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EMILIANO «DISOCCUPATO» E ORA RISCHIA ADDIRITTURA DI TORNARE MAGISTRATO. L’EX GOVERNATORE È SENZA INCARICHI: IL CSM DECIDERÀ SE TENERLO FUORI RUOLO

Appeso a più fili e in un vero e proprio limbo. La pa­rabola di Michele Emiliano rasenta il paradosso. Dopo essersi ritirato dalla corsa alle elezioni del 2025, per l’ex pm era infatti pronta una poltrona da consigliere giuridico di An­tonio Decaro, suo successo­re alla guida della Regione, dal valore di 130mila euro l’anno. Un modo per resta­re nel mondo della politica in cui era entrato nel 2003, quando si can­didò a sindaco di Bari. O alme­no così sem­brava.

Poi l’imprevisto: il Consi­glio superiore della magistra­tura che non decide e pren­de tempo. Le lancette cor­rono. Emiliano attende. Co­sa succede? Per colpa del referendum sulla giustizia in programma nel fine setti­mana del 22 e 23 marzo, secondo Repubblica, pena il rischio di rinfocolare le tensioni dal momento che sono diversi i magistrati che hanno chiesto di poter mettere la toga in aspettati­va, ecco che il Csm avreb­be preferito aspettare tem­pi migliori. Anche perché sono almeno una quindici­na le pratiche arrivate sul tavolo della Terza commis­sione presieduta da Marcel­lo Basilico.

C’è poi anche un proble­ma di numeri. Infatti, se­condo i nuovi dettami del­la legge Cartabia, sono 180 – e non più 200 – i magistra­ti che possono andare fuori ruolo e solo 40 quelli che possono dipendere da isti­tuzioni diverse dai ministe­ri della Giustizia, degli Este­ri o da Csm e altri organi costituzionali.

Cosa significa tutto que­sto? Che se una volta arriva­ti alla cartella di Emiliano queste soglie dovessero es­sere già state raggiunte, ec­co che l’ex presidente della Regione Puglia sarebbe co­stretto a tornare in magi­stratura (e obbligato anche a traslocare in un’altra Re­gione).

In soccorso dell’ex magi­strato, in uno dei colpi di scena più inaspettati, po­trebbe tuttavia intervenire il Governo nel caso in cui decidesse di mettere mano proprio alla parte della ri­forma Cartabia che ha ab­bassato il limite delle toghe fuori ruolo.

Al momento però, in atte­sa di una decisione, Emilia­no è rimasto senza stipen­dio, almeno fino a quando il Consiglio giudiziario di Roma (a cui la pratica è sta­ta trasmessa per competen­za da quello di Bari) non si esprimerà relativamente al­la sua richiesta di ottenere la settima valutazione di professionalità, che gli per­metterebbe di bypassare i 22 anni in cui è stato fuori ruolo e andare in pensione con il massimo livello. E na­turalmente con più soldi.

il giornale