Il 17 e 18 ottobre del 1987, si svolse a Vieste unimpegnativo e influente convegno internazionale di studi dal titolo “Uria garganica e la grotta di Venere sull’isolotto del faro di Vieste (III secolo a. C.), organizzato dal nato da pochi anni Centro di Cultura “Niccolò Cimaglia” e patrocinato dall’Assessorato alla promozione culturale della Regione Puglia, dall’Assessorato alla cultura dell’amministrazione provinciale di Foggia, dalla Società di Storia Patria per la Puglia, dal Comune di Vieste.
Fu un convegno che riscosse un enorme successo, le cui risonanze a distanza di quasi 40 anni non si sono del tuttoaffievolite. Vide la partecipazione attiva e autorevole di illustri personalità del mondo culturale pugliese e italiano, delle università di Bari e di Lecce, della Società di Storia Patria per la Puglia, finendo per dare il via nel 1991 all’istituzione a Vieste della settima sezione provinciale della Società di Storia Patria per la Puglia.
Fu un convegno importante quanto necessario, considerato che in un precedente convegno tenutosi sempre a Vieste nel 1982 sulla ricerca archeologica nel territorio garganico, il professore Enzo Lippolis aveva prospettato, a differenza delle tesi prevalenti dell’epoca, l’identificazione di Uria con Vieste, quando diversi studiosi ipotizzavano la sua presenza nei dintorni del lago di Varano, pur non essendo ancora noti i risultati degli scavi del 1953 nella piana di Carpino condotti dal professore Cosimo D’Angela, e quando non era stata ancora scoperto sull’isolotto del faro di Vieste il santuario dedicato a Venere Sosandra.
Il prof. Lippolis, nella relazione “Testimonianze di età romana nel territorio garganico”, aveva individuato le forme urbanizzate presenti nel Gargano in età romana, nonostante le limitate e incerte fonti letterarie peraltro tutte a carattere geografico, ritenendo fantasiosa e a carattere campanilistico la letteratura locale degli ultimi due secoli che ammetteva quali centri urbanizzati oltre Uria anche Matinum, Merinum, Apenestae e diversi siti dell’area settentrionale (Monte Tabor, Monte Civita).
Tra le fonti letterarie Lippolis teneva in particolare considerazione quella di Strabone, il quale aveva individuato la punta del Gargano quale limite tra il Mare Ionio e quello Adriatico, come attestato anche da Tolomeo. Lippolis riteneva che l’unico centro garganico ad essere dotato di strutture urbane definite dal IV secolo a.C. in avanti fosse la città di Vieste, avendo una cinta muraria (blocchi isodomici), un porto sicuramente aperto ai traffici commerciali con l’Oriente, mentre invece dal II secolo a.C. le altre forme insediative presenti sul Gargano erano tramontate.
Dal confronto delle fonti letterarie indicanti quale centro urbanizzato la città romana di Uria con le evidenze archeologiche rinvenute nel territorio di Vieste, molte delle quali ricercate e descritte dall’ispettore onorario delle Sovrintendenze Michele Petrone(tombe, corredi, epigrafi messapiche, pavimento tardorepubblicano, decorazioni musive, mosaici, ceramiche varie, statuetta di Venere, raccolta numismatica, ecc.), e ora raccolte in parte nel Museo Archeologico di Vieste a lui intitolato, il professor Lippolis concludeva che Vieste costituiva il centro principale del Gargano più orientale, in quanto unica comunità politicamente organizzata: «… fino al V-IV secolo a.C. assistiamo alla compresenza di almeno quattro insediamenti: S. Tecla, S. Salvatore, Vieste e Monte Tabor, tra i quali prende il sopravvento quello costiero di Vieste, discretamente interessato dalle correnti commerciali marittime. Quest’ultimo si urbanizza abbastanza velocemente nel corso del IV secolo a.C., mantenendo tradizioni linguistiche locali, ma aprendosi sensibilmente al processo di ellenizzazione culturale che pervade l’intera regione apula. Dall’età augustea il centro urbano conosce una notevole decadenza, mentre acquista rilievo un fundus di discrete dimensioni, quello di S. Maria di Merino…».
Ritornando al 1987, il presidente del convegno internazionale, il vice presidente della Società di Storia Patria per la Puglia e cittadino onorario della città di Vieste Pasquale Soccio, comunicava che nel mese di maggio Angelo Russi dell’Università degli Studi di Lecce gli aveva riferito entusiasta che, a seguito di una ricognizione archeologica sullo scoglio di S. Eugenia a Vieste, era stato scoperto un santuario con testimonianza epigrafica dedicata a Venere Sosandra, destinato a modificare gli elementi di storia e di topografia garganica, considerato che trovava conferma nel carme 36 di Catullo facente riferimento a Uria garganica.
Un altro studioso, Aldo Siciliano dell’Università degli Studi di Bari, produceva una relazione sulla monetazione di Uria, riprendendo la tesi del professore Lippolis che identificava Uria con Vieste e chiarendo che l’unica zecca presente nel Gargano era situata a Uria e che, inoltre, Vieste ipoteticamente conteneva le caratteristiche ricercate in Uria: centro peschereccio e agricolo, città più orientale del Gargano, unico centro urbanizzato sin dal IV-III secolo a.C., cinta muraria, presenza di un faro, ritrovamento unico di grandi quantità di monete di Uria, iscrizioni daunie.
A seguire, il professore Vittorio Russi della Sovrintendenza ai Monumenti e alle Antichità della Puglia, in una corposa relazione riguardante l’archeologia e la topografia antica del Gargano settentrionale, affermava che la scoperta di un santuario dedicato a Venere Sosandra sull’isolotto del faro di Vieste, unitamente alle tesi proposte dal professor Lippolis cinque anni prima, cambiavano radicalmente le ipotesi fino ad allora proposte sugli insediamenti antichi del promontorio garganico e aprivano interessanti prospettive legate alla localizzazione di Uria a Vieste.
Nella successiva relazione, il professore Cosimo D’Angela dell’Università degli Studi di Bari troncava le aspettative di quanti, studiosi, appassionati, cittadini, avevano sostenuto la tesi dell’ubicazione di Uria nella piana di Carpino. Infatti, in riferimento agli scavi del 1953, il professore D’Angela concludeva che le risultanze emerse escludevano l’eventualità dell’esistenza di un insediamento urbano qual era Uria, trattandosi tuttavia di un prezioso insediamento altomedievale succeduto ad una villa rustica garganica.
Infine, Marina Mazzei della Sovrintendenza Archeologica della Puglia e Giuliano Volpe dell’Università degli Studi di Bari, esaminando la documentazione archeologica di Vieste e ricordando i meriti dell’opera svolta nelle ricerche di Michele Petrone e di Giuseppe Ruggieri (unitamente a Antonio Cirillo e Angelo Vaira), entrambi anche se in epoche diverse Ispettori Onorari delle Sovrintendenze, rifacendosi alla relazione svolta dal professore Lippolis nel precedente convegno di Vieste del 1982, concludevano in sintesi che «a differenza di altri siti abitati in età preromana in quest’area garganica (Monte Civita, Monte Tabor, Coppa dei Fossi, San Salvatore), a Vieste è invece riconoscibile una forma di urbanizzazione dell’insediamento fra il IV e il III secolo a. C., legato a contemporanee organizzazioni del sistema fondiario dell’agro circostante».
Si vuol concludere, quindi, che lo stato del patrimonio archeologico di Vieste e dell’intero Gargano merita una gestione attenta, affrancata da speculazioni e interessi particolari, poiché evidentemente suscettibile di notevoli interessi pubblici di sviluppo, non solo culturali, potendo saldamente concorrere a rinsaldare e completare le già grandi potenzialità del comparto turistico balneare, finora ristrette alla stagione estiva.
Politica, associazionismo e cittadinanza aprano un dibattito serio e costruttivo su un patrimonio che costituisce un prezioso bene comune, meritevole di tutela e valorizzazione.
Michele Eugenio Di Carlo
(Società di Storia Patria per la Puglia, sezione Gargano)



