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SANITÀ/ IN PUGLIA 200MILA ELETTROCARDIOGRAMMI INUTILI: ECCO PERCHÉ CHI PRENOTA ASPETTA 6 MESI

Il presidente Decaro e l’assessore Pentassuglia incontrano i direttori generali delle Asl: «Adesso cambiamo tutto». Oggi altre riunioni sulle liste d’attesa.

La Regione si impegnerà per supportare le Asl nel potenziamento tecnico e strutturale dei Pronto soccorso. Ma, al di là delle (legittime) difficoltà operative, che riguardano soprattutto le carenze di personale, il segnale politico lanciato dal governatore Antonio Decaro e dall’assessore Donato Pentassuglia è stato chiaro: la sanità pugliese deve cambiare passo per rispondere in maniera sempre più puntuale alle esigenze dei cittadini.

Ieri Decaro e Pentassuglia hanno incontrato i direttori generali e sanitari per parlare di Pronto soccorso. Il governatore è arrivato quasi in chiusura, dopo aver partecipato, a Putignano, al funerale dell’operaio ex Ilva morto in un incidente sul lavoro, ed ha quindi concluso con le stesse considerazioni già fatte in campagna elettorale, rivelando pure che Pentassuglia era «predestinato» a svolgere il ruolo di assessore alla Salute. È dunque toccato a Pentassuglia (accompagnato dal capo di gabinetto Davide Pellegrino, il capo dipartimento Vito Montanaro e la direttrice dell’Aress Lucia Bisceglia) svolgere un’introduzione che non ha risparmiato critiche a nessuno, né alla governance del sistema per il debito finanziario accumulato in questi anni, né a chi «si fa i selfie negli ospedali» (il riferimento è sembrato a un consigliere regionale del centrodestra).

Nei fatti si è trattato di una riunione interlocutoria, per far partire i ragionamenti, in cui ciascuna Asl ha illustrato la situazione dell’emergenza-urgenza con numeri e criticità. Alla fase di raccolta dei dati – ha avvertito Pentassuglia – deve però seguire quella di analisi, con l’individuazione di soluzioni: dovranno passare, appunto, tanto per il potenziamento ove possibile di medici e infermieri, quanto nel miglioramento delle procedure operative compreso l’utilizzo delle app (già esistenti) che forniscono informazioni sui tempi d’attesa. Ma è anche necessario diminuire il numero degli accessi ai Pronto soccorso, per concentrare le risorse sulle richieste davvero urgenti. «C’è la necessità di strutturare la sanità territoriale – ha commentato Decaro – perché una parte importante delle persone che arrivano al Pronto soccorso presentano situazioni che andrebbero affrontate in altro modo».

È un tema legato a doppio filo con quello delle liste d’attesa su cui Decaro ha iniziato la sua esperienza da presidente della Regione. E su cui oggi Pentassuglia incontrerà da capo e separatamente i direttori generali, i direttori sanitari e i Rula (i responsabili aziendali delle liste d’attesa), e i direttori di Pronto soccorso e Cup manager per una serie di riunioni stratificate. Nei giorni scorsi era emerso che il piano straordinario varato da Decaro come suo primo “atto avrebbe dovuto portare a chiamare circa temila cittadini, quelli a cui nell’ultimo semestre non è stata garantita la prestazione «U» (urgente) nel termine delle 72 ore. I dati dovranno essere analizzati da capo, perché pare che il numero effettivo sia sensibilmente più alto soprattutto per quello che riguarda alcuni esami strumentali: i dati definitivi verranno fuori, a breve, dai piani straordinari che la Regione ha chiesto a ciascuna Asl.

Il punto, ipotizzano i tecnici, è che a fronte di un’offerta non troppo elastica (il numero delle prestazioni può crescere in un range molto limitato) bisogna intervenire sulla domanda. Negli scorsi giorni il dipartimento Salute ha ad esempio fatto un focus sulla cardiologia, che rappresenta imo dei buchi neri del sistema in cui si generano Uste d’attesa fino a sei mesi. La Puglia ha un servizio di telecardiologia con centrali remote che forniscono in tempo reale la re-fertazione dei tracciati. Solo a Bari la centrale del Policlinico eroga 250mila ecg l’anno, dei quali – questo il punto – l’80°o sono regolari. La gran parte di questi elettrocardiogrammi sono effettuati su richiesta del 118, che esegue l’ecg su ogni intervento in assenza di qualunque sospetto clinico. Basterebbe quindi evitare l’effettuazione di questi esami per liberare, immediatamente, buona parte di quei 200mila esami a favore del cittadino che ne prenota l’esecuzione tramite il Cup e deve poi attendere mesi.

Ma naturalmente non tutti gli esami strumentali mostrano situazioni simili. È il caso di Tac e risonanze magnetiche, su cui – secondo uno studio dell’Aress che ha analizzato proprio il Policlinico di Bari – ci sarebbero punte di inappropriatezza (esami inutili) che sfiorano l’80%. In questo caso l’analisi è più complessa: da un lato è necessario ridurre la richiesta di esami, dall’altro è necessario predisporre procedure per fare in modo che ciascun caso sia trattato in maniera omogenea.

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