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FOGGIA/ COMPRAVENDITA DEI VOTI ALLE REGIONALI DEL 2020. INIZIATO IL PROCESSO DOPO L’ESPOSTO DI BARONE (5STELLE)

Tutto ebbe origine da un post Facebook pubblicato ai primi di ottobre 2020 dalla consigliera regionale Rosa Barone, con cui invitava i cittadini a segnalare presunti casi di compravendita di voti alle recenti elezioni regionali. In seguito ricevette una mail che riferiva di pressioni esercitate da Ludovico Maffei, presidente di una cooperativa, su alcune lavoratrici affinché votassero il figlio Danilo Maffei.

Da qui prese avvio l’inchiesta sul presunto voto di scambio, sfociata nel processo a 22 imputati foggiani, tra cui Ludovico e Danilo Maffei, che respingono ogni accusa. Rosa Barone, primo dei 39 testimoni dell’accusa, ha ricostruito in Tribunale a Foggia la genesi dell’esposto presentato il 14 ottobre 2020 e le successive dichiarazioni rese alla Digos.

Gli imputati rispondono a vario titolo di 36 capi d’accusa, tra cui corruzione elettorale, violazione della segretezza del voto, istigazione alla corruzione, violenza privata e interferenze sulle operazioni di seggio. L’inchiesta si articola in due filoni: il primo riguarda Danilo Maffei, accusato di aver offerto denaro o altre utilità a elettori in cambio del voto alle regionali del 2020, documentato con foto delle schede; il secondo coinvolge Ludovico Maffei per fatti legati alle comunali del 2019, con presunte minacce a dipendenti per favorire l’elezione del figlio.

La difesa dei Maffei definisce le accuse infondate e prive di riscontri. Barone ha chiarito che nel primo esposto non comparivano nomi e che solo successivamente, dopo contatti con alcune lavoratrici della cooperativa Astra ed ex amministratori, emersero i riferimenti ai Maffei, spingendola a chiedere accertamenti alla Procura.