Con recente provvedimento, la Corte di Cassazione (Sezione IV penale) riapre un pezzo rilevante del maxi-processo nato dall’inchiesta su un’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti operante tra Vieste, Cerignola e altri centri fino all’ottobre 2018, contestata con le aggravanti della disponibilità di armi, del numero di aderenti superiore a dieci, dell’ingente quantità di droga trattata e dell’uso del metodo mafioso, oltre a una lunga serie di reati “satellite” in materia di droga, armi, incendio e ricettazione, in parte collegati all’attività del sodalizio.
La decisione arriva sui ricorsi presentati contro la sentenza della Corte d’appello di Bari n. 2411/2024 del 19 gennaio 2024: da un lato il Procuratore generale di Bari, che impugnava l’assoluzione di Azzarone Liberantonio dal reato contestato al capo 156, dall’altro numerosi *imputati condannati, tra cui Di Fiore Pasquale Pio, Langi Stefano, Monacis Nicola, De Vita Marco, Scirpoli Antonello, Coda Orazio Lucio, Ciuffreda Gianmichele, Lorusso Giuseppe, Langi Marco, Carpano Davide, Raduano Marco. (vedi sotto elenco integrale imputati)
Il punto più delicato riguarda proprio Azzarone Liberantonio. In appello, i giudici baresi avevano assolto Azzarone dal capo 156 (“perché il fatto non sussiste”) e da un ulteriore addebito (capo 9, “per non aver commesso il fatto”). Secondo la Cassazione, però, la motivazione dell’assoluzione sul capo 156 non regge. La Suprema Corte richiama la necessità, quando il giudice d’appello arriva a conclusioni opposte rispetto al primo grado, di costruire una motivazione “nuova e compiuta” che si confronti davvero con l’impianto precedente. In questa vicenda, al contrario, la Corte d’appello avrebbe “destrutturato” la sequenza indiziaria valorizzata dal primo giudice senza un effettivo riesame complessivo.
Nel mirino finisce anche la ricostruzione dell’episodio del 16 ottobre 2017, ritenuto centrale nel capo 156: la sentenza di primo grado, ricorda la Cassazione, descriveva in modo analitico i movimenti di De Vita e Azzarone (con fermata, presunto conteggio di banconote, e la richiesta di allontanarsi per pochi minuti prima di tornare a riprenderlo). Un quadro che, secondo i giudici di legittimità, non può essere neutralizzato con argomenti congetturali o con letture parcellizzate degli indizi.
Nel provvedimento, la Cassazione ha disposto: annullamento con rinvio della sentenza d’appello limitamente all’assoluzione di Azzarone Liberantonio sul capo 156, con nuovo giudizio davanti a un’altra sezione della Corte d’appello di Bari; annullamento con rinvio anche per Di Fiore Pasquale Pio e Langi Stefano, sempre per nuovo giudizio davanti a un’altra sezione della Corte d’appello di Bari; annullamento senza rinvio per Monacis Nicola limitatamente all’aumento di pena per continuazione: la Cassazione lo ridetermina in 34 mesi, con pena finale fissata in 7 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione; annullamento con rinvio per De Vita Marco limitatamente alla pena accessoria del ritiro della patente di guida; rigetto del ricorso di Scirpoli Antonello, con condanna alle spese; dichiarazione di inammissibilità per i ricorsi di Coda Orazio Lucio, Ciuffreda Gianmichele, Lorusso Giuseppe, Langi Marco, Carpano Davide, Raduano Marco, condannati alle spese e al versamento di 3.000 euro ciascuno alla Cassa delle ammende. La decisione è stata assunta a Roma il 17 aprile 2025.
*procedimento a carico di:
RADUANO MARCO nato a SAN GIOVANNI ROTONDO il 14/09/1983
CODA ORAZIO LUCIO nato a MANFREDONIA il 13/11/1989
CARPANO DAVIDE nato a FOGGIA il 15/05/1991
MONACIS NICOLA nato a MANFREDONIA il 01/03/1999
LORUSSO GIUSEPPE nato a SAN GIOVANNI ROTONDO il 07/11/1998
SCIRPOLI ANTONELLO nato a SAN GIOVANNI ROTONDO 11 16/06/1991
CIUFFREDA GIANMICHELE nato a SAN GIOVANNI ROTONDO il 31/07/1987
DE VITA MARCO nato a SAN GIOVANNI ROTONDO il 09/09/1994
DI FIORE PASQUALE PIO nato a SAN GIOVANNI ROTONDO il 16/04/1986
LANGI STEFANO nato a SAN GIOVANNI ROTONDO il 10/01/1984
LANGI MARCO nato a SAN GIOVANNI ROTONDO il 26/06/1996
AZZARONE LIBERANTONIO nato a MODENA il 21/02/1990
avverso la sentenza del 19/01/2024 della CORTE APPELLO di BARI
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