Ci ha lasciato Gianpier Clima, e le parole sembrano non bastare. Un videomaker straordinario, tecnicamente eccellente e capace di emozionare oltre ogni limite.
Un artista che non si limitava a raccontare: faceva vivere, sentire, viaggiare. Ma soprattutto una persona squisita, gentile, piena di vita.
«La mia passione, il mio lavoro. Life is to share!». Così si raccontava, con semplicità. E così ha vissuto: condividendo tempo, visione, anima.
Nei suoi frammenti di vita c’era già tutto: la sublime quiete di montagna scelta al frastuono; il viaggio nel tempo.
«Ho viaggiato nel tempo svegliandomi nel 1230 – scrive Giampier in un post del 28 ottobre 2025 – Sono a Melfi e nascosto tra le balle di fieno in un carretto giungo al castello ed è lì che osservo, tra i banchi dei mercanti, una variegata popolazione, non ci sono solo italici cristiani ma anche arabi musulmani che convivono pacificamente.
L’accampamento è poco fuori la roccaforte e tra il richiamo alla preghiera del Muezzin ed un frate che dà l’assoluzione mi muovo tra le tende di crociati, cavalieri, arcieri quando trampolieri e musicanti fanno festa e giunge lo Stupor Mundi: Federico II di Svevia».

E la sua voce narrante annuncia:
«…𝕬𝖓𝖓𝖔 𝕯𝖔𝖒𝖎𝖓𝖎 1230.
𝕴𝖓 𝕸𝖊𝖑𝖋𝖎 𝖉𝖎𝖒𝖔𝖗𝖆 𝖑𝖔 𝖘𝖎𝖌𝖓𝖔𝖗𝖊 𝖊 𝖎𝖒𝖕𝖊𝖗𝖆𝖉𝖔𝖗𝖊. 𝖑𝖔 𝕾𝖙𝖚𝖕𝖔𝖗 𝕸𝖚𝖓𝖉𝖎, 𝕱𝖊𝖉𝖊𝖗𝖎𝖌𝖔 𝖘𝖊𝖈𝖔𝖓𝖉𝖔 𝖉𝖎 𝕾𝖛𝖊𝖛𝖎𝖆.
𝕹𝖊𝖑𝖑𝖆 𝖘𝖚𝖆 𝖗𝖔𝖈𝖈𝖆 𝖘𝖙𝖆𝖓 𝖌𝖊𝖓𝖙𝖎 𝖒𝖔𝖑𝖙𝖊 𝖊 𝖉𝖎𝖛𝖊𝖗𝖘𝖊, 𝖈𝖍𝖊́ 𝖑’𝖔𝖈𝖈𝖎��𝖊𝖓𝖙𝖊 𝖊 𝖑’𝖔𝖗𝖎̈𝖊𝖓𝖙𝖊 𝖖𝖚𝖎𝖛𝖎 𝖉𝖎𝖒𝖔𝖗𝖆𝖓𝖔 𝖎𝖓 𝖕𝖆𝖈𝖊 𝖊 𝖈𝖔𝖓𝖈𝖔𝖗𝖉𝖎𝖆.
𝕸𝖊𝖓𝖙𝖗𝖊 𝖑𝖎 𝖋𝖆𝖑𝖈𝖔𝖓𝖎𝖊𝖗𝖎 𝖆𝖒𝖒𝖆𝖊𝖘𝖙𝖗𝖆𝖓𝖔 𝖑𝖎 𝖑𝖔𝖗𝖔 𝖆𝖘𝖙𝖔𝖗𝖎 𝖆𝖑𝖑𝖆 𝖈𝖆𝖈𝖈𝖎𝖆, 𝖆𝖗𝖙𝖊𝖋𝖎𝖈𝖎, 𝖘𝖕𝖊𝖟𝖎𝖆𝖑𝖎, 𝖘𝖈𝖗𝖎𝖛𝖆𝖓𝖎 𝖊 𝖓𝖔𝖙𝖆𝖎, 𝖊 𝖆𝖓𝖈𝖔𝖗 𝖑𝖎 𝖒𝖆𝖊𝖘𝖙𝖗𝖎 𝖉𝖎𝖕𝖎𝖓𝖙𝖔𝖗𝖎, 𝖑𝖎𝖚𝖙𝖆𝖎, 𝖊 𝖈𝖆𝖓𝖉𝖊𝖑𝖑𝖎𝖊𝖗𝖎, 𝖛𝖆𝖓 𝖈𝖊𝖗𝖈𝖆𝖓𝖉𝖔 𝖈𝖆𝖛𝖆𝖑𝖎𝖊𝖗𝖎 𝖆 𝖈𝖚𝖎 𝖔𝖋𝖋𝖊𝖗𝖎𝖗𝖊 𝖑’𝖆𝖗𝖙𝖊 𝖊 𝖑𝖆 𝖒𝖊𝖗𝖈𝖆𝖓𝖟𝖎𝖆 𝖑𝖔𝖗𝖔, 𝖎𝖓 𝖈𝖆𝖒𝖇𝖎𝖔 𝖉𝖎 𝖖𝖚𝖆𝖑𝖈𝖍𝖊 𝖆𝖚𝖌𝖚𝖘𝖙𝖆𝖑𝖊 𝖉’𝖔𝖗𝖔.
𝕱𝖚𝖔𝖗 𝖉𝖊𝖑𝖑𝖊 𝖒𝖚𝖗𝖆 𝖊̀ 𝖑𝖔 𝖈𝖆𝖒𝖕𝖔.
𝕿𝖗𝖆 𝖑𝖊 𝖙𝖊𝖓𝖉𝖊 𝖉𝖊’ 𝖈𝖗𝖔𝖈𝖎𝖆𝖙𝖎 𝖑𝖎 𝖆𝖗𝖈𝖎𝖊𝖗𝖎 𝖘’𝖊𝖘𝖊𝖗𝖈𝖎𝖙𝖆𝖓𝖔 𝖈𝖔𝖓 𝖆𝖗𝖈𝖔 𝖊 𝖘𝖆𝖊𝖙𝖙𝖆, 𝖊 𝖑𝖆 𝖛𝖎𝖙𝖆 𝖈𝖔𝖗𝖗𝖊 𝖕𝖎��𝖓𝖆 𝖊 𝖘𝖔𝖆𝖛𝖊.
𝕹𝖔𝖓 𝖊̀ 𝖙𝖊𝖒𝖕𝖔 𝖉𝖎 𝖌𝖚𝖊𝖗𝖗𝖆: 𝖒𝖚𝖘𝖎𝖈𝖎, 𝖌𝖎𝖚𝖑𝖑𝖆𝖗𝖎 𝖊 𝖘𝖆𝖑𝖙𝖎𝖒𝖇𝖆𝖓𝖈𝖔 𝖈𝖍𝖎𝖆𝖒𝖆𝖓𝖔 𝖑𝖆 𝖌𝖊𝖓𝖙𝖊 𝖆𝖑𝖑𝖆 𝖋𝖊𝖘𝖙𝖆, 𝖊 𝖑𝖔 𝕴𝖒𝖕𝖊𝖗𝖆𝖉𝖔𝖗𝖊, 𝖘𝖎̀ 𝖌𝖗𝖆𝖓𝖉𝖊 𝖊 𝖒𝖎𝖗𝖆𝖇𝖎𝖑𝖊, 𝖓𝖔𝖓 𝖕𝖚��̀ 𝖒𝖆𝖓𝖈𝖆𝖗𝖊…».
E come nelle sue narrazioni, dove si evince l’amore per una storia ove genti diverse dimorano in pace e concordia, oggi diciamo:
«Non è tempo di guerra, ma di memoria. Poiché l’arte e la bellezza, come fiaccola accesa, non muoiono col corpo dell’uomo che le generò».
E così lo sguardo di Gianpier dimora oltre il tempo, piano e soave, tra le genti e le cose amate.
Tra le vie di Melfi, ad esempio, dove il profumo delle castagne incontra la tradizione di un territorio, Gianpier trasforma la “Sagra della Varola” in un racconto di immagini e voci. Il suo storytelling non descrive: fa sentire sensazioni uniche. Fa rivivere il calore delle varole, il sorriso dei bambini, la forza silenziosa di chi custodisce l’anima del luogo e la gioia delle persone.
Gianpier aveva ancora tanti progetti da realizzare, mari da raccontare, sogni da condividere.
Resta il dolore di chi lo ha apprezzato e gli ha voluto bene, anche senza averlo incontrato mai.
Ma lascia un’eredità che nessuno potrà cancellare: le sue immagini, la sua sensibilità, la sua eleganza, la sua umanità.
E ci uniamo ai tanti amici che hanno voluto salutarlo sul suo profilo Facebook, dicendogli:
«Grazie per averci fatto viaggiare e sognare con te. Rimarrai sempre nei nostri cuori.
Che la terra ti sia lieve, Gianpier».
Teresa Maria Rauzino



