riceviamo e pubblichiamo
La vicenda della delibera annullata dal TAR Puglia relativa all’autorizzazione dell’attività di dancing presso il Mistral Café non può essere archiviata come un semplice episodio amministrativo.
La pronuncia dei giudici ha evidenziato, con motivazioni puntuali, l’assenza dei presupposti necessari per ricorrere a una deroga urbanistica che, per sua natura, dovrebbe avere carattere eccezionale e temporaneo. Nel caso specifico, né le condizioni dell’area né la durata dell’autorizzazione risultavano coerenti con lo spirito della norma.
Fin qui, si potrebbe parlare di un errore, per quanto rilevante. Ma è ciò che segue a meritare una riflessione più approfondita.
La scelta dell’amministrazione di sostenere un atto dichiarato illegittimo pone una questione che va oltre il piano giuridico e investe quello dell’opportunità istituzionale. Un ente pubblico è chiamato non solo a esercitare le proprie prerogative, ma anche a garantire equilibrio, imparzialità e coerenza nell’applicazione delle regole.
In un contesto in cui altre attività economiche vengono sottoposte a controlli rigorosi e, se necessario, a provvedimenti restrittivi, ogni intervento che si discosti da questo principio rischia di alimentare una percezione di disomogeneità. Non è tanto il singolo caso a preoccupare, quanto il precedente che può generare.
Il punto centrale, allora, non è stabilire se sia legittimo difendere un atto amministrativo — facoltà prevista dall’ordinamento — ma interrogarsi su quale messaggio venga trasmesso alla collettività quando tale difesa riguarda decisioni che hanno già mostrato evidenti criticità.
La credibilità delle istituzioni locali si misura anche nella capacità di riconoscere i limiti delle proprie scelte e di riallinearsi, quando necessario, ai principi che regolano la gestione del territorio.
In una realtà come quella di Vieste, dove convivono esigenze turistiche, residenziali e imprenditoriali, il rispetto della pianificazione urbanistica non rappresenta un vincolo sterile, ma uno strumento di equilibrio.
Se vi è una reale volontà di investire nell’intrattenimento e nelle opportunità per i giovani, il percorso più solido resta quello già tracciato dagli strumenti urbanistici, evitando scorciatoie che finiscono per tradursi in contenziosi e divisioni.
Perché, alla fine, la questione non riguarda una singola attività, ma il principio — fondamentale — che le regole debbano valere per tutti, senza eccezioni.



