Domenico Fortunato, presidente Manageritalia Puglia, Basilicata e Calabria: oggi nell’hub di Deloitte un Forum dedicato al settore del turismo in una regione dove la bolla dell’overtou- rism è esplosa…
La Puglia è l’esempio perfetto di un paradosso tutto italiano. Abbiamo un patrimonio straordinario, mare, arte, storia, ima cucina che l’UNESCO ha appena riconosciuto Patrimonio dell’Umanità, prima al mondo nella sua interezza. Ce lo dice il mondo, non lo diciamo noi. Eppure, continuiamo a non esprimere il nostro pieno potenziale. L’over- tourism non è un problema di troppi turisti: è un problema di govemance, di management, di competenze. Bisogna passare da ima logica di volume a una logica di valore: destagionalizza- re, valorizzare le destinazioni minori, distribuire i flussi nel tempo e nel territorio. I residenti percepiscono giustamente la perdita di qualità della vita prezzi alle stelle, centri storici svuotati, tessuto sociale che si sgrana. E anche il turista ne risente: code, affollamento, autenticità azzerata. Le bellezze le abbiamo già. Mancano le competenze giuste per valorizzarle. Ed è esattamente per questo che Manageritalia ha voluto riunire oggi a Bari istituzioni, imprese, università e manager nel Forum Turismo Italia People First.
Anche il turismo soffre di un problema comune ad altri settori economici: la carenza di skills. Autorevoli imprenditori del settore lamentano di non trovare personale adeguato.
È la criticità che sento ripetere più spesso dagli imprenditori. E ha radici strutturali: stagionalità, contratti fragili, nessun percorso di carriera chiaro, scarsa attrattività per i giovani. Il post Covid ha poi accelerato l’uscita di molti lavoratori dal settore, riducendo ulteriormente l’offerta. Serve invertire questa tendenza con formazione continua, welfare concreto e modelli organizzativi più moderni. E serve una figura che ancora manca quasi ovunque: il Desti- nation Manager. Qualcuno capace di costruire una visione strategica condivisa tra privati e istituzioni, di fare da ponte tra imprese e mondo pubblico. La managerialità non è un lusso per pochi è la leva su cui si gioca la competitività dell’intero settore.
Come governare, invece, l’eccessiva proliferazione di B&B e locazioni brevi nelle città?
Non vanno demonizzati. Le piattaforme digitali hanno democratizzato l’offerta e questo ha un valore reale. Il problema sono le asimmetrie normative: chi lavora in regola compete con chi non è soggetto alle stesse regole, distorcendo il mercato. Nel frattempo, i centri storici si svuotano di residenti per riempirsi di offerta mordi e fuggi, perdendo identità e coesione. La risposta non è bloccare il fenomeno ma governarlo: integrarlo in una strategia territoriale coerente che tuteli qualità, comunità locale e competitività delle strutture tradizionali. Anche qui serve chi sappia fare management del territorio con visione e professionalità. Innovazione sì, ma guidata da persone GIUSTE.
Parliamo di caro-ombrellone, altro fenomeno esploso negli ultimi anni, e del caro-materie prime per le imprese.
Energia, materie prime, costo del lavoro: i margini si sono compressi su tutta la filiera. Le imprese sono costrette a rivedere i listini in un mercato sensibilissimo al prezzo, con il rischio concreto di perdere competitività internazionale. Ma il problema vero non è solo il costo è la capacità di gestirlo. Le aziende che hanno investito in management professionale stanno reggendo meglio: sanno fare efficienza energetica, segmentare la clientela tra business e lei- sure, pianificare con orizzonte lungo. Quelle che non l’hanno fatto subiscono. Anche il caro-ombrellone, alla fine, è prima di tutto una questione di persone giuste al posto giusto.
Nelle scorse settimane avete dedicato un appuntamento alla sostenibilità delle imprese. Vale anche per il turismo?
Il cambiamento climatico non è rma minaccia futura per il turismo: è già qui. Stagioni sciistiche più corte, estati troppo calde, eventi estremi che colpiscono destinazioni fragili. Le imprese che non si adeguano rischiano sul piano operativo e su quello reputazionale. Ma voglio rovesciare la prospettiva: la sostenibilità non è un costo, è un vantaggio competitivo concreto. I viaggiatori internazionali scelgono sempre più in base a criteri ESG. Chi integra filiere locàli, mobilità sostenibile e rendicontazione ambientale non difende solo il pianeta costruisce un posizionamento vincente sul mercato globale. Il turismo del futuro premia chi sa coniugare crescita economica e responsabilità. E per farlo, servono le professionalità giuste.
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