Il buco da 369 milioni: lo scorso anno valanghe di assunzioni nelle Sanitaservice. I farmaci sono costati 40 milioni in più. E adesso Decaro corre ai ripari.
Le assunzioni effettuate dalle Sanitaservice nel corso del 2025 potrebbero aver aggravato i conti delle Asl per una cifra quantificabile tra i 20 e i 40 milioni. Il tutto nonostante una delibera della giunta regionale che dal 2024 imponeva una stretta gestionale sulle società in-house. È per questo che ieri il capo di gabinetto della Regione, Davide Pellegrino, ha firmato una direttiva con cui impone di fermare tutto.
Il dipartimento Salute dovrà quindi ordinare alle Asl di sospendere tutte le procedure assunzionali, dirette e tramite contratti interinali, nonché tutte le esternalizzazioni di servizi e tutte le consulenze, pena la rimozione degli amministratori unici delle Sanitaservice: eventuali eccezioni dovranno essere autorizzate dalla Regione. Una decisione che Pellegrino ha annunciato «nelle more della prossima adozione delle misure regionali finalizzate al rafforzamento dei meccanismi di governo, contenimento e controllo della spesa del Servizio sanitario regionale», divenute ormai urgenti per via del buco da 369 milioni di euro che costringerà la Regione ad aumentare l’addizionale Irpef, oltre che a presentare ai ministeri vigilianti un Piano operativo triennale per riportare in equilibrio la gestione delle Asl.
La riunione romana di martedì 10 ha infatti portato i ministeri di Economia e Salute a chiedere nuovamente alla Puglia di intervenire con misure strutturali. Si tratta ovviamente di tagli alla rete ospedaliera, con l’applicazione dei cri- teri previsti dal Dm 77 sui volumi di attività dei reparti, ma anche con la chiusura di alcuni piccoli ospedali. Una prospettiva che ha scatenato il panico dal punto di vista politico, anche perché sono circolate liste di ospedali da chiudere totalmente inventate: al momento infatti non c’è alcuna decisione, salvo un ragionamento – emerso in una riunione tecnica con il governatore Antonio Decaro, lunedì scorso – che porta a quantificare in 100 milioni di euro il valore della spesa corrente da tagliare.
Nei prossimi giorni il dipartimento Salute dovrà consegnare alla giunta un’analisi dettagliata della spesa, per capire dove sono finiti i soldi. Solo una piccola parte degli extracosti è stata assorbita dalla rete ospedaliera. È noto ad esempio l’incremento di 40 milioni per la spesa farmaceutica dovuto ai farmaci usciti dalla lista degli innovativi e dunque finiti sui conti delle Regioni. Ma è un tema anche la spesa per la sanità privata, aumentata del 22% tra 2024 e 2025, in particolare sulle strutture residenziali (la psichiatria) e sulla riabilitazione. Per quanto riguarda il sociosanitario, l’internalizzazione delle Rsa (Campi Salentina, Torremaggiore e Sannicandro Garganico) è costata 19 milioni, più altri 9 milioni per Ceglie Messapica.
In tutto questo le Sanitaservice (che si occupano di ausiliariato, pulizie, portierato e servizi accessori) sono un argomento delicatissimo. Una parte dell’incremento di spesa è dovuto all’internalizzazione del servizio 118 che è andata a regime nel 2025. Alcune delle società in-house (in particolare Bari, Foggia e Taranto) nell’anno delle elezioni sono diventate veri e propri serbatoi di assunzioni, anche grazie al ricorso alle agenzie interinali che sfuggono al controllo e permettono di imbarcare gente collegata alla politica. A Foggia pende un concorso con 8.242 candidati per 28 posti e due giorni fa il commissario straordinario della Asl Foggia, Giuseppe Nigri, aveva approvato il piano assunzionale 2026 che prevede un’altra infornata.
A due giorni dalle elezioni regionali il «Riuniti» di Foggia aveva tentato di entrare nella Sanitaservice della Asl, con un’operazione che la Corte dei conti ha definito «priva di resilienza finanziaria».
Ieri intanto in un video sui social il governatore Decaro ha annunciato che dopo le liste di attesa si occuperà della presa in carico dei pazienti oncologici, avviando finalmente i percorsi di assistenza che assegnano ai reparti il compito di prenotare direttamente visite ed esami attraverso agende dedicate. «Noi vogliamo – ha detto Decaro – che chi ha un tumore non deve andare in giro con delle prescrizioni per una visita specialistica o un’indagine diagnostica».
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