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REGIONE PUGLIA, EMILIANO FUORI DALLA GIUNTA: DECARO LO NOMINA SUO CONSIGLIERE (A 130 MILA EURO ALL’ANNO). EX GOVERNATORE FURIOSO, MA DICE SÌ

Dopo una lunga trattativa il presidente ha deciso per l’esclusione dalla squadra di governo. L’ex magistrato avvia la procedura per l’aspettativa.

Michele Emiliano non farà parte della giunta regionale di Antonio Decaro. Sarà, invece, consigliere del presidente. È stata scritta nel pomeriggio di oggi, 15 gennaio, la pagina finale di un racconto burrascoso e travagliato iniziato prima dell’estate. Emiliano e Antonio Decaro si sono incontrati, si sono guardati, si sono parlati. Decaro è rimasto granitico sulle sue posizioni e a Emiliano, sfiancato da mesi di trattative, non è rimasto che prenderne atto: il posto in giunta non c’è. E, dunque, adesso sarà avviata la procedura per la richiesta dell’aspettativa.

Decaro preparerà il decreto di nomina, Emiliano lo accetterà e lo invierà al Csm per ottenere l’aspettativa dalla magistratura. Che certamente una risposta affermativa, non sente di assicurarlo nessuno. Ma è molto probabile che lo sia. L’incontro non si è chiuso con un abbraccio. Emiliano, assicura chi gli è vicino, è furibondo e ferito. Perché dopo il passo indietro sulla candidatura al Consiglio regionale, ha dovuto farne un altro.

Certo, l’incarico non è uno strapuntino sottopagato. «Avrà piena autonomia e ampio margine di manovra», dice un «emilianista». Oltretutto la riorganizzazione del modello Maia che ha avviato con decreto Decaro mercoledì e che ha ridotto da 21 a 9 i consiglieri del presidente ha preparato la strada per un lauto compenso: 130 mila euro all’anno. Per un rapido confronto, i direttori di dipartimento percepiscono complessivamente 150 mila euro l’anno. Resta, però, l’amarezza politica. Per dirla in modo riduttivo.

Ora, dunque, sbloccata la questione Emiliano, Decaro potrà chiudere tutte le altre caselle della giunta e ufficializzare la squadra. Il posto lasciato libero da Emiliano potrebbe andare ad un tecnico di stretta fiducia del governatore. Che Decaro si sia sentito con le mani legate non potendo nominare tutti gli esterni che avrebbe voluto è cosa nota, ecco perché potrebbe non assegnare l’incarico ai Popolari per un equilibrio politico ma scegliere una figura, per lui, di riferimento. Soprattutto se, su temi come Trasporti, Urbanistica, ecc, vuole imprimere una accelerata tecnica.

Secondo gli ultimi rumors Decaro potrebbe avvalersi di una professionista donna oppure richiamare ancora accanto a sé Giuseppe Galasso, per dieci anni al suo fianco al Comune e figura per lui di riferimento, Eugenio Di Sciascio, ex rettore del Politecnico e uno degli esperti che ha scritto con lui il programma di governo. L’alternativa sarebbe una trattativa con i Popolari ma difficile da concretizzare in 24 ore perché al loro interno ci sono anime diverse, come i renziani di Casa riformista e i calendiani di Azione. Fare sintesi ed indicare un nome che metta tutti d’accordo appare complicato anche avendo più tempo.

Le trattative con Emiliano, tuttavia, hanno portato ad uno stop sugli altri fronti che saranno affrontati venerdì 16 gennaio. Quello con Avs, ad esempio. Su questo versante non fa passi avanti la contrapposizione tra l’esigenza di Decaro di avere una indicazione al femminile e quella del partito che spinge per Gano Cataldo. Anche in questo caso, Decaro non la tirerà per le lunghe, traccerà la linea e sarà un prendere o lasciare.

Il Partito democratico ha in sospeso quattro assessorati: come più volte riferito, a Donato Pentassuglia è destinata la guida della Sanità, dovrebbero esserci anche Francesco Paolicelli, Raffaele Piemontese e Debora Ciliento. Decaro Presidente ha già individuato in Silvia Miglietta e Graziamaria Starace le due delegate in giunta, mentre il Movimento 5 Stelle per volontà di Giuseppe Conte ha messo sul tavolo il nome di Cristian Casili. Per la Puglia non ha fatto sintesi al suo interno, quindi sarà Decaro a decidere: Sebastiano Leo è in pole ma in partita ci sono Antonio Tutolo e Saverio Tammacco.

Le ultime caselle da definire, in quota Pd, sarebbero la presidenza del gruppo e del Consiglio regionale. Se Stefano Minerva sarà designato capogruppo allora Toni Matarrelli sarà indicato per l’altra casella. O viceversa. Bisognerà attendere domani per l’ufficialità, casualmente il giorno di Sant’Antonio Abate.

corrieredelmezzogiorno