L’avvocato Michele Sodrio, che aveva definito l’iscrizione della donna nel registro degli indagati come un «tragico paradosso», ha rimesso il mandato difensivo dopo le tensioni con la famiglia.
Niente dichiarazioni, tanto meno ai giornalisti. Si trincera dietro un «sto lavorando, non voglio rilasciare alcuna dichiarazione» la donna di Vieste indagata dalla procura di Foggia – insieme a tre operatori sanitari – per l’omicidio colposo della madre, Antonia Notarangelo, deceduta a 78 anni il 31 agosto dello scorso anno durante il trasporto in ospedale. E, intanto, le tensioni con la famiglia spingono l’avvocato a rimettere il mandato difensivo.
Quel giorno la donna tentò di accompagnare la madre al Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, visto che a Vieste non vi erano ambulanze disponibili. La madre morì durante il tragitto. Nei giorni scorsi la Procura di Foggia ha disposto la riesumazione della salma dell’anziana per effettuare l’autopsia, in programma il 17 marzo, per chiarire con precisione le cause del decesso e ha iscritto nel registro degli indagati anche la figlia della vittima, oltre ai tre operatori sanitari. Per tutti e quattro l’accusa è di omicidio colposo.
La decisione di procedere con la riesumazione del corpo della donna non sarebbe stata accolta positivamente dai familiari, generando anche tensioni con l’avvocato Michele Sodrio, difensore della figlia della vittima, che ha deciso di rinunciare al mandato.
La vicenda aveva suscitato forte emozione nell’opinione pubblica locale. Secondo quanto raccontato dai familiari, quella notte non sarebbero state disponibili ambulanze per trasferire la donna dal pronto soccorso di Vieste all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. La figlia decise quindi di accompagnarla con la propria automobile, ma l’anziana morì durante il tragitto.
Nei giorni scorsi, quando era ancora il difensore della figlia della vittima, l’avvocato Michele Sodrio aveva commentato l’iscrizione della sua assistita nel registro degli indagati parlando di un «tragico paradosso», sostenendo che gli operatori sanitari coinvolti stessero cercando di scaricare su di lei responsabilità che non le competerebbero. A quelle dichiarazioni hanno replicato gli avvocati Rosario Marino e Michele Arena, difensori dei medici iscritti nel registro degli indagati.
«Stigmatizziamo – si legge in una nota dei due legali – il comportamento del collega Michele Sodrio, il quale, nella sua qualità di difensore e patrocinatore della signora Ciuffreda, ha affermato tramite media che i medici indagati abbiano scaricato la responsabilità sulla figlia della signora deceduta». I difensori sottolineano inoltre che «i medici indagati non hanno mai sporto denuncia e né mai sono stati interrogati dall’autorità giudiziaria, professandosi estranei alla vicenda e confidando nel lavoro della magistratura competente».
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