No, non era una promessa elettorale. Quella di regolamentare gli affitti brevi per arginare dei b&b nei centri storici e, di conseguenza, prestare il fianco alla gentrificazione, è diventata una proposta di legge regionale. Il governatore Antonio Decaro ha fatto preparare una bozza di nove articoli e l’ha trasmessa al cosiddetto partenariato – soggetti e associazioni di categoria – per aprire un confronto, apporre modifiche, migliorare proposte, il tutto per adeguare il quadro normativo regionale al boom del turismo, che anche nel 2025 ha registrato «una crescita straordinaria», come è scritto nella relazione di accompagnamento all’articolato.
L’anno scorso ci sono stati 6,6 milioni di arrivi e 22,7 milioni di presenze e le previsioni per quest’anno parlano di un trend di crescita a doppia cifra. Quindi l’esigenza di migliorare l’offerta c’è. E spesso sono le alternative alle soluzioni alberghiere quelle che rischiano di trasformarsi in boomerang: le locazioni turistiche di immobili a uso abitativo.
Sono quelle soluzioni spesso trainata da piattaforme digitali come Booking o Airbnb. Alla Regione sciorinano dati da boom: sono 44mila 883 gli immobili “attivi” destinati alla locazione turistica registrati nella banca dati regionale, che rappresentano, con riferimento all’anno 2025, il 18,7 di arrivi e il 17,1 per cento di presenze in termini di flussi turistici totali, con una crescita rispettivamente del 27,7 e del 24,8 per cento rispetto al 2024. Numeri che denotano una vivacità economica, ma incidono sull’equilibrio socio-economico di numerosi centri urbani e località a elevata vocazione turistica. La tentazione è quella di improvvisarsi hosting, di svuotare immobili o negarli ai residenti.
Una giungla che manda su tutte le furie chi l’albergatore lo fa per professione. La strada per la Puglia di Decaro ora è in discesa: dopo lo sdoganamento della legge della Regione Toscana da parte della Corte costituzionale, il modello ricalca quello studiato e codificato a Firenze. Quindi via libera ai Comuni classificati ad alta densità turistica o Comuni capoluoghi per fare regolamenti e individuare zone specifiche o aree omogenee, finanche fissare limiti numerici alle attività di locazione turistica.
Conterà molto, per esempio, il rapporto fra il numero di posti letto negli immobili a uso abitativo affittati ai turisti e la popolazione residente. Come anche della presenza, nella stessa zona, di alberghi o b&b: più ce ne sono e meno possibilità ci sarà di affittarne. Come potrà essere decisiva anche la disponibilità di alloggi a prezzo accessibile per i residenti. Pali e paletti che riguardano anche la qualità degli immobili in termini di accessibilità degli spazi, standard igienico-sanitari presenza di servizi di connettività. Le norme proposte prevedono anche l’obbligo di segnalazione certificata di inizio dell’attività j di locazione turistica svolta in forma imprenditoriale, con tanto di comunicazione al Suap (lo sportello unico delle attività produttive).
La forma imprenditoriale è quella prevista se all’attività turistica sono destinati più di due appartamenti. La comunicazione al Suap è obbligatoria anche se l’attività è effettuata in una forma non imprenditoriale. Infine le polizze assicurative: tutti, per attività imprenditoriale e non, sono tenuti a stipularne una per i rischi derivanti dalla responsabilità civile verso i clienti.
Il giro di vite è appena cominciato.
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