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MARI E MONTI/ MANO PESANTE. LA DDA CHIEDE 20 ANNI PER MIUCCI. SCONTI AI PENTITI GARGANICI. 42 GLI IMPUTATI COSA RISCHIANO.

La Dda ha chiesto 42 con­danne per complessivi 416 anni e 6 mesi di reclusione con pene da 22 mesi a 20 anni, nel processo abbreviato davanti al gup di Bari Susanna De Felice a 42 imputati dell’inchiesta “Mari e monti” nei confronti del clan garganico Li Bergolis/Miucci. Sono accusati a vario titolo di mafia, concorso esterno in associazione mafiosa, traffico e spaccio di droga, estor­sioni, rapine, armi, furto, favo­reggiamento, ricettazione, vio­lenza privata, trasferimento frau­dolento di valori: molti dei rea­ti-fine sono aggravati dalla mafiosità per metodi usati e/o per aver agevolato il clan. Per altri 8 imputati si sta celebrando il pro­cesso con rito ordinario in Tri­bunale a Foggia. Il blitz datato 15 ottobre 2024 portò all’arresto di 41 persone, quasi tutte ancora de­tenute e che hanno assistito all’udienza in videoconferenza dalle carceri.

Le pene più alte nell’ordine di 20 anni, il massimo consentito perché l’abbreviato comporta la riduzione di un terzo delle con­danne, i pm Ettore Cardinali e Bruna Manganelli le hanno in­vocate per il capo-clan Enzino Miucci e 2 suoi luogotenenti: Raf­faele Palena, capo della “cellula” di Monte; Claudio Iannoli, al ver­tice di quella di Vieste. L’accusa poggia sulle dichiarazioni di 1 testimone di Giustizia; 22 pentiti, di cui 5 imputati; migliaia di inter­cettazioni; interrogatori di vittime e testimoni; decine di senten­ze che hanno già riconosciuto la mafiosità del clan li Bergolis.

E’ il clan più longevo della mafia garganica essendo attivo sin dagli anni Settanta, come raccontato dal pentito Matteo Pettinicchio che nel febbraio 2025 è diventata la prima gola profonda in un

gruppo sino a un anno fa gra­nitico. I Li Bergolis/Miucci sono coinvolti nella guerra di mafia con gli ex alleati Romito (ora de­nominato clan Lombardi/Ricucci/La Torre) che dal 2008 à oggi è stata contrassegnata da 36 fatti di sangue con 25 morti, 1 lupara bianca, 21 feriti/miracolati.

Parlando per quasi 2 ore e de­positando al vaglio di gup e di­fensori una memoria di 6400 pa­gine, i pm hanno ripercorso le tappe dell’indagine; rimarcato l’importanza delle rivelazioni dei

pentiti; parlato delle singole po­sizioni. La pena più pesante di 20 anni, come accennato, è stata chiesta per Enzino Miucci, detto “u criature”, detenuto dal 2019, ritenuto al vertice del clan. Ne ereditò le redini nel 2009 dopo le pesanti condanne inflitte nel maxi-processo alla mafia garganica ai cugini, i fratelli Armando, Mat­teo e Franco Li Bergolis; i primi due stanno finendo di scontare 26 anniatesta, il terzo è ergastolano.

Prima da uomo libero e poi anche dal carcere, Enzino Miucci – dice l’accusa – ha deciso strategie, stretto alleanze, diretto i traffici di droga, imposto il pizzo, par­tecipato e ordinato agguati. An­che se nessun fatto di sangue, va rimarcato, gli viene contestato. Se Enzino Miucci ha dettato legge anche dalla prigione, l’ha potuto fare – prosegue l’atto di accusa della Dda – grazie anche alla com­pagna Marilisa Scambino che avrebbe portato gli ordini dal car­cere all’esterno: per lei chiesti 8 anni per concorso esterno in as­sociazione mafiosa.

 Nella catena di comando un ruolo di spicco la Dda lo attribuisce al figlio di Enzino Miucci, Antonio per il quale chiesti 16 anni; al cognato Leo­nardo Scambino con analoga ri­chiesta di pena. Vent’anni di car­cere sono stati sollecitati anche per Raffaele Palena, ritenuto uno degli uomini fidati del boss in­caricato di gestire la “cellula” di Monte Sant’Angelo; e per Claudio Iannoli che insieme al cugino Giovanni (chiesti 12 anni) avreb­be diretto la cèllula di Vieste.

Blitz e processo sono possibili grazie al fondamentale apporto dei collaboratori di Giustizia, ben 22, di cui alcuni hanno comin­ciato a collaborare con la Giu­stizia dopo l’arresto in “Mari e monti”.

E’ il caso di Matteo Pettinic­chio, compaesano, amico e com­plice sin da quand’erano ragazzi di Enzino Miucci, suo braccio de­stro prima di “tradirlo” e deci­dere di vuotare il sacco. “Ha squarciato il velo sugli affari del clan, lui che avrebbe potuto finire di scontare gli ultimi anni di de­tenzione e tornare libero; anche per questo va apprezzata la sua volontà di collaborare” ha detto il pm Bruna Manganelli, chieden­done la condanna a soli 6 anni per mafia e traffico di droga.

Sconti di pena sollecitati anche per gli altri 4 pentiti sotto processo: i man- fredoniani Matteo Lauriola (5 an­ni e 4 mesi) e Giuseppe Stramacchio (3 anni e 4 mesi); l’ex boss di Vieste Marco Raduano (4 anni per “aver offerto un contributo essenziale”); il compaesano Gia­nluigi Troiano (4 anni e 8 mesi).

Questi ultimi due inizialmente erano affiliati al clan Li Bergo­lis/Miucci, prima di rompere con gli alleati e transitare nel 2017 nelle fila del clan rivale Romito.

Dopo la requisitoria della Dda, l’udienza è proseguita con gli in­terventi dei legali di parte civile che hanno depositato memorie e chiesto condanne e risarcimento dei danni per i Comuni di Manfredonia, Monte Sant’Angelo, Mattinata, Vieste, Federazione antiracket, associazione “Giovanni Panunzio”, 2 vittime di estorsioni.

Nelle prossime 4 udienze -18 febbraio, 4 e 18 marzo, 15 aprile – spazio alle arringhe difensive. La sentenza di primo grado è attesa entro la primave­ra.

LE RICHIESTE DEI PM ETTORE CARDINALI E BRUNA MANGANELLI DELLA DDA NEL PRO­CESSO ABBREVIATO A 42 IMPUTATI; TRA PA­RENTESI LE ACCUSE CONTESTATE.

Matteo Armillotta, 46 anni, Monte Sant’Angelo: 9 anni e 4 mesi;

 Angela Basta (23), Monte: 1 anno e 10 mesi;

Donato Bisceglia (39), Monte: 5 anni e 4 mesi;

 Davide Carpano (34), Vieste: 11 an­ni;

 Giovanni Caterino (45), Manfredonia: 8 anni;

Marino Ciccone (67), Foggia: 6 anni;

 Nicola Ciliberti (27), Manfredonia: 16 anni;

 Giuseppe Pio Ciociola (22), Mon­te: 14 anni;

Gianmichele Ciuffreda (38), Vieste: 10 anni e 8 mesi;

 Libero Colangelo (43), Vieste: 14 anni;

 Luigi Ferri (45), Vieste: 6 anni;

 Francesco Gallo (55), Cerignola: 8 anni;

 Giulio Guerra (36), Mon­te: 10 anni e 8 mesi;

 Claudio Iannoli (49), Vieste: 20 anni;

 Giovanni Iannoli (39), Vieste, cugino: 12 anni;

Michele La Torre (35), San Giovanni Rotondo: 5 anni e 4 mesi:

 Orazio Pio La Torre (33), Monte: 10 anni;

 Matteo Lauriola (34), Manfredonia, pentito: 5 anni e 4 mesi;

 Luigi Mazzamurro (46), Manfredonia: 10 anni;

 An­tonio Miucci (23), Monte: 16 anni;

 Enzo Miucci (42), Monte: 20 anni;

 Raffaele Miucci (23), Monte: 3 anni e 4 mesi;

 Raf­faele Palena (32), Monte: 20 anni;

 Maria Francesca Palumbo (36), Monte: 12 anni;

 Michele Pellegrino (20), Monte: 3 anni e 4 mesi;

 Matteo Pettinicchio (40), Monte, pentito: 6 anni;

 Raffaele Giorgio Prencipe, (41), Vieste: 14 anni;

 Roberto Pren-cipe (38), Monte: 16 anni;

 Marco Prima­vera (30), sanseverese residente vicino Mantova: 4 anni;

 Filomena Primosa (33), Monte: 2 anni;

 Piergiorgio Quitadamo (50), Vieste: 14 anni;

 Marco Raduano (42), Vieste, pentito: 4 anni;

 Carmine Romano (55), Vieste: 10 anni e 8 mesi;

 Maria Gae­tana Santoro (77), Vieste: 9 anni;

 Lorenzo Scarabino (37), Monte: 16 anni;

 Marilina Scarabino (42), Monte, compagna di Enzo Miucci: 8 anni;

 Giuseppe Stramacchia (39), garganico residente in provincia di Napoli, pentito: 3 anni e 4 mesi;

 Tommaso Tomaiuolo (29), Manfredonia: 14 armi e 8 mesi;

Angelo Totaro (34), Monte: 18 anni:

 Pasquale Totaro (33), Monte: 8 anni;

Gia­nluigi Troiano (32), Vieste, pentito: 4 anni e 8 mesi;

 Giuseppe Vitulano (39), Man­fredonia: 6 anni.

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