Siamo nel territorio di San Giovanni Rotondo, in una delle sue valli più suggestive, non troppo lontano da un sito dove sono visibili resti di un villaggio dell’età del ferro.
La zona qui è ricca di ripari e grotte nelle quali si riscontrano diverse incisioni e pitture rupestri.
Noi ci vogliamo concentrare su un riparo in particolare, posizionato in un ambiente molto impervio, quasi a ridosso di pareti a strapiombo.
La piccola cavità, segnalata ufficialmente da Domenico Sergio Antonacci, si presenta sotto una forma a “taglio”, con un soffitto molto basso, che richiede una posizione supina per ispezionarla. Scovarla non è affatto semplice, a causa della morfologia del terreno e della fitta e aspra vegetazione.
All’interno è stata trovata una notevole quantità di incisioni lineari, gran parte presumibilmente di età neolitica. Ma ad aver attirato l’attenzione, tenendo conto del contesto inusuale, è una Triplice Cinta. Da un’analisi approssimativa s’intuisce che è stata realizzata con uno strumento di incisione rozzo che ha lasciato dei solchi irregolari e poco profondi i quali, col tempo, si sono ricoperti di una nuova patina, ricalcificandosi.

Tale elemento denota una certa antichità anche se posteriore ai solchi neolitici che ricoprono una buona parte del rifugio rupestre. Lo schema è quello classico, con proporzioni geometriche disordinate. L’incisione è in posizione obliqua e sembra essere una sorta di contrassegno per indicare un luogo di interesse sacro.

Il territorio garganico si conferma essere terra di scoperte singolari, non sempre confrontabili con altri contesti geografici. Ogni anfratto o cavità, anche dalle dimensioni ridottissime, può rivelare, ad un occhio esperto, sorprese straordinarie.
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