Rischi corruttivi, appalti spezzatino, disomogeneità procedurali, criticità organizzative: il presidente della Regione Antonio Decaro passa al setaccio le aziende sanitarie della Regione e inizia da alcune anomalie balzate agli occhi dei Responsabili della prevenzione corruzione e trasparenza (Rpct) riuniti per questo. Aver iniziato la legislatura con un disavanzo da 350 milioni di euro da gestire e con il conseguente aumento delle tasse per poterlo sanare almeno in parte, ha spinto il governatore a intraprendere una azione severa verso i meccanismi che portano il sistema a zoppicare.
È l’obiettivo della direttiva trasmessa dal capo di gabinetto Davide Pellegrino e dal segretario della presidenza Nicola Paladino, al dipartimento regionale alla Sanità, ad Asl, ospedali e InnovaPuglia.
Più nel dettaglio: una delle criticità riguarda gli affidamenti sotto soglia. Non tutte le aziende hanno aggiornato i regolamenti interni al nuovo codice dei contratti pubblici e questo, hanno notato, genera il rischio di ricorsi massivi ad affidamenti diretti con frazionamenti anomali degli appalti a vantaggio di specifici operatori.
Altro capitolo riguarda concorsi e assunzioni: d’ora in avanti bisognerà verificare i titoli di studio prima della firma del contratto, esibire la sola pergamena non sarà sufficiente (visto il noto precedente della laurea falsa in Economia di Carmen Fiorella per il concorso in Aeroporti di Puglia).
C’è anche la questione conflitti d’interesse nell’area medica, soprattutto in relazione alla partecipazione dei dirigenti ai comitati consultivi, spesso finanziati da case farmaceutiche.
Con la direttiva si chiedono linee guida uniformi e regole certe per evitare che tali partecipazioni compromettano la composizione delle commissioni di gara a causa del conflitto di interesse maturato dai medici.
Dunque il via libera delle Asl a partecipare deve essere misurato.
Entro 30 giorni il dipartimento Salute dovrà emanare direttive alle aziende e riferire alla presidenza. Tutte questioni che, oltre al lato etico, incideranno in un certo modo anche sulla spesa (si pensi agli affidamenti diretti, ai possibili contenziosi) ma nei prossimi mesi. Non sortiranno effetti, invece, sul problema stringente del disavanzo da sanare entro il 31 maggio con ciò che verrà recuperato dal bilancio autonomo della Regione (circa 120 milioni) e con l’aumento delle addizionali Irpef (le percentuali aggiuntive per ogni scaglione saranno decise nei prossimi giorni). Punto, quest’ultimo, sul quale toma il gruppo di Fratelli d’Italia che aveva anche chiesto una commissione d’indagine sui costi della sanità: «Almeno su questi dettagli – dicono i melomani – avremmo voluto che a informarci fosse direttamente Decaro.
Chiediamo trasparenza: quali sono i redditi interessati dall’aumento Irpef? Quelli sopra i 28mila euro, vale a dire tantissime famiglie, partite Iva del ceto medio? Ed è vero che l’aumento riguarderà un triennio: 2026-2027-2028? Ma perché l’aliquota sarà spalmata su tre anni ci sarà un prelievo costante per tutti e tre gli anni? In questa seconda ipotesi vorremmo capire le previsioni per prossimi anni».
A replicare sono i capigruppo di maggioranza, Stefano Minerva (Pd), Giuseppe Fischetti (Prossima), Maria La Ghezza (M5S) e Ruggiero Passero (Per la Puglia): «Nel 2027 mancheranno 7,1 miliardi di euro, nel 2028 10 miliardi, nel 2029 saranno 13,4. Trenta miliardi di buco che il governo Meloni sta scavando nella sanità pubblica nel triennio 2027-2029 come certifica l’istituto Gimbe. Le Regioni – dicono – avranno due sole strade: tagliare le prestazioni o alzare le tasse. Pagheranno i cittadini, in entrambi i casi».
D presidente della commissione Bilancio, Ubaldo Pagano, invece, riprende le parole dell’assessore lucano alla Sanità, Cosimo Latronico (Fdl) che; a proposito del disavanzo in Basilicata, spiega «che il Fondo sanitario cresce meno della spesa sostenuta dalle Regioni. Dunque – dice Pagano – ben venga la commissione d’indagine sulla sanità richiesta da Fdl ma inchioderà il governo Meloni».
corrieredelmezzogiorno



