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PESCHICI/ AUTORIZZATI DALLA SOPRINTENDENZA I LAVORI AL «GROTTONE DI MANNACCORA». PER LA FRUIZIONE E LA VALORIZZAZIONE DELL’IMPORTANTE SITO PREISTORICO

Con l’avvenuto “parere favorevole” della Soprintendenza ar­cheologia, belle arti e paesaggio della province di Foggia, il Comune potrà dare corso all’appalto dei lavori per la valorizzazione e la fruizione del pa­trimonio culturale Grottone di Manaccora”, sito preistorico risalente all’Età del bronzo (circa 3.300-1.200 avanti Cristo) che si trova sul litorale di Peschici, nella Baia di Manaccora.

I lavori sono finanziati per 60mila euro dall’ente Parco nazionale del Gar­gano e in collaborazione con il Comune per migliorare la fruizione del pa­trimonio storico culturale di questo territorio, dove si trova l’area, prin­cipalmente all’interno di una grande grotta, su cui studiosi e archeologi hanno accertato la presenza dell’uomo risalente a migliaia di anni fa e col­locata nella cosiddetta “Età del bron­zo”.

Al sito è stato dato il nome di “Grottone Manaccora”, da sempre me­ta anche di turisti e visitatori, a tal fine adesso si vorrebbe migliorarne la frui­zione, ribadendo l’importanza di que­sto pezzo del patrimonio locale e di riflesso nazionale.

A tal proposito, sull’importanza vai bene riassumere ciò che lo stesso ente Parco del Gargano ha sintetizzato in una scheda informa­tiva: “Nella grande grotta che si affaccia sulla baia di Manac­cora, tra Peschici e Vieste, fin dagli an­ni ‘30 del secolo scor­so sono state con­dotte ricerche ar­cheologiche che hanno portato alla luce un gran nume­ro di armi e di og­getti in bronzo, parti integranti di corredi funerari rinvenuti in gran numero all’intemo delle cavità della grotta, usate come sepolcri. Il cosiddetto Grot­tone di Manaccora ha avuto una sorte dall’altalenante fortuna, vivendo pe­riodi grande importanza seguiti da lunghi anni di degrado e di abbandono.

Proprio agli studi dei primi anni del ‘900 sono seguiti anni di completa incuria del grande ipogeo naturale, usato perfino come stalla per il ri­covero stagionale degli animali e de­turpato dal lavoro delle ruspe per lo spianamento dei di­visori a secco”, sot­tolineando che il pur­troppo il sito negli anni è stato anche og­getto di saccheggi nella parte in cui al­locavano le sepolture funerarie.

Nel corso degli an­ni, sono state esegui­te indagini speciali­stiche che hanno por­tato, fra l’altro, “al ritrovamento di una abitazione, posizio­nata a ridosso della parete rocciosa, delimitata su sue lati da un muretto, suggerendo l’esistenza di una copertura a tettoia, sostenuta sulla parte frontale dai pali e su quella posteriore dalle naturali sporgenze del­la roccia”.