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REGIONE/TENSIONI IN PUGLIA, ARRIVA UNA PIOGGIA DI RICORSI IN CONSIGLIO. DALLE LITI SULLE CANDIDATURE AL RUOLO DI EMILIANO, UN NUOVO CASO AGITA LA GIUNTA DECARO A OLTRE DUE MESI DAL VOTO

Pioggia di ricorsi era an­nunciata, pioggia è stata. Le elezioni regionali in Puglia — per la terza volta consecutiva dopo i casi del 2015 e del 2020 — si concludono con una co­da giudiziaria. Domani scado­no i termini per rivolgersi ai giudici: tra quelli presentati e l’ultimo in arrivo, in tutto sa­ranno cinque i ricorsi deposi­tati al Tar di Bari per corregge­re i risultati. È l’effetto di una legge elettorale assai compli­cata, soprattutto nella parte in cui determina l’assegnazione dei seggi ai partiti.

Siamo all’ultima fase di un tormentato percorso, comin­ciato nella scorsa estate, quando Antonio Decaro, per candidarsi a presidente, pose la condizione di non vedere in lista i predecessori Nichi Ven­dola e Michele Emiliano. Vi riuscì in parte e ottenne il pas­so indietro solo del secondo, in cambio della promessa di nominarlo assessore.

È andata diversamente, tre settimane fa Emiliano è stato tenuto fuori dalla giunta e no­minato solo consulente giuri­dico del presidente (incarico non ancora operativo, in atte­sa del via libera del Csm, cui il magistrato Emiliano ha co­municato il rientro in servi­zio).

Tra le complicazioni va citata anche la lunga attesa della proclamazione degli eletti, arrivata a distanza di 50 giorni dal voto, a causa dei pa­sticci nelle operazioni di scru­tinio e dell’accurato controllo successivo svolto dagli uffici circoscrizionali dei tribunali.

Ora si aspettano le decisioni del Tar. A differenza del 2020, quando i ricorsi riusci­rono a modificare la composi­zione del Consiglio e togliere due seggi alla maggioranza di Emiliano, questa volta Decaro non corre rischi.

Tre dei ricor­si puntano a modificare il ri­sultato all’interno della stessa lista, togliendo un seggio a una circoscrizione per asse­gnarla a un’altra, ma sempre all’interno dello stesso parti­to. La questione ruota attorno a una norma di salvaguardia che, nella prospettiva di tute­lare le ragioni delle circoscrizioni più piccole, finisce per premiarle oltre misura.

Un altro ricorso è stato pre­sentato dalla lista di Avs, esclusa dal riparto dei seggi per non aver superato la so­glia di sbarramento del 4 per cento. La legge chiede che il calcolo vada eseguito non sul totale delle liste ma sulla som­ma dei voti dei candidati pre­sidenti (il che rende più diffi­cile superare l’asticella).

Se il ricorso venisse accolto, ma i precedenti non fanno ben sperare, Vendola entrerebbe in Consiglio. L’ultimo ricorso riguarda il premio di maggio­ranza. Decaro può contare su 29 consiglieri, ossia il 58% dei seggi disponibili. Ma nelle ur­ne ha ottenuto il 64% dei con­sensi: più dei seggi ottenuti.

corrieredellasera