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CONTRO L’IPERTURISMO, L’EUROPA PUNTA SUL TURISMO LENTO: IL PROGETTO SLOWDOWN PER RILANCIARE TERRITORI E COMUNITÀ

Mentre l’iperturismo mette sotto pressione le destinazioni più iconiche del continente, l’Unione europea sperimenta nuovi modelli di sviluppo per rendere il turismo più sostenibile, equilibrato e diffuso. Tra questi, il progetto Slowdown si propone di valorizzare le aree interne, ridurre la stagionalità e favorire la crescita economica delle regioni periferiche.

Negli ultimi anni, le grandi capitali europee, le città d’arte e le principali località costiere del Mediterraneo si sono trovate ad affrontare gli effetti del sovraffollamento turistico. Un fenomeno che incide sulla qualità della vita dei residenti, alimenta la crisi abitativa e mette a rischio la sostenibilità urbana. Allo stesso tempo, l’iperturismo rappresenta una sfida per la politica di coesione europea, impegnata a ridurre le disuguaglianze territoriali e promuovere uno sviluppo armonico tra le regioni.

In questo contesto nasce Slowdown, iniziativa inserita nel programma Interreg Europe, che mira a trasformare il turismo lento in uno strumento strategico per lo sviluppo regionale. L’obiettivo è dimostrare come la cooperazione territoriale possa favorire una convergenza economica e sociale tra aree diverse, ridistribuendo i flussi turistici e generando benefici diffusi.

«Il turismo lento significa vivere il viaggio in modo profondo, privilegiando la qualità rispetto alla quantità», spiega Péter Nagy, direttore del Gect Ister-Granum, capofila ungherese del progetto. Secondo Nagy, questa trasformazione richiede un cambiamento culturale accompagnato da adeguati strumenti politici e normativi.

Avviato nell’aprile 2024 e con durata prevista fino a giugno 2028, Slowdown dispone di un budget di circa 2 milioni di euro e coinvolge nove partner provenienti da otto Paesi dell’Unione europea. L’iniziativa si configura come una piattaforma di scambio di buone pratiche, finalizzata a migliorare l’efficacia dei programmi regionali finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr).

Attraverso workshop, incontri interregionali e programmi di scambio tra amministrazioni, i partner lavorano per integrare i principi del turismo lento nelle politiche locali. Il processo si articola in una fase di analisi delle criticità e delle opportunità, seguita dalla valutazione dell’impatto delle strategie adottate.

Tra i casi più significativi figura quello dell’area transfrontaliera Ister-Granum, tra Ungheria e Slovacchia. Qui la sfida principale è rappresentata dall’attrattività di Budapest, meta di un turismo “mordi e fuggi” che genera pressione sul territorio senza produrre benefici duraturi per le comunità locali. L’obiettivo è incentivare i visitatori a prolungare il soggiorno e scoprire le aree circostanti, valorizzando il patrimonio naturale e culturale lungo il Danubio.

In quest’ottica, il turismo lento diventa un vero strumento di sviluppo locale. Percorsi cicloturistici ed enogastronomici, pensati su scala transfrontaliera, mirano a integrare l’offerta tra le due sponde del fiume, trasformando il confine in un elemento di attrazione. Parallelamente, il progetto punta a superare la frammentazione dell’offerta turistica, creando reti tra piccole imprese, produttori locali e strutture ricettive a conduzione familiare.

Un altro esempio rilevante arriva dalla regione spagnola di Murcia, impegnata a ricalibrare un modello turistico storicamente basato sul binomio “sole e spiaggia”. Qui la strategia si concentra sulla destagionalizzazione e sulla diversificazione dell’offerta, con l’obiettivo di attrarre visitatori durante tutto l’anno e redistribuire i benefici economici anche nell’entroterra.

«Vogliamo promuovere esperienze sostenibili e autentiche, capaci di valorizzare il territorio in ogni stagione», afferma Eva Reverte Hernández, direttrice generale per la Competitività e il turismo della Comunità autonoma.

La politica di coesione europea si traduce, in questo caso, in investimenti orientati a innovazione e inclusione: dall’efficienza energetica delle strutture ricettive alla transizione ecologica delle imprese turistiche, fino al miglioramento dell’accessibilità, con interventi per abbattere barriere architettoniche e digitali.

Particolarmente significativo è lo sviluppo dell’enoturismo nei centri di Bullas, Jumilla e Yecla, dove la valorizzazione del patrimonio vitivinicolo si accompagna alla creazione di un’offerta turistica accessibile e di qualità. Un modello che consente di sostenere le economie locali e preservare tradizioni consolidate.

Il turismo lento, in questo scenario, si configura come una leva concreta per uno sviluppo più equilibrato. Favorendo la permanenza prolungata dei visitatori e la scoperta di territori meno battuti, contribuisce non solo a decongestionare le mete più affollate, ma anche a rafforzare il tessuto economico e sociale delle aree rurali.

L’obiettivo, sottolineano i promotori del progetto, è costruire un modello in cui qualità, innovazione e autenticità rappresentino i pilastri di un turismo capace di migliorare la qualità della vita delle comunità locali e garantire benefici diffusi su scala europea.