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MORTA MENTRE LA FIGLIA LA PORTAVA IN OSPEDALE. «MIA MADRE STAVA MALISSIMO E A VIESTE NON FU CURATA. IO INDAGATA? SONO SERENA E RIFAREI TUTTO»

Parla Mariateresa Ciuffreda, la figlia della 76enne Antonia Notarangelo morta il 30 agosto scorso durante il trasporto da Vieste a San Giovanni Rotondo. Non c’erano ambulanze e la figlia decise di portarla in auto all’altro ospedale.

«Rifarei tutto e non mi sento responsabile per quel che è accaduto». Mariateresa Ciuffreda è la figlia di Antonia Notarangelo, la donna di 76 anni di Vieste morta il 31 agosto scorso mentre la trasportava in auto verso l’ospedale di San Giovanni Rotondo. Per la morte della madre è indagata insieme a tre operatori sanitari.

Dice: «Mia madre si è sentita male verso le 20.30 del 30 agosto e per le sue patologie pregresse, senza perdere tempo, l’ho accompagnata al pronto soccorso di Vieste. Giunta sul posto, mi è stata comunicata l’assenza di un medico e due infermieri della Guardia medica. Effettuati alcuni accertamenti, mi hanno detto che la situazione non era grave ma sarebbe stato comunque utile trasferirla presso un ospedale per ulteriori accertamenti. Alle mie insistenze, anche perché vi era un’ambulanza parcheggiata fuori dal pronto soccorso, mi è stato chiaramente detto che l’ambulanza era “riservata” per possibili casi più gravi e pertanto mi hanno invitato a tornare il giorno dopo. Ritornata a casa però le condizioni di mia madre sono peggiorate e verso le 22.15 siamo tornate al pronto soccorso, mentre i miei familiari chiamavano il 118».

Perché ha deciso di portare sua madre a San Giovanni Rotondo?

«Verso le 23, considerato che mia madre continuava a non stare bene e che comunque avevo l’impressione che non le stessero apportando le corrette cure, ho deciso di portarla urgentemente all’ospedale di San Giovanni Rotondo dove l’avevano già curata, ma sfortunatamente non ci siamo mai arrivati».

Come ha reagito sapendo di essere indagata in concorso per omicidio colposo?

«La notizia di essere indagata e che avrebbero riesumato la salma di mia madre per svolgere l’autopsia, mi ha travolta emotivamente, anche perché ho rivissuto quei momenti. Mi sono rasserenata solo grazie ai miei avvocati Michele Rendine e Maddalena Petronelli, che mi hanno spiegato che tutto ciò sarebbe stato utile per ricostruire la verità e ottenere giustizia per mia madre. Io e i miei familiari non ci siamo mai opposti alla decisione della Procura di riesumare il corpo di mia madre. È chiaro che sapere di essere indagata non è stato affatto piacevole».

Si sente in qualche modo responsabile di quanto accaduto?

«Assolutamente no. Ho fatto tutto per cercare di aiutare mia madre, alla quale ero e sono legata da un immenso amore. Mi ha fatto molto piacere ricevere la solidarietà del sindaco e della popolazione di Vieste e non mi è mai mancato l’appoggio della mia famiglia, che ha sempre sostenuto la mia scelta».

Che tipo di persona era sua madre?

«Mia madre era una persona umile, buona di cuore. A Vieste la conoscevano tutti, era amata tant’è che ai suoi funerali era presente tutta la città. Ha vissuto per la famiglia e per i figli a cui ha dato tutta se stessa».

Dopo tutta questa vicenda rifarebbe esattamente le stesse cose?

«Si, rifarei tutto e sono sicura che con il sostegno dei miei legali riuscirò a dimostrare l’assenza di qualsivoglia mia responsabilità».

Quali sono le sue sensazioni attuali?

«Mi trovo in uno stato psicologico difficile per quanto accaduto, mi tengo costantemente in contatto con i miei legali ed attendiamo con fiducia l’esito dell’esame autoptico».

corrieredelmezzogiorno