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BIT/RIFLETTORI SUL MODELLO PUGLIA TRA IDENTITÀ, EQUILIBRIO E FUTURO

L’assessora Starace: “puntiamo a una crescita che non snaturi luoghi e comunità”.

La BIT, Borsa In­ternazionale del Turismo, ha aperto i battenti a Milano alla presenza della ministra del Turi­smo Daniela Santanchè e, come ogni anno, ha acceso i riflettori su uno dei comparti più dinamici dell’economia italiana. La BIT non è soltanto una vetrina pro­mozionale, ma un luogo in cui si misurano strategie, posiziona­menti e capacità delle destinazio­ni di competere su mercati sempre più selettivi.

In uno scenario se­gnato dalla ripresa dei flussi in­ternazionali, dal cambiamento delle abitudini di viaggio e da una crescente domanda di qualità, so­stenibilità ed esperienze autenti­che, il turismo si conferma una leva decisiva per lo sviluppo dei territori. È in questo contesto che la Puglia si presenta alla 46a edi­zione della BIT con un messaggio chiaro: la crescita non basta più, serve governarla.

Negli ultimi an­ni la Regione ha registrato uno dei migliori trend di crescita a livello nazionale, consolidando la pro­pria attrattività sui mercati esteri e ampliando l’offerta oltre il tra­dizionale turismo balneare. Oggi il turismo pugliese è chiamato a una nuova fase: distribuire i flus­si, valorizzare le aree interne, raf­forzare la permanenza media e trasformare l’attrattività in valo­re economico duraturo. Alla BIT di Milano, la Puglia porta un mo­dello che tiene insieme territori, imprese e comunità, puntando su un equilibrio tra sviluppo e tutela dell’identità dei luoghi. Una stra­tegia che guarda al 2026 come a un anno chiave per consolidare ri­sultati e aprire nuove traiettorie di crescita.

Di visione, qualità e futuro del turismo regionale parliamo con Graziamaria Starace, assessora al Turismo e alla Promozione della Regione Puglia. Assessora, alla BIT portate una Puglia che «sceglie di crescere in modo equili­brato».

Che cosa significa, concreta­mente, equilibrio turistico per una Regione che negli ul­timi anni ha conosciuto una forte accelerazione dei flus­si?

«Per me equilibrio significa tu­rismo responsabile: una crescita che non snaturi l’identità dei luo­ghi e delle comunità che li abitano. I dati ci raccontano una Puglia che cresce in modo deciso, ma anche una Regione che sta maturando. Oggi la sfida è distribuire i flussi nel tempo e nello spazio, ridurre la pressione sulle aree più esposte e accompagnare lo sviluppo senza trasformare i territori in semplici scenografie. Equilibrio significa accoglienza consapevole, capace di generare valore economico du­raturo senza perdere anima, au­tenticità e riconoscibilità. Il turi­smo pugliese continua a crescere, ma si parla sempre di più di qua­lità più che di quantità».

Quali indicatori userete per misurare il successo delle po­litiche turistiche regionali?

I numeri restano fondamentali e ci restituiscono una fotografia molto positiva, soprattutto sul

fronte internazionale, con una crescita degli arrivi dall’estero su­periore al 25 per cento. Ma oggi il successo si misura anche attra­verso altri indicatori: la destagionalizzazione, che nel 2025 ha dato segnali incoraggianti nei mesi pri­maverili e invernali; la permanen­za media; la capacità di generare valore diffuso sui territori, coin­volgendo anche i Comuni meno centrali nei grandi flussi. La qua­lità è data dalla profondità dell’esperienza, non solo dal nu­mero dei visitatori».

Le aree interne sono al centro del vostro racconto 2026. Co­me le valorizzerete?

«Le aree interne costituiscono già un patrimonio straordinario e i dati lo confermano. Se alcune hanno faticato a intercettare i flus­si è spesso per un ritardo infra­strutturale e per una minore ca­pacità di racconto. Ma c’è un pun­to fondamentale: i borghi devono prendere consapevolezza della propria unicità, che va trasforma­ta in prodotto turistico, ed è su questo che bisogna investire. La nostra azione si concentra su due leve complementari: infrastruttu­re e comunicazione. Infrastruttu­re che rendano questi luoghi rag­giungibili e fruibili e una comu­nicazione capace di trasformare patrimoni straordinari in narra­zioni riconoscibili. Itinerari, cam­mini, borghi, cooperative di co­munità e integrazione tra turi­smo, agricoltura e cultura sono strumenti concreti per rendere le aree interne organizzate, compe­titive e attrattive tutto l’anno. Il turismo delle radici torna con for­za nel dibattito».

È solo un segmento di nicchia o può diventare una leva strutturale per riportare va­lore nei piccoli Comuni?

«I flussi provenienti da Paesi come Argentina, Brasile, Austra­lia e Canada dimostrano che il turismo delle radici è già una real­tà concreta e in crescita. Parliamo di persone che cercano un legame, una storia, un ritorno simbolico e spesso reale ai luoghi d’origine. I dati sugli investimenti immobi­liari e sull’interesse crescente ver­so borghi e contesti rurali raccon­tano una trasformazione profon­da: la Puglia oltre la destinazione balneare, a favore di una terra in cui si sceglie di tornare, vivere e investire. Per questo non lo con­sidero un segmento di nicchia: può diventare una leva struttu­rale di sviluppo, se accompagnato da servizi adeguati, accoglienza qualificata e politiche di rigene­razione capaci di restituire cen­tralità e futuro ai piccoli Comu­ni».

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