Interessante e partecipato, il convegno “Pesticidi nel piatto? No grazie”, svoltosi venerdì 20 febbraio 2026 nella Sala San Francesco della Chiesa di Gesù e Maria a Foggia. L’incontro è stato organizzato da “Unici – Eccellenze Daune”, sigla che raggruppa nove aziende agricole che praticano rigorosamente il metodo dell’agricoltura biologica(in ordine alfabetico: Andreano Tommaso Pio, Biocarchias.s., Bramante Giuseppe, Menichella Enrichetta e figli s.s.a., Rinaldi Luigi, Sapori Serrani, Serrilli Pia Gloria, Tucci Giuseppina, Zara Giovanna). È stato parte di una serie di incontri che si svolgono sotto l’egida della Regione Puglia, del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e dell’Unione Europea nell’ambito del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale.
Principale protagonista della serata, in collegamento remoto, la dottoressa Fiorella Belpoggi, direttrice scientifica emerita del prestigioso Istituto Ramazzini di Bologna, la cooperativa sociale Onlus costituita nel 1987 ad opera del grande oncologo Cesare Maltoni, e che conta oggi più di 42mila soci che sostengono ricerche indipendenti in un settore, quello della salute e dell’ambiente, nel quale insistono colossali interessi economici di aziende multinazionali.
Belpoggi ha catturato l’attenzione dell’uditorio per oltre un’ora con una relazione (che trovate in allegato in versione completa) ricca di spunti interessanti, preoccupanti e talora allarmanti sulla quantità e la nocività di tanti prodotti inquinanti che attraverso la cosiddetta “agricoltura convenzionale”, che negli ultimi ottant’anni ha quasi completamente sostituito la plurimillenaria agricoltura tradizionale, arrivano nel nostro organismo, nei cibi che mangiamo, nell’acqua che beviamo, nell’aria che respiriamo. Una situazione di rischio sanitario e oncologico alla quale sono esposti più direttamente gli agricoltori, ma riguarda tutti.
La dottoressa si è soffermata in particolare sul glifosato, l’erbicida più usato al mondo, fortemente indiziato di cancerogenicità, spiegando come l’importante ricerca del Ramazzini, pubblicata su The Lancet, abbia dimostrato come già alla dose minima di 0,5 milligrammi per kilogrammi di peso corporeo al giorno (ritenuta innocua) il gruppo di giovani ratti preso in esame ha fatto registrare un notevole incremento di linfomi e leucemie. Questo avviene anche perché in realtà il concetto stesso di dose accettabile è uno strumento precario e inaffidabile, sostanzialmente deciso a tavolino. Serve un forte impulso dell’opinione pubblica perché le autorità politiche e di controllo salvaguardino il più possibile ambiente e salute.
Dopo l’applauditissimo intervento della dottoressa Belpoggi, ha preso la parola Roberto Carchia (Biocarchia S.s.) che ha definito senza mezzi termini “veleni” i prodotti della chimica di sintesi impiegati in agricoltura e ha chiarito come la massimizzazione della resa dei terreni abbia un costo ambientale e sanitario insostenibile. Una decisa virata verso il biologico deve essere considerata indispensabile.
Dal canto suo Alessandro Delli Carri (Azienda agricola Menichella Enrichetta e figli) ha evidenziato che l’azienda agricola biologica assolve anche ad una importante funzione di ripristino del paesaggio, con l’impianto di alberi e siepi e animali da cortile che aiutano a preservare l’integrità del complesso ecosistema dell’agro.
Al termine, ricca degustazione di prodotti biologici per tutti gli intervenuti.



