate del 1970 mi prese come aiutante bagnino alla Baia delle Zagare.

Ma di Muscettola no! Voglio dire Tonino era un “buono del tesoro”. Muscettola no! Era uno tosto.

(….) Ma Antonio Troia detto Tunnin Irrose oramai è consegnato al “Dizionario di Mitologia” alla voce HELIOS o Sole. Personificazione dell’astro solare. Ce lo raffiguriamo ancora come un giovane aitante e forzuto, nato per battere il martello sulle proprie cosce senza mai avvertire dolore. Sempre solare alla guida di un cocchio d’oro che inizio anni settanta era mutuato da un motoscafo trainato da quattrocento cavalli Mercury che emettevano fuoco alle sue narici. Svegliato dal canto di un gallo, tutti i dì, alla Baia delle Zagare, percorreva da sud (Faraglioni delle Zagare) a nord (Gattarella) la volta celeste del nostro Gargano. Ritornava sempre immortalato da foto estasiate di turiste. Helios IRROSE vedeva e sapeva tutto, perciò era nemico di chi agiva nell’ombra. Sposò l’Atletico Vieste, una oceanina, da cui ebbe già nel primo anno una ventina di figli, padre di noi tutti e anche di chi non era di Vieste.

Dagli allenatori passati sotto le sue gesta ebbe soddisfazioni e qualche delusione. Particolarmente venerato nell’isola del Riccardo Spina, ma anche oltre. Osannato per la sua bontà, passione, ma anche per i suoi “palloni”, nel senso che quando li gonfiava non avevano senso della misura. Magico quando raccontava le sue gesta di ciclista, di amatore, di gestore di Vignanotica.

Avrebbe meritato in mezzo al mare, a fianco di uno dei meravigliosi faraglioni il Colosso, la famosa statua di 32 metri così tra le gambe, a cavallo della sua spiaggia, potesse passare a manetta con il suo scafo. A Helios erano sacri la Lancia Fulvia e il pallone. I viestani di allora finirono per venerarlo come Sol Invictus.

Ecco perché Muscettola e Tonino Irrose andavano d’accordo. Quella coppia, insomma, a dispetto di tante differenze, o, forse, proprio per queste, era affiatata in un compiuto gioco delle parti.  

Michele Muscettola e Tonino Troia, nella storia dell’Atletico, insomma un posto gli spetta di rigore.

Da CAMPANILE SERA

all’alba dell ‘Atletico Vieste

di ninì delli santi