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RICCI DI MARE, ALLARME IN PUGLIA: POCHI ESEMPLARI, PREZZI ALLE STELLE E INVASIONE DALL’ESTERO

In Puglia i ricci di mare sono sempre più rari e costosi, diventati un prodotto quasi di lusso. La domanda resta altissima, ma il fermo biologico – introdotto per consentire il ripopolamento dei fondali – limita la pesca locale e riduce l’offerta.

Il risultato è un’impennata dei prezzi: all’ingrosso un riccio può costare tra 50 centesimi e 1 euro, ma al dettaglio arriva fino a 5 euro l’uno. Un vassoio da dieci può superare i 50 euro. A incidere è anche l’Iva al 22%, poiché il prodotto è considerato un bene di lusso, come ostriche e astici.

Per colmare la carenza, il mercato si è aperto massicciamente alle importazioni: ricci arrivano da Croazia, Grecia, Francia (in particolare dalla Bretagna) e perfino dalla Cina. Spesso costano meno perché più abbondanti nei Paesi d’origine, ma secondo molti operatori la qualità non è paragonabile a quella pugliese.

I pescatori difendono il fermo biologico, ritenendolo indispensabile per evitare l’estinzione della specie nei mari di Bari e Taranto. Ma tra speculazioni, concorrenza estera e prezzi triplicati rispetto al passato, il riccio di mare in Puglia è ormai diventato un simbolo di scarsità e rincari.