Le Isole Tremiti diventano protagoniste di un importante progetto di tutela ambientale, sostenuto dal Parco del Gargano e dall’Università “Aldo Moro” di Bari, attraverso il Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente. L’iniziativa, dal respiro ampio, si concentra sul monitoraggio scientifico e gestionale dei fondali dell’area protetta, con particolare attenzione alle praterie di Posidonia oceanica e al mollusco bivalve Pinna nobilis.
L’obiettivo principale è comprendere l’impatto delle attività antropiche sull’habitat marino delle Tremiti e intervenire con contromisure mirate se necessario. La Posidonia riveste un ruolo ecologico cruciale: le sue praterie, i cosiddetti posidonieti, offrono rifugio a numerose specie animali e vegetali, favorendo la biodiversità. Essendo fotosintetica, produce ossigeno, assorbe anidride carbonica e contribuisce a mitigare l’acidificazione degli oceani, oltre a fungere da barriera naturale contro correnti e moto ondoso, contrastando l’erosione costiera. Tuttavia, è una specie fragile, particolarmente vulnerabile a inquinamento e attività umane, e il suo lento ciclo riproduttivo la rende ancora più esposta a deterioramento.
Il mollusco Pinna nobilis, anch’esso minacciato, vive in simbiosi con la Posidonia e popola i fondali a profondità di alcune decine di metri. Specie endemica del Mediterraneo, soffre anch’esso l’impatto delle attività umane e dell’inquinamento.
Il progetto, con un finanziamento di circa 300mila euro, mira a aggiornare i dati scientifici disponibili per valutare lo stato di conservazione dell’ecosistema marino delle Tremiti. La scelta di collaborare con l’Università di Bari è motivata dall’elevata competenza del Dipartimento coinvolto, considerato un interlocutore specializzato nella ricerca ambientale. L’accordo rientra nelle linee guida del Parco del Gargano, che da tempo promuove interventi di studio e monitoraggio degli indicatori ecologici della riserva naturale marina delle Tremiti.



