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UN’ALTRA VIESTE (PIÙ INTIMA) TRA BOSCHI, CULTURA, MUSICA E ARTE

Oltre la faccia più nota, il paese garganico ha in serbo per chi ha voglia di cercare numerose risorse alternative alle logiche dell’overtourism.

Per trovare l’altra Vieste, più intima e refrattaria all’over tourism, legatissima alle ricchezze profonde del suo centro storico, del territorio silvano e marino che la cinge, dei suoi tesori archeologici e culturali, bisogna affidarsi alle persone che più amano il borgo garganico dominato dal castello eretto per volontà di Federico II di Svevia. E che «lottano» con la propria testimonianza e fervore quotidiani per preservare e far conoscere questo antico villaggio di pescatori che si estende come una proboscide fino alla Chiesa di San Francesco e custodisce le leggende più ancestrali come quella dell’amore incredibile tra Cristalda e Pizzomunno cantato perfino da Max Gazzè, anch’egli stregato dalla fascino irradiato dal monolite e dalla falesia bianchi. A cominciare da Giuseppe Fasanella, ormai da venti anni la guida per antonomasia tra i segreti botanici della Foresta Umbra ovvero un bosco esteso 11 mila ettari, di cui ha contribuito fortemente a scacciare la nomea di luogo ombroso e pauroso, penetrandolo insieme a scolaresche e viaggiatori altrettanto appassionati di alberi a bordo delle sue jeep e durante le camminate a piedi.

Tra le querce, i lecci e le farfalle insieme a Lucio Dalla

«Questa foresta rappresenta un forziere vegetale senza eguali in Italia per la sua biodiversità – racconta -. Ho imparato a muovermi e sentirmi a mio agio nella faggeta, tra le querce, a riconoscere la presenza degli animali selvatici, che adesso popolano questo sperone coperto per il suo 80% di vegetazione che è il Gargano. Qui le rocce zoomorfe stimolano continui giochi di fantasia, i tronchi delle piante dirute assomigliano a dinosauri di legno. Lungo il Sentiero della tacca del Lupo andavo anche con Lucio Dalla, rincorrendo insieme le farfalle curiose tra i cardi fino al belvedere dal quale si vedono benissimo le prime isole balcaniche». Peppino, come tutti chiamano il fondatore di Agrifoglio Tour, conclude le escursioni didattiche in una piccola fattoria dove cura gli ulivi e gli asinelli con la stessa passione, e fa assaggiare le marmellate ricavate dai suoi alberi di agrumi.

Guttuso e De Chirico tra le torri e il porto

L’estate sta già affollando di imbarcazioni il tratto di costa tra baia San Felice, Pugnochiuso e Vignanotica dove archi, insenature cesellate dal vento e modellate dall’erosione costiera, si susseguono come una sinfonia orografica senza fine. La fragilità del paesaggio e degli equilibri dell’ecosistema marino richiederebbero delicatezza e attenzione rese, però, difficili dall’esigenza di capitalizzare la breve estate: ecco, dunque, che si fanno apprezzare moltissimo anche iniziative diverse, come l’esposizione dedicata a Renato Guttuso nella Torre San Felice collocata proprio sopra l’omonima baia e la mostra che racconta il rapporto di Giorgio De Chirico col Mediterraneo, allestita all’interno del Museo Civico Archeologico Michele Petrone situato nel complesso conventuale della Beata Vergine degli Angeli addossato al porto di Vieste (le iscrizioni messapiche votive dedicate a Demetra e le schegge di selce recuperate laddove si trovavano le miniere preistoriche sono davvero interessanti). «Noi ci portiamo nostro figlio piccolo Gabriele perché si appassioni subito all’arte e alla bellezza espresse da chi ha amato questo territorio anche non essendo nato qui – dicono all’unisono, come del resto cantano e suonano, Grace Falcone e Raffaele Sargenti, che insieme costituiscono il Gracenote Duo, autore di interpretazioni, anche inedite, delle melodie di autore della musica mondiale -. Vieste ispira da sempre i musicisti, perciò abbiamo scelto di abitare proprio di fronte al monolite dentato di Pizzomunno, nostro fedele spettatore di ogni giorno».

La Giudecca ebraica e la cattedrale arabeggiante

Le scoperte, passeggiando per il borgo, sono infinite. Specialmente se si ha la buona sorte di imbattersi in Antonio Traja, il medico del Pronto Soccorso che da quando ha smesso il suo camice bianco non ha mai cessato di raccontare i percorsi più intriganti del centro storico, dalla Cattedrale le cui colonne sfoggiano capitelli corinzi, decorati con motivi zoomorfi e floreali che rivelano chiaramente uno stile arabeggiante, al quartiere ebraico dove le finestre delle abitazioni e alcuni simbolismi architettonici sono tuttora e per fortuna spie di un passato di convivenza da non dimenticare. «Ho iniziato il mio lavoro di medico alle Isole Tremiti, una professione preziosa in questi luoghi allora non così agevolmente raggiungibili, e contemporaneamente ho portato avanti la passione per la storia. I trabucchi, la Chiesa di San Francesco, la necropoli La Salata, i pluviali antichissimi vanno spiegati a tutti questi bambini che vendono le conchiglie sulle scalinate e nei vicoli più stretti, perché siamo chiamati tutti alla trasmissione del sapere».

La fantasia al potere nel Gattarella e la sua pineta

È vero che i bambini di Vieste suscitano tenerezza e gioia, mostrando essi stessi una fiducia verso i viaggiatori forestieri che rasenta la purezza, così come i ragazzini partecipanti alle interpretazioni pubbliche trascinanti delle bande musicali locali o già membri delle confraternite religiose indossando uniformi ancora troppo grandi per il loro fisico. Alcuni si offrono di rivelarti l’ora esatta e l’ampiezza precisa del suo fascio di luce in cui si accende il faro sullo scoglio di Santa Eufemia. Di sicuro, avranno fatto parte della ciurma di Gino Notarangelo, l’avveduto e fantasioso imprenditore e attuale gestore del Gattarella Family Resort, un esempio unico in Italia di compartecipazione dei più piccoli ospiti alla narrazione del territorio garganico. «Iniziò tutto sessant’anni fa con mio padre, il quale senza mai abbruttire il bosco di pini di Aleppo, anzi erigendo le casette per gli ospiti rispettando ogni traiettoria delle radici, ha voluto creare una struttura per famiglie con bimbi piccoli dinanzi all’isola calcarea e alla spiaggia della Gattarella, dando lavoro durante l’estate a moltissimi giovani del posto. In questi ultimi tempi – spiega accarezzando continuamente la mascotte disegnata in base ai suggerimenti dei baby viaggiatori -, io li ho coinvolti sempre di più nei giochi incentrati su esperienze legate al territorio, facendo di questo piccolo gatto una sorta di guida per capire il Gargano, il suo mare, la foresta. Parliamo coi bambini ed essi ci inducono a inventare nuove storie scritte e animate. Per noi si tratta certamente di un business ricettivo ma al tempo stesso pensiamo di portare avanti una missione: attraverso la fantasia e il gioco, i bambini imparano ad amare la natura».

corrieredellasera