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LA PRIMA CAUSA DI PIETRO GIANNONE. (3° PARTE)

Al quale, per quali detti Domenico Pietro e Gioacchino nelli nomi antecedenti avendo visto,e con maniera in flessione considerato le ragioni che asseriscono al detto Don Domenico Cessa in detto nome previo notato concluso tra i medesimi mediante pubblico istrumento rogato in detta città di Napoli per mano del M.co notaio Giuseppe Tomaiolo della stessa città, la data sotto la data del 3 marzo prossimo caduto del corrente anno1704,hanno fatto perciò legale assenso impetrato una transazione corrente ed accomò che conviene l’assegnamento ,cessione in solidu datione dell’infrascritti corpi e entrate uniti della medesima terra di Vico per liberi e espliciti per la colla piena facoltà d’autorità di esigere e costringere i debitori e fare in ultimo tutto quello che potria fare la Mag.ca università dovendo correre l’insoluta cessione e datione predetta delli corpi e del dal primo settembre del detto caduto anno 1703 in antra e perpetuum di detto clerico Don Giovvantonio Cessa fiduciario come sopra e degli altri successivi in perpetuum di detto fiduciario da primogenito della famiglia e tutto ciò in soldo fatto delli annui ducati 550 ,e per il dì loro capitolo di sopra dovuti da detta università .quali corpi ,beni ed entrade antecedenti e in solidu dati in virtù di questo istrumento di transazione, come sono stati li seguenti antecedenti .In primis l’esigenza nelli  trappeti,che volgarmente si chiama il capo d’olio, quale si fa fare sopra le olive  delli cittadini laici che provengono dalla città di Vico ,e si macinano ogni anno, che per ogni pignatella di olio si pagano cavalli nove che in uno si imposta l’esigenza grana sei e mezzo per ogni staio colle prerogative ,ius e ragioni . che viene essa di fare e esigere le parti solite a pagarsi da trasgressioni li quali pretendessero fraudare detto dovuto.

Giuseppe Laganella