Menu Chiudi

LE POLEMICHE DEL DOPO REFERENDUM: CRESCE IL TIMORE TRA GLI AVVOCATI CHE HANNO VOTATO SI: “RISCHIO RITORSIONI”

Le polemiche tra i sostenitori del “Sì” e quelli del “No” al referendum costituzionale, svoltosi domenica e lunedì scorso, non si sono concluse con la fine della campagna referendaria, poiché in Puglia ora stanno proseguendo non più tanto sui contenuti della riforma dell’Ordinamento giudiziario bocciata dagli elettori, o sul modo in cui si è sviluppata la propaganda referendaria che ha prodotto l’esito ormai noto, quanto sul timore, accennato dal responsabile pugliese di Forza Italia, on. Mauro D’Attis, di possibili ritorsioni sugli avvocati che hanno sostenuto il “Sì” al referendum da parte di qualche magistrato fautore del “No”.

Infatti, D’Attis con una nota ha dichiarato: “Noi accettiamo con rammarico, ma anche con serenità la volontà dei cittadini e ci auguriamo che, in un Paese democratico come il nostro, nessuno paghi il prezzo delle posizioni e delle idee che legittima-mente ha portato avanti”, per poi aggiungere: “Mi auguro, in particolare, che il post referendum sia gestito con equilibrio non solo nel rapporto tra politica e magistratura, ma soprattutto all’interno del sistema giustizia”, poiché “tanti avvocati che hanno partecipato attivamente alla campagna per il Sì, sono molto preoccupati per eventuali ripercussioni”.

Timore, questo, che a detta del segretario pugliese di Fi “affonda le radici anche nell’aggressività verbale con cui alcuni magistrati hanno irrorato il dibattito. E poiché – ha sottolineato D’Attis -“nessuno deve aver paura di difendere le proprie idee civilmente”, il suo auspicio è che questa paura non trovi riscontri nella realtà e che “ci sia il pieno rispetto delle libertà e dei diritti di tutti”. Sorpreso da questa dichiarazione di D’Attis è il deputato pugliese Claudio Stefanazzi del Pd, che ha subito replicato al collega di Fi affermando: “Impossibile non essere sorpresi dalle parole dell’on. D’Attis che, occorre ricordarlo, è anche Vicepresidente della Commissione Antimafia”, avendo evocato “possibili ripercussioni a carico degli avvocati che hanno sostenuto il Sì al referendum”.

“Uno scenario inquietante” per Stefanazzi, che nella replica a D’Attis ha rilevato che quanto prospettato dall’esponente forzista “richiederebbe evidentemente la partecipazione attiva dei magistrati in una sorta di vendetta postuma”. Ricordando invece al collega “che la campagna referendaria è stata condotta all’insegna di una costante delegittimazione della magistratura” proprio da Forza Italia.

Stefanazzi, inoltre, ha aggiunto: “Mi pare persino pleonastico, se continuiamo a credere nelle istituzioni democratiche, escludere che i magistrati possano esercitare la loro funzione perseguendo intenti di rivalsa. Evidentemente l’eco delle dichiarazioni di autorevolissimi esponenti della destra è ancora, a risultato acquisito e a campagna elettorale finita, suggestivo”. Per poi esclamare che “non ci sono stati e non ci saranno mai plotoni di esecuzione!”. Perché “adesso – ha concluso il deputato dem – occorre accettare l’esito di un voto partecipatissimo e avere fiducia nel nostro sistema democratico”.

Le dichiarazioni di Stefanazzi, però, hanno fatto insorgere i parlamentari pugliesi di Fi, che con una nota congiunta hanno replicato al collega dem ed a difesa del segretario regionale del loro partito. Infatti, i parlamentari forzisti della Puglia hanno affermato: “Ci domandiamo come mai un richiamo alla responsabilità collettiva faccia insorgere la sinistra”? Per poi chiedersi anche: “Cosa c’è di strano nell’appello di buon senso dell’on. D’Attis?”.

Un appello, hanno sostenuto i parlamentari pugliesi di Fi, che “dovrebbe trovarci tutti d’accordo e invece la sinistra insorge, probabilmente perché continua, come ha fatto in questa campagna referendaria, ad alzare i toni fino ad essere abrasiva. Noi non l’abbiamo fatto per senso di verità e rispetto delle istituzioni e non cambiamo opinione solo perché urlare crea più consenso”.

Insomma, un botta e risposta che non spegne ancora neppure dopo il voto il clima infuocato, verificatosi anche in Puglia, tra i sostenitori del “Sì” e del “No”. A tentare smorzare la polemica innescata dal forzista D’Attis è intervenuto il vicepresidente della Camera penale di Bari, l’avvocato Filippo Castellaneta (come è noto – tra i sostenitori del ‘sì’ al referendum) che, sul timore di ripercussioni sugli avvocati che hanno sostenuto il “Sì”, ha dichiarato: “Il profilo che abbiamo è tecnico, è stato ed è tecnico. Non ci interessa la politica. Non crediamo che ci saranno ripercussioni, perché nell’aula penale si confrontano professionisti di livello che hanno come riferimento il codice e l’applicazione del codice”.

Precisando anche: “Certo, la legge, il codice e la giurisprudenza si possono interpretare, ma non credo affatto che un magistrato possa pregiudicare i diritti di qualcuno solo perché ha sostenuto il sì” e concludere: “Il livello di professionalità lo ritengo superiore alla media in tutti i protagonisti del processo”. A rassicurare D’Attis è intervenuta anche la presidente della giunta distrettuale dell’Anm di Bari, la giudice Antonella Cafagna, che ha replicato sul timore di ripercussioni sugli avvocati sostenitori del “Sì” al referendum dichiarando: “Noi abbiamo a cuore il funzionamento della giustizia ed abbiamo a cuore di rispondere alle domande di giustizia dei cittadini e continueremo a farlo con l’equità e la terzietà che ci sono assegnate dalle norme processuali e da quelle costituzionali”. “Questo timore – ha concluso la presidente dell’Anm di Bari – deve ( essere assolutamente allontanato”.  

Anche per il penalista barese Michele Laforgia, sostenitore del NO, si tratta di “una paura più che infondata, un po’ ridicola. Non dubito che chi è abituato a discutere tutti i giorni in Tribunale, qualche volta anche a litigare, continuerà a farlo in uno spirito costruttivo”, escludendo “nella maniera più categorica che ci possa essere quello che teme l’onorevole D’Attis”. La giudice barese Ilaria Casu, coordinatrice del Comitato “Giusto dire No”, durante la conferenza stampa per commentare l’esito del referendum ha prima dichiarato: “Non ci siamo lasciati trascinare nella lotta nel fango.

Abbiamo visto servitori dello Stato, da decenni sotto scorta, ridotti a caricatura e locandina di partito. La nostra esperienza come Comitato si conclude qui, ma non si chiude questa pagina meravigliosa di apertura alla società civile”, perché “abbiamo bisogno di una riforma seria della giustizia”, per poi sottolineare: “Da oggi con gli operatori del diritto, in ascolto delle esigenze della collettività auspico si possa aprire un tavolo tecnico serio. I cittadini hanno capito che non era una riforma utile per la giustizia e, soprattutto, hanno capito quella che era la vera posta in gioco, cioè un pericolo per l’equilibrio tra poteri dello Stato.

Il bluff sulla riforma è stato compreso. C’è ancora domani in questo Paese” ha detto la giudice, citando il titolo del film di Paola Cortellesi sul referendum del 1946. Casu, infine, ha dedicato la vittoria del “No” ai giovani affermando: “Quando mai si erano visti Tik -Tok dei ragazzi che rappano sulla Costituzione. I giovani sono stati messi in difficoltà dalle istituzioni, impedendo ai fuori sede di votare, quindi credo che sia una grande vittoria dei giovani”.

Giuseppe Trisorio Liuzzi, docente dell’Università di Bari e presidente del Comitato “Giusto dire No”, intervenendo nel dibattito post voto, ha dichiarato che 14 milioni e mezzo di cittadine e cittadini con il “No” hanno espresso la loro decisa avversione ad un modo di fare che non può modificare la Costituzione con un atto di forza. “Abbiamo salvato la Costituzione – ha commentato infatti Trisorio Liuzzi – da chi dopo 80 anni la voleva modificare senza averla scritta”.

L’ex magistrato Nicola Colaianni, presidente provinciale dell’Anpi e coordinatore del Comitato “Società civile per il no”, invece ha sottolineato che al referendum hanno votato “200mila elettori in più delle ultime elezioni regionali di novembre”. “In questa campagna elettorale – ha rilevato Colaianni – non avevamo candidati, ma solo la Carta costituzionale”.

Quindi, per la vittoria del “No” trattasi di “un risultato straordinario e dobbiamo ringraziare soprattutto la Costituzione, capace dopo 80 anni di mobilitare la gente”. Mentre Enzo Augusto, del Comitato “Avvocati e avvocate per il no”, ha evidenziato la necessità di “una riforma vera della giustizia, non questo bluff, questa riforma farlocca, ma una riforma che tocchi i punti veri, come i tempi della giustizia”. “Da domani – ha concluso Augusto – la categoria avvocati con i magistrati detta l’agenda per una riforma vera della giustizia”. Anche se c’è forse da rilevare che, alla luce di ciò che è avvenuto finora su tale problematica, difficilmente le polemiche sono destinate a concludersi.

quotidianodifoggia