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QUANDO IL PROMONTORIO PUGLIESE ERA UN’ISOLA REGISTRÒ UN FENOMENO DI GIGANTISMO LOCALIZZATO ED ESTESO AD ALCUNE SPECIE ANIMALI

Antichi mostri del Gargano, Su tutte spicca la Garganornis ballmanni, un’oca gigante che aveva perso la capacità di volare a causa del proprio peso, oscillante tra i 15 e i 22 kg, cioè ben superiore a quello di qualsiasi anatide oggi vivente.

Quando si pensa ai mostri che popolarono la Terra pri­ma della comparsa dell’uomo la mente corre solo ai dino­sauri, ai giganti del mare e ad altre terrificanti creature che agli occhi nostri sembrano uscite dall’allucinata fantasia di H.P. Lovecraft. Sono invece esistiti anche mostri ‘minori’. Alcuni di essi lasciarono il se­gno sul territorio pugliese… Il corso del fiume Candelaro, il cui solco ricalca grosso modo l’immaginaria linea d’unione fra Serracapriola e Manfredo­nia, fa pensare che siano stati i detriti di questa via d’acqua a unire al continente il Gargano, in tempi preistorici un’isola caratterizzata da climi subtropi­cali.

Nello stesso remotissimo periodo quella del Gargano era l’isola più vasta di un arcipe­lago che in Adriatico si allun­gava parallelamente alla costa dal nostro promontorio all’A­bruzzo. – Il passato insulare del Gargano spiega come detto sito abbia registrato un feno­meno di gigantismo localizza­to ed esteso ad alcune specie animali. Su tutti spicca il caso della Garganornis ballmanni, un’oca gigante che aveva perso la capacità di volare a causa del proprio peso, oscillante tra i 15 e i 22 chilogrammi, cioè ben superiore a quello di qualsiasi anatide oggi vivente ; confer­ma Tipotesi la misura ridotta delle ali. I primi resti di Gar­ganornis sono stati scoperti in un sito battezzato dai paleon­tologi ‘Fessura Posticchia 5’, nel territorio di Apricena – Il nome della specie, ‘ballmanni’ onora Peter Ballmann (1941- 2023), lo studioso che per pri­mo si occupò delle specie gi­ganti del Gargano dedicando all’argomento un saggio dato alle stampe nel 1973.

A fare concorrenza al Garganornis in tema di pennuti era la Tyto gigantea, un bar­bagianni che con i suoi novanta centimetri po­teva guardare dall’alto in basso anche l’odier­no gufo reale ; come nel caso della maxi anatra, anche qui la mode­sta apertura alare e il peso (dieci chili) fanno supporre che questo animale avesse perso la capacità di volare; le zampe in compenso erano molto allungate, indicando capacità di corsa discrete.

Dai volatili scen­diamo ai roditori ed ecco una creatura da incubo : la Microtia Magna, o topo gigante, un rodi­tore il cui solo cranio misurava dieci centimetri ; rinunciamo su questa base a calcolare lun­ghezza e peso dell’esempla­re medio. Ballmann include nella lista anche lo Stertomys laticrestatus o Ghiro Gigante. Tutte queste creature vissero sul Gargano nel Miocene, era compresa tra 23 e 5,3 milioni di anni fa e caratterizzata da un clima inizialmente caldo, che favorì la diffusione di foreste e savane, seguito da un raffred­damento. Geologicamente il Miocene ha visto la collisione Africa-Eurasia,che ha sollevato montagne come THimalaya e TAppennino, e la formazione della Rift Valley (vasta frattura geologica che si estende dalla Siria al Mozambico).

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