Menu Chiudi

VIESTE/ SARÀ RIESUMATA LA SALMA DI ANTONIA NOTARANGELO. LA 76ENNE MORTA IL 31 AGOSTO DURANTE IL TRAGITTO VERSO L’OSPEDALE. L’AVV. SODRIO: “I SANITARI COINVOLTI STANNO CERCANDO DI SCARICARE SULLA CIUFFREDA RESPONSABILITÀ CHE NON POS­SONO E NON DEVONO ESSERE SUE”.

La Procura di Foggia ha disposto l’autopsia sulla salma di An­tonia Notarangelo, 76 anni, morta il 31 agosto scorso mentre veniva traspor­tata in ospedale. La salma sarà rie­sumata dal cimitero comunale di Vie­ste per accertare con precisione le cause del decesso. Lo fa sapere l’av­vocato Sodrio, difensore della fami­glia Notarangelo e di Maria Teresa Ciuffreda, figlia della signora Anto­nia. Il colpo di scena nel provve­dimento della procura foggiana, in­fatti, è l’inserimento della figlia della Notarangelo tra le persone indagate insieme a tre persone tra medici e infermieri. Tra le persone iscritte nel registro degli indagati figura anche Maria Teresa Ciuffreda, figlia della donna deceduta. Con lei risultano indagati tre sanitari, Francesca Im­macolata Bisceglia, Michele Pio Bisceglia e Tamara Cirillo. Secondo quanto emerge dagli atti della Pro­cura di Foggia, l’ipotesi di reato è cooperazione in omicidio colposo in relazione al decesso della donna, av­venuto nei pressi di Baia delle Za­gare.

«Non mi sorprende che la mia clien­te sia indagata per la morte della madre, anche se siamo di fronte a un tragico paradosso. I sanitari coinvolti stanno cercando di scaricare sulla Ciuffreda responsabilità che non pos­sono e non devono essere sue. No­mineremo un nostro medico legale per assistere agli accertamenti. Poi valuteremo ciò che emergerà e pren­deremo le nostre iniziative.

 Non per­metterò che un possibile caso di grave negligenza sanitaria, ancora tutto da accertare, venga scaricato addirittura sulla figlia della paziente deceduta», sottolinea l’avvocato Sodrio.

L’esame autoptico è stato fissato per martedì 17 marzo al Policlinico Riu­niti di Foggia su disposizione del pubblico ministero Matteo Stella. L’accertamento tecnico è stato qua­lificato come non ripetibile, proprio per la necessità di verificare eventuali violazioni di cautele o errori nell’ap­proccio diagnostico, terapeutico o as­sistenziale nei confronti della pazien­te.