Riceviamo e pubblichiamo
Continuano i furti a Vieste. Da mesi si susseguono segnalazioni e denunce, in particolare per i garage: luoghi apparentemente secondari, ma che custodiscono strumenti di lavoro, attrezzature, oggetti accumulati con sacrificio e spesso indispensabili alla vita quotidiana. Qui si ruba tutto ciò che può essere facilmente rivenduto. E i casi non sono isolati.
Le denunce ci sono. I racconti dei cittadini anche. Eppure, di tutto questo, non si parla quasi mai. Un silenzio che pesa, che alimenta sfiducia e senso di abbandono. Possibile che un fenomeno così diffuso resti ai margini del dibattito pubblico?
La domanda che molti si pongono è semplice quanto scomoda: com’è possibile che non si riesca a individuare i responsabili? In una città dove ci si conosce, dove i movimenti non passano inosservati, dove qualcuno ha visto e qualcuno sa. E allora viene da chiedersi se davvero nessuno parli, o se invece si preferisca far finta di niente.
Nel frattempo, cresce la paura. C’è chi rinuncia a denunciare perché “tanto non serve”, chi vive con l’ansia di trovare la porta forzata, chi si sente doppiamente vittima: del furto e dell’indifferenza. Perché la sicurezza non è solo una questione di forze dell’ordine, ma anche di attenzione, prevenzione, presenza sul territorio e volontà collettiva di non normalizzare l’illegalità.
Non si tratta di creare allarmismo, ma di riconoscere un problema reale. Tacere non lo farà sparire. Anzi, rischia di rafforzarlo. Parlare, invece, significa accendere una luce, chiedere risposte, pretendere che la tutela dei cittadini diventi una priorità.
Vieste è una comunità viva, non può rassegnarsi all’idea che certi episodi diventino “normali”. Perché quando i furti diventano routine e il silenzio la regola, a essere rubata non è solo la merce, ma anche la fiducia.



